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Nella trattativa perfetta lo sconto non esiste

Continuiamo a trattare il tema del prezzo e delle dinamiche che lo caratterizzano durante le fasi di vendita di un prodotto o servizio.

Partiamo da un primo presupposto fondamentale:

Il cliente fa il suo gioco, sempre.

Se tu vendi e lui compra devi capire che siete seduti ai lati opposti del tavolo.

Non siete due amici al bar.

Tu sei al tavolo per vendere e lui per comprare.

C’è un conflitto di interessi di fondo che caratterizza qualsiasi trattativa.

Ammesso e non concesso che chi compra desideri proprio la tua soluzione, se anche fosse così il cliente ha l’interesse a comprare ciò che vendi al miglior prezzo, il che per lui significa con il massimo dello sconto possibile mentre per te lo sconto ideale da fare è zero.

C’è o no quindi un conflitto di interessi? Direi di sì.

Attenzione: lungi da me insinuare che ci sia uno scontro tra le parti o che l’atmosfera della trattativa debba essere quella di un conflitto a fuoco. Guai se fosse così.

La situazione ideale da ricercare è sempre di tipo win – win. Deve vincere il cliente e anche il fornitore.

Semplicemente sto evidenziando il fatto che esiste per sua natura, nel contesto di una compravendita, un conflitto di interessi sul tema del prezzo.  È evidente che ciò che vuole il cliente non è ciò che vuoi tu, venditore.

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Fatta questa doverosa premessa cerchiano di arrivare al punto centrale del ragionamento.

Il titolo del post parla di trattativa perfetta.

Più che trattativa direi che il termine più idoneo sarebbe “situazione ideale di vendita”.

C’è poco da inventarsi, non aspettati nelle prossime righe la ricetta magica.

Affinché si possa arrivare alla situazione ideale, quella a cui tutti i venditori ambiscono, ovvero quella per cui il cliente non chieda neppure lo sconto e semmai lo facesse l’unica risposta che potrebbe ottenere è un bel NO, ci si deve trovare in un contesto di FORZA CONTRATTUALE PREDOMINANTE. Quella per cui comanda chi vende e non chi compra.

Di nuovo attenzione: raggiungere questa condizione non è assolutamente impossibile. Anzi, è molto più fattibile creare questo tipo di contesto di quello che solitamente si possa pensare.

È chiaro che l’artefice di questo risultato è principalmente un reparto dell’azienda: IL MARKETING.

Arrivare a questa soluzione significa che sono stati raggiunti due obiettivi:

  1. Il cliente SENTE di avere un problema / desiderio per cui HA DECISO DI AGIRE per risolverlo / colmare il gap del bisogno.
  2. Il cliente ha deciso che la soluzione migliore, tra tutte quelle da lui valutate, è quella che offriamo noi.

Come puoi ben vedere ci sono due situazioni chiave che devono coesistere per poterti trovare, durante la vendita, nella situazione ideale di cui parlavo in apertura di articolo.

La seconda situazione deve arrivare successivamente alla prima.

Il lavoro del venditore è quello naturalmente di pilotare la cosa, di far scendere il cliente nel funnel di vendita affinché i due obiettivi vangano raggiunti.

Di nuovo. Il cliente deve avere:

  1. CONSAPEVOLEZZA del problema e volontà di AGIRE
  2. PREFERENZA della nostra soluzione

Il sistema MARKETING / VENDITE dell’impresa deve conseguentemente lavorare strategicamente su questi due livelli.

Il primo è funzionale a far capire al cliente che deve AGIRE SUBITO per risolvere il suo problema.

Per raggiungere l’obiettivo vanno evidenziati i costi del non agire, vanno individuati tutti i vantaggi dell’intervento immediato e gli svantaggi di rimandare l’intervento.

Il cliente deve essere convinto che la situazione si aggraverà nel caso di non intervento.

Ricordiamoci che nel B2B lo stimolo all’azione è dato più dai problemi che dai desideri.

E che la PAURA è il sentimento più forte da stimolare per spingere all’azione.

Il secondo livello è successivo al primo. Dopo che il cliente si è convinto che deve AGIRE SUBITO deve essere convinto che tra le soluzioni a lui disponibili quella da noi offerta è la migliore. E qua torna in gioco il marketing strategico con il POSIZIONAMENTO DIFFERENZIANTE.

Se è stata fatta una buona analisi della concorrenza ci si presenterà al tavolo con:

  • un prodotto unico, diverso dagli altri;
  • un prodotto con dei vantaggi competitivi percepiti dal cliente;
  • un’offerta non disponibile agli altri player.

L’ideale in questo caso è vendere SISTEMI E SOLUZIONI e non prodotti o servizi.

Usare i marchi per valorizzare al massimo la propria offerta è un must.

A qualsiasi tentativo di confronto con altre soluzioni, da parte del cliente, la risposta deve essere: “sta confrontando le mele con le pere, non è possibile”.

Desidero essere contattato e fare il check up GRATUITO della mia impresa.

Ricordiamoci che offrire ciò che gli altri non offrono significa alzare l’asticella.

Non è pensabile raggiungere questo livello di differenziazione a costo zero per chi vende.

Che si tratti di una garanzia che gli altri non hanno, che sia un livello di assistenza e post vendita ai più alti standard di mercato, che si parli di altri servizi correlati, bisogna entrare nell’ordine di idee che tutto ciò ha un costo.

Ecco perché, anche per questo motivo, vendere soluzioni PREMIUM diventa quasi imprescindibile.

Ma una soluzione diversa e dall’alto valore percepito non può che essere premium, sarebbe stupido posizionarla ad un livello di prezzo inferiore rispetto la parte più alta della scala del valore.

Concludendo, quando il cliente vuole risolvere il suo problema attraverso la nostra soluzione, perché ritiene che sia la migliore del mercato per il suo caso specifico, in che condizione si trova?

Potrò chiederci lo sconto?

Anche si ma che risposta saremo in grado di dare?

“NO caro cliente, posso agevolarti qua qua e qua per dimostrarti flessibilità e vicinanza ma quello è il budget. Noi, da quel punto di vista, non facciamo gli sconti”.

Ora prova a pensare alla tua azienda e a ciò che vendi.

  • Quanto sei distante da questa situazione?
  • Quanto sei forte in trattativa e puoi permetterti di assumere questo atteggiamento?
  • Il cliente ti chiede spesso lo sconto?
  • La tua soluzione è diversa dalle altre e assume un valore percepito dal mercato superiore rispetto a quello che offrono gli altri player?

Ottenere una situazione di PREDOMINANZA COMMERCIALE è possibile, sempre, purché ci sia un grosso lavoro di marketing a monte antecedente le attività sales.

L’effetto desiderato si ottiene grazie ad analisi e successive decisioni strategiche.

Il POSIZIONAMENTO DIFFERNZIANTE la fa da padrone.

Senza elementi di diversità forti rispetto alla concorrenza la partita va a favore degli altri partecipanti alla gara. Praticamente sempre.

Pensi ti serva aiuto?

Non perdere altro tempo.

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Altrimenti rischi di buttare vi i soldi che spendi per promuoverti.

Obiezioni e resistenze in vendita: ecco come affrontarle

Sono reduce da un webinar sulle obiezioni che ha avuto molto successo e quindi intendo produrre anche un post che vada a sintetizzare i concetti che riguardano il tema.

Le obiezioni e le resistenze sono aspetti della vendita che vanno affrontati con grande abnegazione se si desidera avere una maggiore efficacia nel contesto di una trattativa commerciale. Non esiste infatti processo di vendita che non sia caratterizzato da un certo numero di obiezioni e resistenze fatte da parte di chi deve acquistare e quindi chi fa il mestiere di venditore deve essere assolutamente preparato ad affrontare questo tema.

Obiezioni e resistenze sono quelle forze contrarie al processo di vendita e caratterizzano l’atteggiamento dell’acquirente che per sua natura tende spesso a respingere e rimandare l’acquisto. Nella vendita B2B inoltre, gli elementi di razionalità, che frequentemente sovrastano quelli del desiderio, determinano un allungamento del ciclo di vendita caratterizzato alle volte da un discreto numero di obiezioni.

Nonostante la presenza di obiezioni e resistenze all’interno di un processo di vendita sia l’assoluta normalità, riscontro ad oggi moltissime imprese che non organizzano la propria formazione commerciale sviluppando un capitolo totalmente dedicato alla gestione di questi eventi e preparando i propri uomini di vendita in maniera adeguata al fine di poter affrontare senza problemi questi ostacoli.

La prima cosa che devi fare, se vuoi affrontare al meglio il tema delle obiezioni, è quello di aprire un file, nominato OBIEZIONI appunto, nel quale inserisci tutta la documentazione necessaria da produrre per gestire in maniera organizzata la faccenda.

Una prima riflessione da fare è quella sulle persone che incontrerai durante il tuo processo di vendita. Ad esempio, se vendi software gestionali la tua vendita implicherà l’incontro ed il confronto con più interlocutori all’interno dell’azienda acquirente che hanno ruoli e obiettivi diversi nei loro processi di acquisto.

Sarai costretto infatti ad incontrare il CEO,  l’IT manager, il marketing manager ed il responsabile degli acquisti. Figure diverse, problemi diversi, esigenze e bisogni diversi, modalità di acquisto diverse e conseguentemente obiezioni e resistenze diverse.

La conoscenza analitica delle buyer personas all’interno del proprio il processo di vendita è assolutamente fondamentale.

Preparare la propria azienda con un adeguato step formativo, dedicato gli uomini di vendita all’interno del contesto delle obiezioni, significa studiare analiticamente quelle che vengono sollevate dalle singole persone che si incontreranno durante la vendita dei propri prodotti / servizi.

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Un altro grande concetto che desidero esprimerti è LE OBIEZIONI SONO SEMPRE QUELLE.

Le obiezioni non sono infinite, anzi sono un numero limitato, e sono sempre quelle.

Se vogliamo parlare di numeri posso azzardare dicendo che sono identificabili 15-20 obiezioni per ogni azienda.

15-20 obiezioni sono un numero che caratterizza certamente l’80% delle situazioni commerciali delle imprese. Non stiamo parlando quindi di un tomo infinito e pieno di possibili ostacoli al tuo processo di vendita.

Il tuo compito a questo punto è quello di IDENTIFICARE TUTTE LE OBIEZIONI e metterle per iscritto, nero su bianco.

Il miglior modo per raccogliere le obiezioni è quello di intervistare la rete di vendita attraverso un questionario da veicolare a tutti i venditori coinvolti nel processo.

Sono loro infatti che incontrano quotidianamente i clienti e affrontano day by day le obiezioni che il mercato pone loro.

Una volta che hai raccolto tutte le obiezioni, che ti consiglio di acquisire separatamente venditore per venditore, devi dividerle e ordinarle per tipologia di contesto nel quale si inseriscono.

Le obiezioni più frequenti sono quelle legate al prezzo, ai competitor, al rischio dell’acquisto, alle conseguenze derivanti dall’acquisto, ai rischi del post vendita, alle caratteristiche del prodotto / servizio che vendi.

Devi inoltre dividere le obiezioni per le fasi di vendita che affronteranno i tuoi commerciali.

Il ciclo di vendita si divide in più fasi a seconda che l’opportunità sia più o meno avanti all’interno del tuo funnel di vendita.

In sostanza ti sto facendo capire che il lavoro da implementare è assolutamente certosino e analitico ma non infinito nei tempi da doverci dedicare.

Desidero essere contattato e fare il check up GRATUITO della mia impresa.

Un’altra grande verità è che all’interno del processo di vendita ci sono OBIEZIONI VERE E FALSE.

Il cliente spesso reagisce agli stimoli della vendita con frasi ed esternazioni che non rappresentano nella maniera più assoluta la verità di ciò che pensa.

Espressioni del tipo “ci devo pensare”, “è troppo caro”, “ho delle offerte migliori rispetto alla tua” sono tutte frasi che non rivelano i veri motivi per i quali un cliente sta pensando di non acquistare da te o sta rinviando la decisione.

Tutte queste situazioni vanno decodificate ed affrontate nella maniera più adeguata per poter ambire a chiudere la vendita.

Facendo un lavoro adeguato di analisi di tutti questi feedback dovrai preparare le contro obiezioni e le argomentazioni che possano convincere il cliente abbattendo le sue barriere che ostacolano il percorso verso la firma del contratto.

È fondamentale in questo senso IL SUPPORTO CHE IL MARKETING DEVE DARE ALLE VENDITE preparando le documentazioni e le “pezze d’appoggio” affinché l’attività del venditore sia facilitata; testimonianze e materiali di marketing dedicati devono rappresentare delle ottime argomentazioni che abbiano l’obiettivo di annullare tutte le obiezioni dei clienti.

Ricordati che per concludere la vendita tutte le obiezioni devono essere eliminate attraverso risposte convincenti, altrimenti il contratto non verrà siglato.

Una volta che hai preparato al meglio i materiali e le argomentazioni per gestire al meglio la maggioranza delle obiezioni identificate, provvedi ad inserire tutti questi contenuti all’interno del REGISTRO DELLE OBIEZIONI.

Il registro delle obiezioni e un file; puoi lavorare in Excel o in Word ma crea un documento scritto all’interno del quale tutte le obiezioni, codificate come prima abbiamo detto, vengono inserite ordinatamente.

Se poi vuoi fare un vero e proprio salto di qualità il consiglio è quello di implementare delle piattaforme FAD (formazione a distanza) che sono null’altro che siti web dedicati alla veicolazione e allo scambio di contenuti e materiali all’interno di una rete di vendita, attraverso l’uso della rete internet.

Utilizza ciò che la tecnologia ti permette di fare, anche a costo zero.

Un canale privato Telegram, ad esempio, ti costa zero e può essere un ottimo modo per lo scambio di informazioni in tempo reale da parte dei tuoi commerciali. Questa è una buona idea per condividere all’interno di una rete vendita situazioni che sono comuni tra tutti gli uomini che ne fanno parte. Non ci sono obiezioni di Mario che non possono servire a Toni o viceversa.

Lo stimolo di oggi vuole essere quindi quello di lavorare in maniera organizzata per preparare il tuo team di vendita ad affrontare le obiezioni quotidiane.

  • Quanto preparata in tal senso è la tua impresa?
  • C’è chiarezza di quali siano le obiezioni che ti pone il mercato e c’è organizzazione nell’affrontarle?
  • C’è coordinamento tra tutte i venditori e rispondono allo stesso modo agli stimoli del mercato?

Se hai qualsiasi dubbio in merito non aspettare. Le cose possono solo che peggiorare!

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Analizzeremo lo stato dell’arte della tua impresa, la sua organizzazione e alzeremo lo standard organizzativo.

Anche io investirei 100K se fossi sicuro che tornassero

“Anche io investirei 100.000 euro se fossi sicuro che tornassero”.

Questa è una frase che mi ha detto un cliente la scorsa settimana, durante una conversazione telefonica.

Stavo chiacchierando con lui e parlavo di alcuni investimenti che farà la nostra agenzia il prossimo anno.

E gli spiegavo che tra Google e social network il budget che stiamo definendo in queste settimane si aggira attorno ai 100K. La risposta del cliente è stata quella che ti ho riportato sopra.

Vorrei in questo post approfittare di ribadire alcuni CONCETTI SACRI relativi agli investimenti in marketing, che ritengo possano essere ancora più opportuni visto che ci stiamo avvinando alla fine dell’esercizio.

Li vado ad esplicare in maniera chiara, sintetica e ferma.

  1. IL MARKETING DEVE AVERE UN BUDGET COSTANTE, PARI AL 3 / 5% DEL FATTURATO DI UN’IMPRESA. VITA NATURAL DURANTE.

Molte imprese italiane sono ancora oggi in grande difficoltà. Tante di queste tra un po’ di anni avranno terminato di essere in difficoltà. Semplicemente perché non ci saranno più…

Cosa accomuna la maggioranza di queste imprese? Tra tutti i problemi che hanno ce n’è uno che le accomuna: mancano gli investimenti nel marketing. Non ci sono.

In sostanza l’azienda ha un bilancio che nella voce dei costi non riporta alcun centro di costo riconducibile in qualche modo al marketing.

Quale dovrebbe essere il comportamento di un’azienda virtuosa?

Cosa dovrebbe fare un’impresa attenta al marketing?

Dovrebbe disporre di un budget per le attività di marketing. Sempre. Non quindi in momenti particolari della vita dell’impresa. Sempre.

Se fatturi 1 milione devi disporre i 50K all’anno. Se ne fatturi 2, 100K. 5% secco sul fatturato.

Un’impresa che fattura 1 milione all’anno, e 5 in un quinquennio, che risultati può ottenere se nello stesso periodo investe 250 mila euro nel marketing?

Non serve essere scienziati per capire che quantomeno puoi disporre di risorse strategiche per la creazione di un sistema di acquisizione e mantenimento dei clienti (a queste serve il marketing, ricordiamocelo).

  1. IL MARKETING NON È UNA SCIENZA ESATTA. NECESSITA DI TEST E SPERIMENTAZIONE.

La frase che ha detto il cliente e che ti ho riportato nel titolo del post è anche accettabile dal punto di vista del ragionamento. Manca un pezzo però. La nostra azienda da sempre investe nel marketing per sé stessa. E se oggi investe dei budget con una consapevolezza dei ritorni che essi possono determinare è grazie ai moltissimi quattrini “buttati”, ovvero utilizzati per fare test, fare esperienza sul campo, provare e riprovare campagne, messaggi, strumenti.

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Oggi con Google, Facebook, Linkedin, Youtube, solo per citarne qualcuno dei più importanti, un’impresa ha molteplici opportunità di promozione. Il problema è che non c’è il libro della verità e delle ricette del marketing che funziona. Tutti questi strumenti ti offrono innumerevoli modi per testare soluzioni di marketing digitale, nel caso di specie. E, alla velocità della luce, te ne offrono sempre di nuovi.

Anche per un’agenzia come la nostra, che vive di questo, alle volte è veramente difficile star dietro a tutte le opportunità. Ci sono delle risorse umane che testano continuamente e sperimentano cambiando poco o tanto nelle campagne in corso.

Il messaggio che voglio dare quindi è che non solo il marketing non è una scienza esatta ma anche il fatto che per ottenere una situazione di “stabilità” nella generazione di risultati oggettivi è imprescindibile passare per prove, test, campagne “a rischio”.

Il che significa che una parte del denaro investito viene “bruciato” in queste attività. Non c’è nessuno di chi ha successo nel marketing che potrà dirti il contrario.

Tutti i marketers investitori sanno benissimo che ideare, testare, ottimizzare, re-ideare e ri-testare è il ciclo continuo che non ha tappe diverse.

  1. NON ESISTE IL MARKETING LOW COST.

C’è ancora troppa confusione e ci sono troppi millantatori.

Se pensi che Facebook sia il LIDL dei social network ti sbagli di grosso.

Tutte le metriche parlano chiarissimo.

Devi sponsorizzare i post affinché “arrivino” ai tuoi fan. Prima non serviva.

Se pubblichi un post nella parte organica del social verrà visto dal 10% dei tuoi follower. Prima era il 30%.

Il costo per click medio in adwords è in costante aumento, anno dopo anno, in tutti i settori di business.

Se pensi che il marketing possa essere low cost ti sbagli di grosso.

Prova e vedrai. Investi poco, e poi ne parliamo.

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Il marketing si fa con i soldi, quelli veri. Non (ancora) con i bitcoin. Servono gli euro oppure i dollari. Ma servono le carte di credito che pagano il conto ogni santo mese. Le fatture arrivano dall’estero e devi pure pagare il tuo commercialista per le pratiche intrastat che (forse ancora per poco) deve fare per la tua azienda.

Non ci sono scorciatoie, le regole sono uguali per tutti.

Il marketing low cost non esiste.

  1. CI VOGLIONO ANNI PER AVERE UN MACCHINA (QUASI) PERFETTA.

Affidarti a consulenti o agenzie conviene. Se hanno un’esperienza operativa dimostrabile e non sono nati ieri.

Conviene perché hanno un panel di campagne ed esperienze che un’impresa non ha. Gli errori fatti per gli altri vengono messi a fattor comune e permettono di abbattere i rischi per il cliente che verrà.

Ma non deve passare il concetto che un’impresa che parte da zero o quasi, investe due soldi e schizza alle stelle. Perché così non è.

Ci vogliono anni per creare un Brand.

Ci vogliono anni per creare un sistema che funziona a prescindere dalle persone.

Ci vogliono anni per cambiare le abitudini di lavoro di chi ha sempre lavorato con certe regole.

Chi dice il contrario è un millantatore.

Diffida dai millantatori.

  1. IL MARKETING È UN INVESTIMENTO. E COME TALE DEVE PRODURRE RITORNI MISURABILI.

Non si discute che i soldi investiti nel marketing sono un investimento.

E quindi devono tornare.

I ritorni delle azioni di marketing devono essere tangibili, misurabili, oggettivi.

Azioni che non portano a risultati misurabili vanno bannate.

E fuori discussione il fatto che si parli di azioni > reazioni.

Il marketing è la causatività delle vendite.

  1. ANCHE QUANDO SEI A BUON PUNTO DEVI ESSERE PRONTO A RICOMINCIARE DA CAPO.

Non puoi “sederti” mai.

Anche se fai marketing da anni nella tua impresa devi sempre ricominciare quasi da capo.

Sperimentare, alzare l’asticella, provare nuove soluzioni.

Non esistono programmi che durano in eterno e che puoi eseguire identicamente per anni aspettandoti gli stessi risultati.

È chiaro che tutto è molto più facile per chi implementa da anni piani di marketing.

QUESTI SONO I CONCETTI CHIAVE che vanno espressi con grande vigoria quando si parla di marketing.

Tutti vogliamo investire 100K e vedere che tornano con gli interessi.

Altrimenti saremmo degli scemi.

Ma il giochino è un po’ più articolato e non può essere banalizzato.

La bacchetta magica ce l’aveva il Mago Merlino.

I miracoli li faceva qualcun altro.

Il marketing, fatto seriamente, produce risultati tangibili. Sempre.

A condizione che vengano applicate le regole di cui sopra.

A buon intenditor…

 

P.S

Stiamo entrando nelle ultime settimane dell’anno.

Stai scrivendo il tuo marketing plan?

Hai le idee chiare?

Hai un budget da investire?

Se hai dei dubbi puoi risolverli facilmente.

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Non arrivare a gennaio senza un piano.

Fai in modo che il prossimo anno sia migliore di questo e peggiore del successivo!

“I clienti scelgono il prezzo più basso!” Ok, fai questo test.

Cliente: “I clienti scelgono il prezzo più basso”.

IO: “Non è vero”.

Cliente: È inutile parlare di tutte queste strategie, il cliente sceglie il prodotto che costa meno”.

IO: “Non è vero”.

Cliente: “Puoi lavorare quanto vuoi con il marketing, nel mio settore quello che conta è il prezzo”.

IO: “Non è vero”.

Non una scenetta di Totò e Peppino, ma un esempio di ordinaria conversazione tra il sottoscritto e un imprenditore, venditore o direttore di quelli che quotidianamente incontro in giro per l’Italia.

Quello che mi stupisce è che oramai c’è veramente un’abbondanza di informazioni, in rete soprattutto, che permette a chiunque di rimanere aggiornato su come va il mondo, conoscere le esperienze di terzi e, se qualcuno lo desidera, anche formarsi. Il tutto a COSTO ZERO.

Insomma, non c’è veramente più spazio per la lamentela sulla mancanza di contenuti.

Nonostante ciò LE CREDENZE SONO CREDENZE e non si scalfiscono nemmeno con qualche milione di parole, articoli, documentazioni, anche se di casi pratici di vita quotidiana.

Una delle credenze maggiormente presenti nella mente degli imprenditori e anche, ahimè, in quelle di chi è in prima linea a vendere, è quella che io chiamo SCHIAVITÙ DEL PREZZO.

Si tratta di una delle credenze assolutamente ancora radicate nella cultura delle persone che fanno e vivono l’impresa e contemporaneamente tra quelle più gravi e dannose per chi deve vendere.

La credenza di cui sto parlando è quella per cui SE NON HAI IL PREZZO PIÙ  BASSO NON VENDI. Perdi la partita contro il mercato. Nel quale, conseguentemente, chi ha il prezzo più basso vince il game, è il campione della categoria, può aspettarsi un futuro roseo davanti a sé.

Questa credenza è veramente presente in moltissimi imprenditori ma ancor di più nei venditori che non avendo una preparazione adeguata devono pur trovare UN ALIBI PER I PROPRI INSUCCESSI. Ed ecco che il prezzo è il più semplice, facile, a portata di mano e applicabile per chi dovrebbe vendere ma non vende.

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“Perché non è andata a buon fine quell’offerta?”

“Il prezzo era troppo alto”.

“Come mai quel cliente non compra più da noi?”

“Ha trovato un fornitore che gli faceva uno sconto maggiore”.

Questi sono spaccati tipicissimi di conversazioni tra direzione commerciale e i suoi venditori.

C’è solo un problema: quasi mai quelle risposte sono corrette. Quasi mai quella è la verità.

Lascio un quasi perché non vengo qua a dire che il prezzo conti nulla. Il prezzo conta. Quasi nulla.

Il prezzo in una trattativa commerciale conta quasi nulla.

Questa è la frase giusta ma, per l’onestà intellettuale che mi contraddistingue, pongo il piano della riflessione ad un livello un po’ più basso.

Mettiamola così, in questo approfondimento di oggi, il prezzo in una trattativa commerciale ha un suo peso ma senza ombra di dubbio nell’economia di una trattativa commerciale non deve essere il più basso tra quello nelle mani del cliente.

La situazione a cui deve ambire un’impresa è quella di vendere sempre ad un prezzo PREMIUM ovvero RISULTARE I PIÙ CARI DELLA CATEGORIA.

Nonostante questo sia l’assetto strategico più corretto per un’impresa, ovvero la situazione a cui non solo ambire ma anche concretamente posizionarsi nel mercato, attraverso un marketing che si esprima tutto in questa direzione, ci sono (in kili) tonnellate di commerciali che questo principio non l’hanno interiorizzato e soprattutto non sono preparati per vendere un prodotto premium e un’azienda premium.

Quindi sto dicendo che ci sono nel mercato moltissimi venditori di così basso livello che non sono idonei a lavorare per l’impresa di cui hanno un qualsivoglia tipo di mandato.

Perché non sanno vendere e quindi ancor di più non sono in grado di vendere un prodotto PREMIUM.

Quando presentano un’offerta a un cliente e arrivano a discutere degli economics della stessa iniziano a:

  • Ridurre il tono della voce;
  • Non guardare più il proprio interlocutore negli occhi;
  • Rannicchiarsi e occupare meno spazio.

Insomma, facciamola breve: HANNO PAURA!

Paura del prezzo, paura di dire che sono i più cari, paura di perdere la trattativa.

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Oggi non parliamo di come risolvere il problema, il che richiede mettere in piedi un sistema che lavori prima sul marketing e poi sulle vendite dell’impresa, ma di come poter fare un semplicissimo test che sgretoli queste convinzioni malefiche in capo ad ancora troppe persone.

Ingredienti.

  • Azienda con rete vendita (da uno a cento venditori non cambia);
  • Direttore commerciale / Titolare (in sostanza il direttore della truppa);
  • Una settimana di tempo;
  • Volontà a sperimentare.

Affinché l’esperimento funzioni è fondamentale che chi lo propone (quindi il direttore commerciale o l’imprenditore stesso) sia immune dalla SCHIAVITÙ DEL PREZZO. Lui la credenza negativa non deve avercela, anzi gli deve venire l’orticaria al solo pronunciamento della patologia del secolo.

L’esperimento consiste nel prendere il soggetto ammalato di schiavitù del prezzo e dirgli:

“Senti caro Pippo, tu sei quello che sostiene che non vendiamo a causa del prezzo. Siamo sempre più cari di qualcun altro che ha un prezzo più vantaggioso del nostro. E perdiamo la vendita.

Poiché sono qua per aiutarti e voglio andarci fino in fondo a questa storia ho pensato di darti una mano e di accogliere i tuoi desiderata.

Per tutta questa settimana tu avrai a disposizione i prezzi più bassi del mercato.

Con chiunque tu competa, sei autorizzato ad offrire un prezzo più basso. Non importa se l’azienda su quella commessa ci perderà dei soldi, perché voglio rendermi conto di quanto importante sia il pricing per vincere la competizione nel nostro mercato.

Tutto ciò però puoi adottarlo ad una condizione. Ovvero che tu pattuisca col cliente, ex ante, ovvero prima di presentare la nostra offerta, il fatto che lui avrà le condizioni di prezzo migliori e se le avrà firmerà il contratto con noi, e farti dare il suo OK. In sostanza mi aspetto che tutte le offerte che prima avresti perso a causa del prezzo, e quindi nel nostro CRM sono esitate con un KO – PERSA PER PREZZO, diventino OK – VINTA, visto che in questo modo risolviamo in toto il problema. Vai e spacca, ci vediamo tra una settimana”.

Ti è chiara la ratio del test?

Se prima perdevi un’offerta per il prezzo, se un tuo commerciale riporta il problema del pricing, se il cliente obbietta la tua offerta e la butta sul vil danaro, hai sempre questa opzione per capire quale sia la VERA REALTÀ.

“Ok ti faccio 1 euro in meno. Firmi subito?”.

Ripeto: “Firmi subito se ti sconto l’offerta più bassa che hai in mano?”.

Scommettiamo che ne vediamo delle belle?

Scommettiamo che, guarda caso, spuntano tutta una serie di altre obiezioni e resistenze che nulla hanno a che fare col prezzo?

“Ma dai? Ma scusa non era il prezzo ciò che ti serviva?

Non volevi il prezzo più basso per competere al meglio e vincere contro tutti?

Te l’ho dato, avevi ciò che mi hai chiesto, come mai non sei tornato con un malloppo di contratti?”

Consiglio finale. Questo test non è una barzelletta. Io l’ho fatto. Anche parecchie volte. E quindi so benissimo cosa succede. Il consiglio che ti dò è quello di farlo, realmente, con chi in vendita pensa veramente che il prezzo sia l’unica cosa che conta. Tanto più alta è la febbre in chi è ammalato di schiavitù del prezzo e tanto più il test è indicato. Alternativamente, se la situazione nella tua impresa non è così grave, tieniti il più lontano che puoi dalle logiche del prezzo.

Quello che deve fare un’impresa, con il marketing, è realizzare un’offerta non paragonabile, diversa da quella dei competitor, per la quale il prezzo non sia un elemento di confronto e… non sia trattabile.

Questo è ciò che noi facciamo quando implementiamo uno dei nostri SISTEMI MARKETING E VENDITE.

Come sono i tuoi uomini di vendita?

Quanto le tue personali convinzioni sono vicine a quelle che sopra ho illustrato?

E quelle dei tuoi uomini?

Se nella tua impresa chi vende ha paura sei finito. E l’azienda è in grave pericolo.

Se pensi che uno degli esempi (negativi) che sopra ho fatto caratterizzi uno o più elementi nel team della tua impresa devi intervenire immediatamente. Abbiamo terapie dedicate e sale attrezzate per la dialisi commerciale e ci stiamo attrezzando per i primi trapianti di cervello.

Chiama ora l’800-123784 oppure riempi questo form.

P.S. Sul trapianto del cervello siamo quasi pronti. Continua a seguire il blog che seguiranno aggiornamenti specifici.

In vendita focalizzati sul valore e non sul prezzo

valore vendita ippogrifo

Ieri sono stato contattato da un cliente che ha voluto fare un punto con me prima di preparare un’offerta per un suo cliente. Quella conversazione mi ha dato lo spunto per il post di oggi perché è perfetta per introdurre il CONCETTO DI VALORE.

Il nostro cliente è uno spedizioniere e nel caso di specie si parlava di una quotazione che avrebbe dovuto preparare per un trasporto nel mercato algerino. Si trattava di 5 container per un prezzo stimato della fornitura di circa diecimila euro.

Un particolare interessante della conversazione con il mio cliente è stato il fatto che lui mi ha segnalato che il suo interlocutore lo aveva informato di aver già nelle sue mani qualche altro preventivo, focalizzando quindi il dialogo quasi da subito su un aspetto legato al prezzo.

Chiacchierando e approfondendo le tematiche legate alla quotazione da preparare, una delle prime domande che ho fatto è stata: Quanto vale la merce trasportata? La risposta è stata: “Circa  un milione di euro”.

Ora, qual è l’incidenza di diecimila euro su un milione? L’ 1%. Ovvero nulla.

Ma quanto è importante la spedizione della merce per il cliente del nostro cliente e QUANTO PUÒ VALERE IL FATTO DI NON AVERE PROBLEMI durante questa fase di consegna del suo prodotto per il cliente finale?

Direi certamente più del 1%, in termini di valore percepito.

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La riflessione che ho posto subito al centro della nostra conversazione è quindi stata la seguente: l’importanza di non avere alcun problema durante il trasporto di merci per un milione di euro e il fatto che l’azione di delivery non generi alcun imprevisto per il cliente finale rappresenta sicuramente un’incidenza, nell’economia dell’intero affare, superiore all’1% del valore complessivo dell’operazione.

Questa considerazione ne introduce una conseguente: una differenza di prezzo, ad esempio del 30%, su una quotazione fatta da un competitor può essere insignificante agli occhi di chi acquista. Perché il suo problema principale non è risparmiare quel 30%, pari allo 0,3% dell’intera operazione, ma avere la certezza che tutto fili liscio.

Il mercato delle spedizioni è un mercato similare a quello delle commodity. E nelle commodity il cliente finale tende a guardare solo il prezzo, per un semplice motivo: ritiene che ciò che gli viene offerto da un fornitore sia uguale a ciò che gli vende un altro fornitore oppure ritiene di acquistare un ingrediente a basso valore aggiunto all’interno della catena del valore.

Ma pensiamoci un attimo: la spedizione fatta con il fornitore A è veramente uguale a quella fatta con il fornitore B? Assolutamente NO! Perché gli spedizionieri, oltre a vendere un risultato (il trasporto), VENDONO UN’ESPERIENZA.

E le esperienze sono uniche, inconfrontabili e diverse da fornitore a fornitore.

Vendere le esperienze, per uno spedizioniere, significa tutto ciò che il suo cliente può vivere prima, durante e dopo la spedizione stessa. Proviamo a vedere nel dettaglio:

  • Analisi dei problemi del cliente
  • Studio di fattibilità
  • Valutazione delle opzioni disponibili
  • Servizi aggiuntivi (assicurazioni, gestione del credito)
  • Servizi di notifica durante il delivery
  • Servizi di post vendita

Durante il processo possono essere molti i cosiddetti touch point con il cliente che acquista il servizio. E possono essere molti, di conseguenza, i momenti nei quali l’acquirente valuta l’esperienza fatta con il fornitore.

Una spedizione può essere valorizzata zero o cento, dipende molto anche da chi la vende.

È fondamentale quindi che chi vende faccia capire questi aspetti e li evidenzi. La focalizzazione nella vendita deve andare sugli aspetti esperienziali del rapporto e sul valore generato. Il tutto PRIMA DI PARLARE DI PREZZO.

Tutti gli sforzi di comunicazione durante le attività di vendita dovrebbero quindi concentrarsi sulla valorizzazione dei motivi per i quali il cliente debba spendere magari un po’ di più rispetto alla media del mercato per avere un servizio che gli altri non hanno (PREMIUM).

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E ricordiamoci che:

fare ciò è tanto più semplice quanto maggiore è il valore complessivo dell’affare che sta gestendo chi acquista.

Esempi come questi capitano moltissime volte. Valgono le stesse considerazioni per i quadri elettrici di un impianto industriale, per le batterie di un’automobile o di un macchinario,  per gli inverter di un impianto fotovoltaico industriale, e potremmo continuare all’infinito.

Ci sono quindi moltissimi mercati nei quali chi vende concentra le sue PREOCCUPAZIONI sulla variabile prezzo e non si focalizza invece sul valore che il suo prodotto o il suo servizio offre al cliente all’interno di un contesto dal valore decisamente più ampio.

Quindi, in conclusione, il concetto che voglio esprimere è il seguente: se vendi un prodotto o un servizio che va a far parte di un “sistema” decisamente più ampio in termini di valore di ciò che vendi tu, in vendita devi portare l’attenzione dell’acquirente sui problemi che lui potrebbe avere se qualcosa non va bene nel “pezzo del sistema” che vendi tu, nonostante il suo insignificante valore economico all’interno del contesto in cui va a finire. E, di conseguenza, devi togliere l’attenzione dell’acquirente dal pricing e portarla sugli elementi differenzianti che, naturalmente, il tuo prodotto / servizio deve avere rispetto ai competitor.

VIA IL FOCUS DAL PREZZO E MASSIMA ATTENZIONE AL VALORE.

Ultima riflessione. Chi ogni giorno è in prima linea, vede negli interlocutori, che quando acquistano valutano solo il prezzo subiscono nel medio periodo, una forte “intossicazione”. Dopo un po’, anche comprensibilmente, il cervello di questo tipo di commerciali si sintonizza con quello dei buyer. Creando una situazione pericolosissima per l’azienda mandante. In questi casi è fondamentale una terapia intensiva di DIALISI COMMERCIALE. Significa disintossicare il venditore. Per farlo, però, il contributo dell’azienda per cui lavora è determinante. E consiste nel dargli a disposizione un prodotto non percepito come commodity ma percepito come PREMIUM. Non scordiamoci questo “dettaglio”.

Anche tu hai i venditori intossicati?

Abbiamo la terapia intensiva pronta per loro.

Ma prima dobbiamo fare un check up dell’azienda (È GRATIS!), per capire quanto anche lei necessiti di aiuto o meno.

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P.S. Grazie Mario per lo spunto di ieri!

P.S. Mario non è intossicato, la sua azienda è una PREMIUM e ha capito quanto il marketing si un asset strategico su cui investire.

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