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Anche i Metallica fanno up sell

Il concetto di UP Sell è estremamente importante per la strategia commerciale di un’impresa.

E oggi te lo voglio spiegare con un esempio molto semplice che ti fa capire quale sia il significato di questa parola.

E voglio farlo approfittando del mio gruppo musicale preferito, i Metallica, che tra poche ore avrò il piacere di rivedere per l’ennesima volta dal vivo, in quel di Bologna, domani sera.

L’UP sell è poco presente nelle strategie di vendita delle imprese italiane.

E invece è una strategia che ti permette di aumentare il fatturato anche di parecchi punti percentuali a parità di clienti serviti.

Lo scenario che caratterizza l’offerta delle imprese può essere diviso per due macro gruppi:

  1. Vendita a progetto – commessa;
  2. Vendita a catalogo.

La prima tipologia implica che l’azienda che vende customizza sempre l’offerta, di volta in volta, sul cliente.

Non c’è un listino di riferimento e ogni volta viene fatto un preventivo al cliente che poi deciderà se accettare o meno l’offerta.

La vendita a catalogo è invece molto più standard.

Ci sono dei prodotti o servizi inseriti in un catalogo con codici prodotto e listino prezzi.

Senza entrare nel merito di aspetti legati alla vendita guidata o meno nei confronti del cliente e di come il fatto che lo sia permetta all’impresa che vende di fatturare molto di più, desidero andare a bomba sul concetto di up sell.

Poche imprese, dicevo, ricorrono a questa strategia, sia che vendano a commessa sia che vendano a listino. E in entrambi i casi, invece, è possibile utilizzare l’up sell.

Fare up sell significa proporre al cliente una o più opzioni per fare upgrade sul prodotto / servizio base.

Il solo fatto di proporre degli “optional” al prodotto base permette a chi vende di incassare di più.

Il concetto di fondo è tanto semplice e banale quanto sotto utilizzato dalle imprese.

Se vendo a 100 clienti il prodotto / servizio PIPPO a 1.000 euro incasserò 100.000 euro.

Se agli stessi 100 clienti propongo qualche altra opzione di upgrade al prodotto PIPPO, al termine della mia campagna vendite avrà fatturato di più.

Solitamente percentuali anche molto interessanti dei clienti accettano l’up selling.

Parliamo anche del 20 / 30%.

Nell’esempio di prima se riusciamo a convincere il 20% dei clienti ad acquistare PIPPO in versione premium, al costo del 20% superiore rispetto alla sua versione base, incasseremo 1.200 euro al posto di 1.000 in ben 20 circostanze su 100.

Alla fine della fiera la campagna con l’opzione di up sell avrà fruttato 4.000 euro in più, ovvero 104.000 al posto di 100.000, pari al 4% in più a parità di vendite effettuate e di clienti serviti.

L’up selling è presente in moltissime situazioni di business, ma in altrettanti casi non viene sfruttato.

Ed è un gran peccato perché c’è un altro grande vantaggio a suo favore. È a costo zero. Perché fare up sell non aumenta i costi del tuo marketing.

Sei mai stato in autogrill? Cosa fa praticamente sempre chi sta in cassa a raccogliere il tuo ordine?

Ti propone il pacchetto colazione o comunque un’opzione di “aggiunta” a ciò che hai richiesto, motivandola con un vantaggio in termini di sconto.

In realtà l’up sell va motivato in questo modo:

“con poco di piùin termini di sovraprezzo su ciò che vuoi acquistarehai molto di più”.

Lo stesso vale al McDonald’s, da Calzedonia, coi biglietti aerei, al cinema, ecc.

E perché quindi non dovrebbe farlo anche un’azienda nel B2B?

L’up sell va progettato sempre, anche se si vendono macchinari industriali da 300K.

L’importante è che venga studiato a tavolino con un numero di opzioni limitate, chiare e di appeal per il cliente, due o tre al massimo aggiuntive al prodotto / servizio base.

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Ma veniamo al titolo del post.

Qual è la strategia di up sell dei Metallica?

Vediamola subito.

Identifichiamo l’oggetto di vendita, stiamo parlando dei biglietti dei live del tour in corso in queste settimane in Europa.

Una volta, se volevi vedere un concerto avevi al massimo due opzioni di acquisto, che differivano per la tipologia di posti disponibili.

Vediamo l’offerta nel 2018.

  1. Prezzo del biglietto per l’ingresso al concerto – posto unico parterre >>>> euro 80
  2. Pacchetto “The Unforgiven Experience”. Consente di vedere il live con opzione a sedere o sottopalco, entrare tramite un ingresso dedicato, ricevere un poster in edizione limitata e un gadget >>>> euro 179
  3. Pacchetto “Whiplash Experience”. Permette di acquistare: la visione del concerto (a scelta, in posto a sedere o sottopalco – in caso di questa seconda opzione è possibile entrare prima per scegliere la sistemazione preferita), ingresso dedicato, possibilità di entrare nella “Sanitarium Rubber Room”. In questo ambiente c’è un bar in cui la prima consumazione è gratis (il resto si paga, ovviamente), una cena a buffet e la mostra “Memory Remains”, un’esposizione itinerante di memorabilia dei Metallica. Poi si ricevono in omaggio un poster limitato e una T-shirt, oltre ad avere possibilità di accedere a uno shop del merchandising dedicato >>>> euro 369
  4. Pacchetto “Hardwired Experience”. Costa davvero molto e prevede: posto a sedere nelle prime due file, riservatissimo; ingresso dedicato; incontro con la band prima del concerto (ma solo 12 fan possono farlo, non di più); foto di gruppo coi Metallica; una scaletta autografata dalla band; accesso alla  “Sanitarium Rubber Room” (tutto uguale al pacchetto precedente, ma al bar si avranno due consumazioni gratis); un poster limitato e una T-shirt in omaggio; possibilità di accedere a uno shop del merchandising dedicato >>>> euro 2.399.

Hai capito l’esercizio?

Dal prodotto base di 80 euro si è arrivati all’opzione più costosa, di 2.399 euro, esclusivissima per soli 12 fortunati.

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Ricordati che IL PRINCIPIO DI SCARSITÀ funziona molto bene anche nel B2B.

Più fai aumentare il prezzo del tuo prodotto / servizio è più deve essere alto il valore offerto dalla tua impresa (ricordati che l’unico parametro di riferimento è il valore  percepito dal cliente); la scarsità lo rafforza, sempre.

E quindi come sei messo con l’up sell?

Lo usi nella strategia commerciale della tua impresa?

Oppure ti limiti a far scegliere il tuo cliente e non offrirgli opzioni aggiuntive in up sell?

Scopri come puoi aumentare il fatturato a parità di transazioni fatte e di clienti serviti.

Il tutto a COSTO ZERO.

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Il vantaggio che otterrai sarà quello di aumentare l’efficacia della tua strategia commerciale e fatturare di più, sfruttando al massimo le singole transazioni con i tuoi clienti

P.S. Secondo te quale pacchetto ho acquistato per vedere i Metallica domani a Bologna?

Anche nella tua azienda le offerte stanno nei PC dei commerciali?

Il detto dice: “la verità spesso sta nel mezzo”.

E se parliamo del mondo dell’impresa e del rapporto tra azienda e uomini di vendita direi che possiamo dire che quasi sempre la verità sta nel mezzo.

Oggi parliamo di come le imprese gestiscono le offerte e di come questo step fondamentale, all’interno di un processo commerciale B2B, faccia acqua da tutte le parti in una percentuale troppo elevata delle PMI italiane.

La verità sta nel mezzo significa che le responsabilità di un’organizzazione commerciale precaria sono da computare in primis all’impresa, ma in secondo luogo a chi di vendita “dovrebbe” campare ogni giorno.

Questa settimana sono entrato, tra le altre, in due aziende italiane, una in Emilia Romagna l’altra in Lombardia. La prima con un giro d’affari di circa 10 milioni di euro, l’altra di 20 milioni. Quindi non proprio nella panetteria sotto casa.

E in entrambe ho riscontrato una delle situazioni peggiori in cui chi fa direzione vendite si possa trovare:

la mancanza dei dati minimi per poter fare uno straccio di analisi dell’andamento commerciale dell’azienda.

In entrambi i casi, infatti, le aziende hanno visione diretta di tutto ciò che accade dagli ordini in poi. Nulla di tutto ciò che accade prima è in mano all’azienda. E di conseguenza non ne è visibile a chi fa direzione commerciale / marketing.

Andando nel dettaglio vorrei evidenziare uno dei dati mancanti in particolare: LE OFFERTE.

Qua non parliamo di lead, censiti per provenienza, associati al commerciale che se ne è fatto carico e di analisi statistiche che partono da lì, ma delle offerte. Dei preventivi.

In sostanza in entrambi i casi le aziende non sanno quante offerte hanno fatto il mese scorso, lo scorso trimestre e così via.

Ma le offerte le fanno oppure no?

Certo che le fanno.

E allora dove stanno?

Stanno nei pc dei commerciali.

Il che significa che uno dei parametri più importanti che dovrebbe essere costantemente monitorato dall’impresa è semplicemente sconosciuto.

Questo tipo di situazione è molto frequente.

Ho riportato gli esempi di questa settimana ma sto citando situazioni assolutamente tipiche nelle nostre PMI.

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Qua è fondamentale rendersi conto della gravità della situazione.

Se sei un imprenditore o un direttore commerciale e ti ritrovi in questa situazione, devi correre immediatamente ai ripari.

Oggi le informazioni sono tutto.

Sono un patrimonio di inestimabile valore per un’impresa.

E non sto parlando di big data. Sto parlando dei basic data.

Ma come fa un’azienda a non avere il controllo e la conoscenza delle offerte fatte al suo mercato?

Vogliamo renderci conto di cosa ciò significa?

Andiamo a vedere gli effetti di una situazione di questo tipo:

  • I commerciali che tengono le offerte nei propri pc portatili quasi mai ne fanno un back up; che succede se il pc si rompe o viene rubato all’autogrill? Tutto perso.
  • Non è possibile fare alcuna valutazione sui rapporti di conversione lead / offerte e offerte / contratti.
  • Non è possibile capire nulla del comportamento del commerciale coinvolto: sta facendo “volantinaggio di offerte” oppure ha una buona sensibilità nel produrre un’offerta?
  • Quante sono le offerte perse?
  • Perché sono state perse?
  • C’è traccia dei follow up sulle offerte?

E potrei continuare per molto ancora.

Non è possibile lasciare a chi fa il commerciale uno spazio del genere. Le offerte sono uno dei quattro principali parametri di marketing e commerciali di un’impresa B2B. Parametri che sono vere e proprie milestone del processo di vendita e che devono essere ultra noti a chi dirige l’impresa.

Rivediamoli un attimo:

funnel

Dei quattro parametri di cui sopra l’impresa deve conoscere tutto. In maniera quantitativa e qualitativa. Per ognuno dei commerciali coinvolti nel processo di vendita.

Non è possibile che al giorno d’oggi chi sia impiegato a fare direzione commerciale debba fare le riunioni per chiedere al singolo venditore come sia lo stato dell’arte nel suo caso:

  • Quante offerte hai fatto?
  • Quali sono?
  • In che stato sono?
  • Quanto pensi di chiudere questo mese?
  • E nel trimestre?

Tutte queste sono DOMANDE DA NON FARE al commerciale.

Semplicemente perché l’azienda si deve dotare di un CRM che dia traccia di questo dato in un attimo e senza dover nulla chiedere al venditore.

Nei casi citati però la situazione è ancora più grave.

Mancano proprio i documenti (le offerte) inviate dai commerciali ai clienti. Mancano le pezze d’appoggio.

Sono documenti ufficiali dell’azienda!

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Altra osservazione.

In una delle due aziende questi documenti, le offerte appunto, sono sempre diverse da commerciale a commerciale.

Ognuno ci mette del suo. E quindi ci troviamo in una situazione per cui:

  • Un’offerta è fatta da Pippo, che è un creativo, quindi è formattata in modalità artistica.
  • Una seconda offerta è fatta da Palla, che è ultra sintetico, ed è fatta di due righe descrittive e un prezzo.
  • La terza offerta è fatta da Toni, che è prolisso, e ha due fogli di chiacchiere inutili.

Ma dico, stiamo scherzando?

Eppure è la verità.

Ultimo aspetto.

Che fare se i commerciali sono pigri e non vogliono registrare le loro attività nel CRM che l’azienda (principio della causatività) avrà messo a disposizione per evitare di trovarsi in questa imbarazzante situazione?

YOU’RE FIRED. Dicono gli americani….

Come è messa da questo punto di vista la tua impresa?

Anche tu ti ritrovi con la rete commerciale di cui conosci solo gli ordini?

Hai un processo commerciale caratterizzato dalla scarsa conoscenza delle informazioni che lo riguardano?

Hai difficoltà a gestire una rete vendita che lavora oggi come lavorava dieci anni fa? (ma con risultati certamente diversi in termini di raccolta…).

Devi essere consapevole che DEVI CREARE IL TUO SISTEMA MARKETING & VENDITE.

Che è un processo lungo, impegnativo e faticoso.

Ma che se non inizi ad implementare ORA e se non avrai in tuo possesso nel minor tempo possibile rischi di uscire dai giochi. Per sempre.

Il rischio è alto.

Un’impresa senza controllo, oggi, va a sbattere. E se succede ci si fa del male.

Se ti riconosci nel problema che ho esposto NON PERDERE ALTRO TEMPO.

Intervieni immediatamente.

Chiama ora l’800-123784 oppure riempi questo FORM.

P.S. quante offerte hai fatto il mese scorso? Se non sai rispondere in tempo reale ti devi preoccupare…

Cosa fare in vendita quando stai per sbattere contro la montagna

Immagina di percorrere una strada libera dal traffico con la tua autovettura.

La strada è diritta, hai la musica di sottofondo e magari sei in dolce compagnia.

La tua meta è un luogo dove passerai un week end di relax dopo una settimana di duro lavoro.

Tutto sta procedendo secondo i piani e fila liscio.

Poi ad un certo punto… BAM!

Un ostacolo improvviso si interpone nel tuo percorso.

Si tratta di una vera e propria montagna, un ostacolo tanto grande quanto imprevisto.

Fortunatamente la montagna si trova ad una distanza che ti permette di fare l’unica cosa utile ed intelligente che puoi fare in questa circostanza, se non vuoi farti male.

Frenare, sterzare e cambiare direzione.

La stessa identica cosa va fatta in vendita quanto ti ritrovi in una situazione analoga.

Di che situazione sto parlando?

Sto parlando dello scontro. Del possibile scontro contro un ostacolo che è equivalente ad una montagna. E quale ostacolo può essere di questa natura durante la trattativa?

Qualsiasi tipo di situazione che ti metta il cliente contro. In maniera evidente.

Questa settimana sono andato a trovare un’azienda con la quale stiamo interagendo per iniziare un rapporto di collaborazione.

Affiancavo uno dei nostri consulenti commerciali in un meeting nel quale ho incontrato 4 persone dello staff del cliente.

Appena mi sono presentato a queste persone ho iniziato a capire da subito chi poteva essere a favore e chi contro al progetto di cui avremmo discusso.

Alcuni segnali, per chi fa vendita da più di vent’anni, sono abbastanza evidenti sin dalle prime battute. Una di queste persone, durante l’appuntamento, si è rivelata un ostacolo ovvero la montagna di cui parlavo prima.

Il primo obiettivo da raggiungere durante un appuntamento di vendita è quello di creare empatia con chi ti sta di fronte. Empatia significa sostanzialmente trovarsi reciprocamente a proprio agio.

Una persona che non ti guarda negli occhi, che sta rannicchiata nella sua posizione, ingessata nella sua postura, che tende a scrutarti in maniera abbastanza corrucciata e che non dialoga con un sorriso sin da subito, va identificata immediatamente come una possibile minaccia.

Durante la prima parte dell’appuntamento in questione, la persona di cui sto parlando era stata totalmente in silenzio. E conseguentemente avevo capito che proprio da lì potevano arrivare dei problemi.

Ad un certo punto, anche stimolata dalle mie domande, il nostro interlocutore ha preso parola ed è accaduto ciò che temevo potesse accadere. La montagna. L’ho vista davanti a me e ho capito che dovevo prendere la decisione alla stregua del driver che vuole portare a casa la pelle.

Dovevo cambiare strada per raggiungere il mio obiettivo.

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Che cosa è successo nel merito?

Le domande che mi sono state fatte erano tendenziose e volevano cercare di mettermi in difficoltà. Andavano nel merito dei nostri modelli operativi facendo delle critiche non costruttive ma finalizzate a metterci in cattiva luce rispetto al resto del gruppo di lavoro. Questo perché la persona di cui sto parlando aveva l’interesse a non farci entrare e a non far passare il progetto. Sostanzialmente, per il ruolo che ricopre in azienda, ci vedeva come una minaccia.

Avevo chiaro davanti a me l’ostacolo, la montagna.

L’errore da non commettere mai in questi casi è pensare di essere più forti di madre natura.

Pensare di poter continuare il percorso, andare dritti, e maciullare la montagna. Sconfiggerla.

Non va fatto, ne usciresti con le ossa rotte.

Ora, con l’esperienza ed il carattere che ho avrei certamente preferito, durante il meeting, rigare diritto e buttare giù la montagna a colpi di bazooka.

Tradotto, assumere l’atteggiamento del marchese del grillo e zittire il mio interlocutore a suon di argomentazioni.

Ma cosa avrei ottenuto?

Certamente avrei vinto la battaglia ma persa la guerra. Perché mi sarei inimicato uno dei membri del board decisorio a tal punto che certamente si sarebbe dato da fare al massimo per convincere il resto dei colleghi a sbatterci fuori dai giochi.

Che cosa ho fatto invece?

Ho sterzato immediatamente per cambiare direzione ed aggirare l’ostacolo.

Ovvero mi sono messo nei panni del mio interlocutore.

Ho avuto un approccio morbido, GLI HO DATO RAGIONE.

Una frase che va bene sempre è questa, per raggiungere l’obiettivo di stemperare gli animi:

“se fossi nei tuoi panni penserei allo stesso modo!”

Ho dato ragione al mio interlocutore, prendendo la parte buona di una porzione del suo ragionamento (che c’è sempre, ricordalo).

L’ho portato in una posizione di confronto calmo, sereno e non di scontro.

Poi ho portato ragionamenti e conversazione sulle tesi che volevo argomentare io e stavano agli antipodi dei suoi pensieri.

Ma l’ho fatto per gradi e senza strappi.

In sostanza ho allungato il mio percorso (ho dovuto fare delle curve inaspettate) ma ho aggirato la montagna e sono giunto a destinazione sano e salvo.

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Cosa voglio dirti oggi?

Ripeto concetti espressi molte volte.

La vendita non è improvvisazione.

Essere dei bravi venditori e portare a casa dei risultati significa conoscere la materia, essere preparatissimi, sapersi muovere in fase di trattativa.

Tradotto: studio e applicazione.

Come sei in vendita e come sono i tuoi venditori se gestisci una rete?

C’è una formazione aziendale che gestisce tutti questi aspetti?

Ci sono strumenti e attività propedeutiche a trasformare i venditori in abili riders?

Se la risposta è NO oppure NI devi agire.

Il mondo oggi è pieno di opportunità che vengono colte però dai più bravi.

Gli scarsi e i mediocri mangiano la polvere.

Decidi da che parte vuoi stare.

Se vuoi diventare ancora più forte in vendita hai due possibilità:

  • 800-123784 se ti piace il telefono.
  • Riempire il form che trovi QUI.

In entrambi casi valuteremo assieme la possibilità di creare un SISTEMA DI VENDITA PIÙ EFFICACE DI QUELLO CHE UTILIZZI OGGI.

Non perdere altro tempo.

E non pensare di vincere la battaglia senza una strategia.

La montagna ha sempre la meglio…

P.S. Nel B2B le montagne sono molte e spuntano all’improvviso. Farsi del male è facilissimo!

Anche tu hai una valanga di offerte in stand by?

Nonostante corra l’anno 2017 e la rete sia zeppa di materiali informativi (indubbiamente più o meno validi ma comunque talmente tanti che permettono a chiunque di trovare materiale di lavoro su cui studiare e informarsi, a gratis), facendo le mie settimanali attività di marketing e vendita con gli imprenditori italiani riesco a trovare ancora situazioni di violazione delle regole basiche della vendita.

Come sai mi occupo di B2B, quindi affronto vendite mediamente complesse, strutturate su tempi piuttosto lunghi, che coinvolgono spesso più persone agli acquisiti.

La vendita nel B2B, lo dico sempre, per il 51% è tecnica e applicazione di regole, per il 49% è figlia dell’efficacia della risorsa umana coinvolta nel processo commerciale.

Oggi ti voglio parlare di una casistica ancora molto frequente nella pipeline dei commerciali italiani:

le offerte in stand by.

Anche tu sei un venditore o gestisci una rete che si ritrova una lista piena di offerte in stand by? Che devono essere ancora valutate dai clienti? Anche dopo sei mesi da quando sono state presentate?

Anche tu sei uno che dice o sente dire?…. “l’offerta è ancora in piedi; sono passati tre mesi da quando l’ho discussa con il cliente e non mi ha ancora detto di NO”. Questa è un’altra frase estremamente facile da trovare nel portfolio degli esiti delle risposte maggiormente presenti nei CRM delle reti vendita italiane. “Non mi ha ancora detto di NO”. Peccato che lui deve dirti SI, che è un’altra cosa.

Bene, oggi vorrei chiarire una volta per tutte alcune cose, affinché anche tu possa farne tesoro nel caso ti trovassi in queste situazioni e volessi sfruttare l’esperienza di chi, come L’Ippogrifo®, non solo fa questo mestiere da molti anni ma ha un’amplissima visione commerciale visto che sta lavorando su decine e decine di progetti operativi, in Italia e all’estero, finalizzati alla vendita di prodotti e servizi B2B.

L’offerta in stand by non esiste. Esiste solo VINTA CHIUSA OK oppure PERSA CHIUSA KO.

Una trattativa di vendita è come una partita di basket. Vinci o perdi. Il pareggio non esiste.

Il tutto in tempi certi e corti. E non a babbo morto.

E invece ti assicuro che l’esito maggiormente presente nelle pipeline italiane è proprio il terzo incomodo di cui ti parlavo prima: STAND BY.

Ma cosa vuol dire stand by? Perché questa situazione?

Cosa dobbiamo fare per non trovarci con “un’offerta incagliata” in questa situazione angosciosa?

L’offerta in stand by è quell’offerta presentata che non riceve seguito dal cliente.

Ed è una situazione odiosa che VA ELIMINATA dal quotidiano di chi fa il venditore.

Anche perché è una situazione paradossale.

Proviamo a riflettere un attimo.

  • Il marketing ha fatto il suo lavoro e ha generato un lead;
  • Passa palla al team sales che lo prequalifica;
  • Lo ritiene interessante tanto che ti fa uscire per fare un incontro con il nuovo cliente potenziale;
  • Entri in gioco tu che verifichi una situazione tale per cui valga la pena di fare l’offerta;
  • Torni a casa, fai i compiti per bene, prepari un’offerta degna di essere valutata;
  • La presenti al cliente, ti sembra anche di ricevere dei primi feedback positivi.

E poi?

Tutto si ferma.

Si blocca il processo. Il cliente non si fa nemmeno trovare più. Si nega al telefono.

Il tuo stato emotivo passa dall’euforia iniziale alla depressione. Fino all’odio.

Lo vorresti uccidere quel cliente maledetto che nemmeno si degna di risponderti.

Non scrivo le parolacce che gli mandi. Ma, credimi, le conosco tutte.

Spesso, a questo punto del processo, il commerciale ribalta la responsabilità di questo stato della trattativa al cliente.

È lui l’ignorante.

È lui il cafone.

È lui che nemmeno risponde più.

E così via.

Mi spiace deluderti ma… il PROBLEMA SEI TU.

È tu che stai commettendo degli errori. Non il cliente. È nel tuo modo di lavorare che dobbiamo intervenire. Non sul cliente.

Il cliente è un elemento esogeno. Non lo puoi cambiare. Troverai quello più gentile e quello meno. Quello più corretto e quello meno. Quello più cordiale e quello più freddo. Ma sono tutti elementi esogeni. Sono driver su cui non hai il controllo. Ciò su cui invece puoi intervenire è sul tuo modo di lavorare, sul tuo approccio, sulle tue tecniche di vendita e negoziazione.

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Veniamo al dunque.

Cosa fare per non avere più offerte in stand by?

Due sono i motivi principali per cui l’offerta entra in questo stato catatonico:

  1. Ha fatto quello che noi chiamiamo “volantinaggio dell’offerta”. Ovvero hai presentato un’offerta in fase 1 e non al termine della fase 2 del ciclo di vendita. Abbiamo ampiamente discusso di ciò in questo altro post:

https://ippogrifogroup.com/marketingevenditeb2b/120-giorni-per-chiudere-trattativa-commerciale/

 

  1. Non hai usato quello che noi chiamiamo il “SISTEMA PATTI CHIARI”. Ovvero nella trattativa di vendita non sei stato attore protagonista sul palco ma la comparsa zoppa che è stata presa il giorno prima di andare in scena.

Per il punto 1 ti consiglio di prenderti un po’ di tempo e leggerti l’altro post.

Per il secondo punto i consigli sono questi:

 

  • L’offerta si presenta se e solo se ci sono i requisiti per farlo;
  • Diventi l’attore protagonista e regista del processo commerciale e non lasci che sia il cliente a dettare le condizioni;
  • Presenti l’offerta de visu in un meeting dedicato e non la invii per email (ricordiamoci che stiamo parlando di B2B);
  • Concordi una data certa per avere la risposta del cliente;
  • Chiarisci in maniera inequivocabile il fatto che nel tuo mondo non esistono le offerte in stand by; il cliente dovrà dirti SI o NO nei tempi concordati;
  • Valorizzi la tua offerta molto di più di quello che stai facendo (anche nella forma) affinché il cliente capisca che ha un valore e costa.

Mi fermo qui. Nei piani di sviluppo commerciale che implementa L’Ippogrifo® questo è un punto nevralgico del processo. Tanto che elaboriamo procedure in cui tutto viene messo agli atti in forma scritta. Frasi da dire ai clienti incluse.

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Che ne pensi di questo tema?

Quanto ti ritrovi in questa situazione (direttamente o indirettamente con gli uomini della tua azienda)?

Dammi il tuo feedback o la tua lettura sul contesto. CI TENGO.

Se pensi che ci sia parecchio da lavorare ti do un altro consiglio: non perdere tempo. E non metterti a fare il fai da te. Perché allungheresti i tempi delle soluzioni e la catatonia del tuo team sales.

Abbiamo tutto pronto. Giri la chiave e si parte.

Processi, procedure, task di lavoro. Team a tuo supporto.

Tutto può essere a tua disposizione.

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La prima cosa che faremo sarà avere uno ZERO alla voce esiti offerte in stand by!

In vendita, dare la prima risposta alle volte non paga [seconda parte, tratto da una storia vera]

Il titolo del post della scorsa settimana era:

IN VENDITA NON DARE LA PRIMA RISPOSTA ALLE VOLTE PAGA (prima parte) 

Il titolo di questa settimana ha delle piccole modifiche che cambiano di molto il possibile significato e quindi il messaggio che ti voglio dare:

IN VENDITA DARE LA PRIMA RISPOSTA ALLE VOLTE NON PAGA (seconda parte).

Quindi fai bene attenzione perché con la storia di oggi desidero trasferirti un’altra prospettiva. Il classico bicchiere mezzo pieno che dà adito a due possibili letture della situazione.

La scorsa settimana introducevo un argomento importante per la vendita. Non sempre la prima risposta data al cliente è quella giusta. Il senso dell’articolo era in grande sintesi questo: il cliente può avere un’opinione diversa dalla tua ed un atteggiamento, soprattutto all’inizio del percorso che fa con te, di diffidenza e chiusura. Ed esprimersi in questa fase esplicitando anche chiaramente le sue considerazioni. Proprio in questa fase il venditore deve fare attenzione. Non deve assumere un atteggiamento di scontro di fronte alle prime obiezioni e deve cercare di trovare cio’ che c’è di buono in quello che dice il cliente e da lì partire, per arrivare a portare il discorso e le considerazioni dove poi vuole lui. Il venditore potrebbe essere tentato a dare delle risposte “di pancia” nel momento in cui il cliente facesse considerazioni errate allontanandolo effettivamente da una posizione di propensione all’acquisto, ma non deve cadere nella trappola e deve continuare il suo lavoro da professionista (se lo è) per giungere al risultato per cui esiste: VENDERE. Se vuoi leggere l’intero post lo trovi qui.

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Per capire ancora meglio cosa intendo ti faccio qualche esempio che arriva dal nostro mondo: quello del marketing. Se parli con gli imprenditori di temi legati al marketing te ne sentirai di tutti i colori.

Per la mia azienda Facebook non funziona”.

Nel mio settore, che è differente dagli altri,  quello che mi dici non va bene. Ho avuto un sacco di esperienze negative”.

“Chi mi dice che non siete come tutti gli altri?”.

Queste alcune delle obiezioni più frequenti. Bene, io per primo, che alla fine sono vent’anni che entro ed esco e lavoro con queste persone, ho tuttora grandi difficoltà a fare i dieci respiri necessari per non dare al cliente la prima risposta, quella che veramente vorrei dare, ma che genererebbe sicuramente un cortocircuito tra le parti. Ed è chiaro che l’esperienza ti porta non solo a saper gestire bene queste obiezioni ma anche a trasformare la situazione e portare il cliente dove vuoi tu, semplicemente facendolo ragionare e dandogli le argomentazioni giuste.

Andiamo nel dettaglio con alcuni esempi.

Prima obiezione: Per la mia azienda Facebook non funziona. Risposta di pancia che darei: Ma che ne sai di Facebook che pensi che avere una pagina aziendale significhi ottenere dei risultati e che non hai investito una lira in campagne sponsorizzate fatte da professionisti e non da improvvisati? Risposta giusta da dare: Che tu abbia fatto delle esperienze negative che ti portano a dire che per te Facebook non funziona ci sta. Ma questa non è detto che sia la situazione reale per la tua azienda. Se ci fossero dei risultati che ti dimostrano il contrario cambieresti opinione?

Seconda obiezione: il mio settore è differente, con me non può funzionare. Risposta di pancia che darei: Ma quali competenze hai di marketing per arrivare a questa conclusione? Che basta vedere cosa comunichi dal sito della tua azienda per capire che il marketing è qualcosa da cui sei distante anni luce? (naturalmente ciò non è sempre vero, sto riportando alcune esemplificazioni e quindi diamo un attimo per scontato che lo scenario sia quello descritto). Risposta giusta da dare: Il tuo settore ha tutte le peculiarità che descrivi, come le ha un altro settore. Ma il marketing che devi fare tu, per step e processi che devi intraprendere, è lo stesso fatto dalle stesse regole da rispettare anche per un’azienda che lavora in un altro contesto di business. Poi naturalmente ci saranno delle customizzazioni che prenderanno in considerazione tutte le caratteristiche del tuo settore, ma fa parte dei processi che rimangono uguali per tutte le imprese del mondo.

Ti ho fatto due esempi che ti fanno capire come l’obiezione del cliente deve essere un’opportunità e non un problema per il venditore. La conoscenza delle obiezioni è un elemento sacro del processo di vendita. Perchè devi essere preparato con tutte le argomentazioni del caso, altrimenti lascerai il cliente nel dubbio e non riuscirai a portarlo dalla tua e ti allontanerai dalla vendita.

Nel post della scorsa settimana ti ho riportato un esempio risalente a ben vent’anni fa, che mi ha permesso di non litigare con il mio primo cliente, respirare le famose dieci volte, trovare una soluzione ad un problema con l’effetto che quel cliente è rimasto tale ancora oggi, tanto da diventare un amico.

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Oggi però, nella seconda parte di questo post, voglio farti anche un esempio di quando non mi è andata così, con un esito finale quindi diverso dal primo esempio che ti ho fatto.

STORIA VERA. Toscana. Due anni fa. Entro con un mio collaboratore in un’azienda che si occupa di produzione di quadri elettrici industriali. Anche una bella realtà, 50 milioni di euro di fatturato, parecchie decine di dipendenti. Azienda in cui non si è ancora completato il passaggio generazionale. Al primo incontro il consulente commerciale de L’Ippogrifo aveva parlato con il figlio del fondatore dell’azienda. Comunque socio nella stessa. Che aveva anticipato che la decisione finale sarebbe spettata non solo a lui ma anche al padre. Il figlio si era dimostrato entusiasta di affrontare con noi un progetto di sviluppo commerciale estero. Aveva interagito bene con noi dandoci tutte le informazioni richieste ed esprimendo consenso. Ci troviamo tutti quanti ad un secondo incontro, volto a spiegare al padre lo stato dell’arte, gli elementi raccolti, l’idea progettuale. Avevamo preparato un bel progetto, suffragato da slide di approfondimento con alcuni andamenti di mercato, altre considerazioni sugli scenari possibili e  l’opportunità progettuale. Inizia la riunione. Il Padre (padrone) parte all’attacco. Sulla base di quanto gli aveva riportato il figlio del primo appuntamento inizia con la sua arringa. Tutto d’un fiato esprime un infinito elenco di motivi per i quali quel progetto non s’era da fare. E naturalmente, facendolo, citava un sacco di obiezioni tipiche. Facili da smontare e argomentare.

Avevo di fronte il classico imprenditore “marchese del grillo”:

  • SO TUTTO IO,
  • l’azienda l’ho fatta io,
  • fino ad oggi abbiamo fatto così e continueremo a fare così,
  • il mio mondo lo conosco solo io,
  • tu non puoi fare nulla per me perché non sai nulla del mio mondo.

Al secondo minuto di arringa del nostro amico il mio collaboratore ha iniziato a guardarmi. Con paura. Paura della reazione che avrei potuto avere. Perché a differenza dell’esempio che ho citato nel post della scorsa settimana, essendo passati vent’anni dall’accaduto, sono cambiati due fattori importanti nella gestione di una situazione di questo tipo:

1) ho molta PIU’ ESPERIENZA,

2) ho molta MENO PAZIENZA.

Il che rende queste scene potenzialmente molto divertenti su quello che può succedere perchè posso gestire in due modi diametralmente opposti questo tipo di situazioni. E quel giorno in Toscana, ho scelto una strada diversa rispetto a quella citata nell’esempio di vent’anni fa e che, se vuoi vendere a tutti i costi, non è quella che devi scegliere, ma se non vuoi avere tra le scatole un cliente imbecille puoi (direi devi) permetterti di adottare. Mi raccomando però i modi con cui affronti queste situazioni. Sempre da lord inglese, impeccabile. Anche con le parole che usi devi fare attenzione e mai mancare di rispetto a chi ti sta di fronte.

Con le parole se vuoi UCCIDI una persona.

Ti riporto quindi alcune parole di quella conversazione che realmente ci sono state in quella sala riunioni e tu prova ad immaginarti la scena.

Considera che prima di arrivare a queste mie frasi, ovviamente, ci sono stati vari tentativi di argomentazione verso l’imprenditore (padre padrone), volti a fare dei ragionamenti costruttivi, volti a spiegare con pragmatismo le tesi che avevo preparato ma che non ci è stato lasciato il tempo di argomentare.

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Arrivati quindi al minuto 15 dei quali 14 passati dall’imprenditore con fare incazzoso a vendere a noi i motivi per i quali l’azienda non doveva fare quel progetto, decido di intervenire. Avevo capito che mai avremmo acquisito quel cliente per un motivo molto semplice. Non avremmo voluto averlo come tale. Puoi intraprendere un progetto con un cliente che non ci crede a quello che sta facendo? Avevamo lo sponsor interno ed il 49% delle quote societarie a nostro favore ma mancava il 51%. E non era un dettaglio. E quel 51% non potevamo portalo dalla nostra. Era troppo evidente. E quindi ho deciso di prendere la palla.

“Si fermi pure Sig. Rossi, la ringrazio ho capito il suo punto di vista. Senti Marco (il figlio) se oggi la tua azienda mette sul tavolo il contratto firmato io lo lascio lì e… non firmo. Sono io che a queste condizioni non prendo l’incarico”. Altro passaggio. “Vedi Marco, se mai lavorassimo assieme, il presidente (che mi stava di fronte n.d.r.) non lo vorremmo mai nel nostro gruppo di lavoro”. (gelo in sala) ”E ti dico un’altra cosa. Noi lavoriamo con 22 gradi in sala riunioni e tutti i comfort necessari per lavorare al meglio” stop fine dei giochi.

Come può essere finita? Certamente quell’azienda non e’ diventata cliente de L’Ippogrifo ma meglio così.

Concludendo cosa ti voglio dire? Ci sono situazioni in cui respirando dieci volte puoi portare il cliente prospect dalla tua parte, acquisirlo come cliente e concludere quindi la vendita (che è il risultato a cui tutti aspiriamo da bravi commerciali) ma ci sono casi in cui forse è meglio lasciare agli altri un cliente fuori target, quello che potresti anche convincere grazie alle tue tecniche e abilità persuasive ma che poi ti darebbe un sacco di grattacapi in sede di erogazione dei servizi o di vendita dei prodotti.

Ricordiamoci che nel B2B non parliamo quasi mai di vendite a pressione one shot (quella del folletto per capirci) ma di trattative anche complesse per processi che possono poi iniziare dopo la firma del contratto e dove quindi progettualità, feeling e gioco di squadra tra le parti sono elementi fondamentali.

Il consiglio finale che mi sento di dare è: chiarisciti bene chi sia il tuo target audience, profila per bene il tuo mercato, fai di tutto per interagirci con le leve del marketing, cerca di portare a casa i clienti veramente in target per la tua impresa.

p.s. come sta oggi quell’azienda toscana? EBITDA – 20%… ma tanto so tutto io…

p.p.s. Adoro il Marchese del Grillo!

Desidero essere contattato e fare il check up GRATUITO della mia impresa.

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