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Sei un venditore? Questo post (forse) ti farà arrabbiare

Sono carico e quindi voglio scrivere un post al pepe.

No quindi roba banale e politically correct.

Premessa: generalizzare è sbagliato e parlare di una categoria di persone caratterizzandola e attribuendone caratteristiche peculiari è sempre rischioso perché spari nel mucchio.

È proprio per questo motivo che dico:

7 venditori su 10 in Italia devono cambiare mestiere.

Perché? Perché sono IMPREPARATI e di conseguenza INIDONEI a fare questo lavoro, oggi.
Se sei un venditore non offenderti, non sto attaccando una categoria arbitrariamente (se vogliamo, è una categoria di cui faccio parte anche io) e comunque potresti far parte di quel 30% che si salva.

Se sei un venditore ti chiedo:

• Quanti libri di marketing e vendita hai letto nell’ultimo anno?
• Quanti corsi di formazione hai fatto nell’ultimo anno?
• Quanto tempo hai investito per migliorare te stesso, le tue capacità di comunicazione, di trattativa, le tecniche, ecc.?
• Conosci il personal branding?
• Hai un tuo CRM o database personale in cui coltivi le TUE relazioni?
• Hai un TUO blog personale?
• Sai usare PowerPoint e Prezi come Word?

Scenario e cambio di prospettiva. Oggi la PMI italiana pensa che l’area vendite sia un optional. Si avvale di agenti plurimandatari costruendo reti (a strascico) con la convinzione che più gente hai in pista meglio è, scarica sulla rete vendita i costi di marketing (che sono pari a zero), non sostiene la rete vendita in alcun modo, anzi la penalizza.
Quindi sgomberiamo il tavolo da ipotetici fraintendimenti e passiamo dalle considerazioni con un taglio provocatorio a quelle analitiche.
Ricordiamoci che l’analisi di una performance che coinvolge le risorse umane deve essere focalizzata sulla causa e quindi qualsiasi sia l’attore coinvolto in un processo, la responsabilità per un mancato risultato ce l’ha sempre il protagonista del processo e non Gesù bambino.

Di chi è la responsabilità se una rete vendita non funziona?

Del venditore? Anche.
Ma il primo responsabile è l’impresa stessa, che non sostiene, aiuta, programma, investe per la rete di vendita. Quanto conta questa eventuale mancanza al fine dei risultati? Almeno il 60%.
E quindi sto dicendo che il fallimento commerciale o i cattivi risultati di una rete di vendita dipendono per il 60% dall’impresa e non dalla rete di vendita. OK?

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Ma in questo post parliamo del rimanente 40%. I venditori.
Di aziende ne vedo ogni anno più di duecento, lavoro da anni con le reti di vendita. Quello che dico non può essere smentito, se facciamo un’analisi seria e reale dello stato dell’arte del mercato delle PMI italiane.
Il livello professionale dei venditori è basso, molto basso, troppo basso e di conseguenza non idoneo alla partita a cui si gioca oggi.
La categoria è poco preparata. Semplicemente lavora oggi come si lavorava dieci anni fa. O più. Nel frattempo il mondo è cambiato più e più volte.
Si pensa ancora che vendere sia un’arte, che venditori si nasce, che si vende perché c’è la relazione personale con il cliente… FANDONIE! TUTTE FANDONIE!

Oggi un venditore forte è un PROFESSIONISTA della vendita.

E come tale dovrebbe:

• avere un PROCESSO di vendita sistemico fatto di conoscenza e applicazione maniacale di step conosciuti che gli permettono di GESTIRE e non SUBIRE una trattativa commerciale;

• usare sempre un CRM; per usare intendo avere un tool che quotidianamente viene alimentato di informazioni; le agende Moleskine o Quo Vadis vanno bene come soprammobili e non come contenitori di informazioni sui clienti ;

fare il marketing di se stesso;

PARLARE POCO e ascoltare molto;

CONOSCERE alla perfezione metriche, conversioni, costo di acquisizione del cliente, lifetime value del cliente, cicli di vendita. E quindi essere anche un marketing manager, quantomeno di se stesso;

• scrivere in italiano senza commettere GRAVI ERRORI grammaticali;

curare la sua presenza fisica e la sua persona; può non essere un modello ma deve presentarsi molto bene, perché bene non basta, l’abito fa il monaco;

• essere ENERGIA allo stato puro;

• potrei continuare…

Ora, alcune delle cose che ho scritto con i bullet point sono banalissime e scontate (vedi gli ultimi punti della lista) ma nella realtà dei fatti non lo sono.
Se parliamo invece dei primi punti della “black list” c’è tanto da dire e da lavorare.
I venditori vedono il CRM come il male oscuro: trovare una rete che usa bene uno strumento in realtà basico e fondamentale per la vendita è veramente un’eccezione. La normalità è invece entrare in azienda e non avere dati sulla prospezione commerciale perché tutti hanno tutte le informazioni nei propri Outlook…. (sarà vero?).

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Il confine tra le mancanze dell’impresa e quelle dei venditori, come dicevamo, è sottile. È l’impresa che deve pretendere di far usare alla rete un suo sistema, dei suoi strumenti e tool e implementare un processo di vendita aziendale. Per non parlare della formazione continua che dovrebbe fare sulla rete vendita. E i venditori devono apprezzare e adeguarsi.
In realtà non si riscontra né l’una né l’altra cosa.
Ma manteniamo il focus sui venditori.
L’approccio rimane quello del “raccoglitore di ordini” e non quello del professionista della vendita.
Manca spesso la strategia, il processo.
Lo conferma il fatto che all’interno di una rete vendita ognuno si muove a modo suo. E non dovrebbe essere così.

C’è tantissima approssimazione quando la vendita è per il 90% processo e sistema. E se non lo conosci bene all’interno dell’azienda per cui lavori, giri a vuoto.
C’è troppo poca conoscenza del mercato e dei client potenziali, c’è poca preparazione agli incontri.
Avere il controllo del ciclo di vendita e stabilire i tempi con cui vendere, interessare i propri interlocutori sulla base della profonda conoscenza dei loro problemi e desideri, essere pronti a interagire con interlocutori diversi all’interno di una vendita complessa come quella tipica del B2B, vendere di più del collega o del competitore è questione di PREPARAZIONE, abnegazione, costanza e sudore, non di fortuna o abilità ipnotiche.
Conoscere bene I BISOGNI del cliente è la base. Risolvere i problemi dei clienti è la base. E invece si vedono ancora una marea di venditori che approcciano la vendita come quei mercanti che andavano forte… nel Rinascimento.

Il venditore professionista in Italia purtroppo oggi è l’eccezione.
Eccezione che si riscontra nel 30% dei casi.

Il messaggio finale non lo do ai venditori che ci seguono, a cui auguro ogni bene e che spero di aver stimolato nel senso giusto, ma agli imprenditori.

Se vuoi avere una rete vendita forte devi metterti in testa che tu ne sei il responsabile e quindi l’artefice.

Avere la rete vendita che performa significa avere un SISTEMA MARKETING > VENDITE sperimentato che raccoglie quotidianamente conferme nel mercato. E che aiuta i venditori (che devono essere certamente quelli giusti).

Come sei messo da questo punto di vista?
Hai una rete vendita di PROFESSIONISTI inserita in un contesto di VENDITA PROFESSIONALE?
Hai un marketing FORTE che serve concretamente al reparto VENDITE?
Hai una DIREZIONE COMMERCIALE che fa bene il suo dovere anche perché ha un cruscotto di informazioni aggiornate con cui può prendere delle decisioni in tempo reale?

Se non ti senti sufficientemente preparato INCONTRIAMOCI.
Faremo un CHECK UP gratuito della tua impresa e ne capiremo le capacità commerciali.
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Augurando a venditori e imprenditori i migliori successi commerciali.
P.S. Ti avevo detto che era un post al pepe!
P.S. 2 Sei un imprenditore e la tua rete vendita non funziona? Prenditi le tue responsabilità e mettiti in discussione. Sentiamoci per vedere come si può cambiare la situazione della tua impresa e passare dalla parte dei campioni.

Fondatore dell’Agenzia, è da ormai vent’anni nel settore del marketing e della comunicazione.
Energia, creatività e leadership. Per Andrea non esiste la parola impossibile e ogni sfida è solo un nuovo traguardo da conseguire.

È tutta una questione di target…

Questa settimana ho passato una giornata intera con un cliente, affiancandolo nella vendita e andando a trovare alcuni suoi clienti.
L’azienda in questione è uno dei più grandi distributori di prodotti per parrucchieri della Romagna.
Abbiamo iniziato un percorso assieme qualche mese fa e abbiamo già fatto un bel po’ di strada.

Se hai seguito l’ultimo webinar, in cui parlavamo di posizionamento nel B2B (lo trovi qui) ti ricorderai che c’è stato un passaggio in cui abbiamo definito la strategia per differenziare un’impresa che si occupa di distribuzione. Abbiamo parlato della creazione di un SISTEMA PROPRIETARIO che vada ben oltre la fornitura di prodotti. Cosa che ovviamente abbiamo messo in pratica in questo case history.

In sostanza per l’impresa che fino a ieri vendeva prodotti per parrucchieri ai saloni del suo territorio e offriva un programma di corsi tecnici per l’utilizzo degli stessi, abbiamo creato una vera e propria PIATTAFORMA, molto più strutturata, che ponesse al centro della focalizzazione i problemi dei clienti (parrucchieri) e offrisse delle soluzioni concrete. Abbiamo creato quindi un contenitore che offrisse programmi di marketing e vendita e di controllo di gestione dei saloni (due dei più grandi problemi che sono presenti in quel mercato). Abbiamo creato il sistema, UNICO E DIFFERENZIANTE, lo abbiamo valorizzato con la comunicazione e ora siamo nella fase in cui lo stiamo andando a vendere.

La piattaforma di marketing che abbiamo creato costa al salone 1.500 euro all’anno.
Il valore che può generare, se usata al massimo delle sue potenzialità, vale 1.500 euro volte N.
Ne siamo talmente convinti che abbiamo ideato un sistema di offering che prevede una GARANZIA FORTE, ovvero la restituzione dei soldi al parrucchiere se non otterrà uno o più vantaggi prospettati durante la presentazione della piattaforma.
La giornata è andata bene, in quanto abbiamo riscontrato un ottimo interesse anche perché siamo andati a toccare le corde e i PROBLEMI dei nostri interlocutori.
Una delle cose che mi ha colpito nella piacevolissima giornata passata con Angelo (il nostro cliente) è quanto “arretrato” sia il target dei parrucchieri dal punto di vista non solo del marketing, ma anche del controllo di gestione del salone.

Oggi un salone per parrucchieri potrebbe (e quindi assolutamente dovrebbe) attraverso l’uso di un software gestionale:
sapere il numero di clienti che ha;
conoscere tutto dei clienti (nome, cognome, cellulare ed email, data di nascita) in termini di dati anagrafici;
avere lo storico di tutte le vendite fatte ai clienti (quali servizi, a che prezzi di vendita, frequenza di acquisto per ogni cliente, marginalità sui servizi erogati), ecc.

Avendo questa base di dati hai il controllo del salone e puoi determinare il tuo fatturato. Per determinare intendo esserne artefice attivo. Puoi fare le promo, le operazioni di fidelity card, sapere come margini e su quali servizi, creare pacchetti premium, prepagati, ecc.
Invece che ti fa il parrucchiere oggi? (parlo del 75% dei casi almeno). Lavora su carta, non lavora richiedendo la prenotazione degli appuntamenti futuri, non ha una strategia di vendita dei prodotti, non crea pacchetti unici da vendere a prezzi più alti, non sa nulla di certo dei suoi clienti ma tutto circa.

Con il circa si fallisce.

Veniamo al dunque.
Nella giornata in questione abbiamo proposto ai parrucchieri una soluzione certa a problemi evidenti e riconosciuti. Soluzione certa suffragata da garanzia. Naturalmente il parrucchiere dovrà fare quello che gli viene detto e presentato per ottenere i risultati obiettivo.
La soluzione, dicevamo, costa 1.500 euro.
È stato divertente in alcuni casi vedere lo strabuzzamento degli occhi di qualcuno quando abbiamo affrontato il tema economico.
1.500 euroooooo???????
E via con tutti gli ALIBI e le scuse per non procedere.

In realtà, come ho detto prima, la giornata è stato un successo perché più del 50% dei saloni visitati aderirà al programma.
Ma quello che ti volevo evidenziare è come al target di riferimento, il parrucchiere, parlare di 1.500 euro di investimento, pur per la soluzione di problemi che sa di avere, può essere un problema. Questo perché l’interlocutore è poco abituato a ragionare da imprenditore e molto da artigiano (che comunque è un imprenditore). Non ha la cultura del marketing e della gestione imprenditoriale della sua attività. Al massimo ha fatto un’esperienza con Groupon e senza nemmeno sfruttarla al meglio. Quello che dovrebbe essere l’ABC del suo operato (la gestione, il controllo, l’analisi dei dati) è terra sconosciuta.

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A un certo punto in macchina, ho detto al mio cliente: Vedi Angelo, se ti conforta ti dico che è più facile vendere 72K di ticket medio in servizi di marketing strutturati che 1.500 euro a un parrucchiere.
Il che è assolutamente vero. Il ticket medio di Ippogrifo è di 72K e la vendita si fa in 3,5 appuntamenti di media. Cosa cambia allora?
Il target!

…è tutta questione di target.

Se devo vendere 1.500 euro di sito web a una macelleria o 1.500 euro di piattaforma marketing a un parrucchiere faccio più fatica rispetto a vendere 72.000 euro di progetto marketing per un’impresa che fattura 5 milioni di euro e vuole fare sviluppo commerciale all’estero.

Cosa voglio dire con ciò?
Che il tuo prodotto può e deve cercare di essere PREMIUM, sempre (perché ti dà più margini e perché si posiziona nella fascia alta del valore aggiunto offerto), ma deve orientarsi a un target che possa recepirlo. Altrimenti farai una fatica enorme.

Spesso le aziende vogliono vendere il prodotto giusto al target sbagliato.

(il che automaticamente fa diventare sbagliato anche il prodotto… che non può essere giusto se si propone a un target audience non corretto, N.d.R.).

Alzare l’asticella del prezzo, confezionare sistemi al posto di prodotti, aumentare il valore aggiunto della propria offerta va benissimo. Ma dobbiamo sempre pensare il tutto per il GIUSTO TARGET. Ovvero per quel tipo di impresa (visto che parliamo di B2B) che possa rispondere positivamente al nostro sistema di offerta.

Stai vendendo al TARGET GIUSTO?
Se alzi l’asticella devi CAMBIARE target?
Vuoi creare PRODOTTI PREMIUM e venderli a chi ne coglie il valore?

Se vuoi un aiuto per rispondere a queste domande e soprattutto se desideri posizionarti al vertice della scala del valore aggiunto devi parlare con il target corretto e puoi farlo con il nostro aiuto.

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E quindi, mi chiede Angelo, abbiamo un problema?
No stai tranquillo, stiamo facendo un ottimo lavoro.

P.S. Grazie Angelo per i tagliolini, squisiti.
P.S. 2. Ovviamente la foto di Hugh Hefner di Playboy è l’esempio di TARGETING PERFETTO!

Fondatore dell’Agenzia, è da ormai vent’anni nel settore del marketing e della comunicazione.
Energia, creatività e leadership. Per Andrea non esiste la parola impossibile e ogni sfida è solo un nuovo traguardo da conseguire.

Accorciare il ciclo di vendita. Ecco come si fa

Come ormai saprai entriamo e usciamo da centinaia di aziende italiane e abbiamo una visione veramente eterogenea per zone geografiche e per settore merceologico. Ciò che accomuna tutti i nostri clienti è però l’appartenenza a mercati B2B.

Lavorando con le imprese italiane non mi stupisco più di riscontrare spesso situazioni di grande carenza culturale ma anche di mancanza di una conoscenza spicciola all’interno del contesto marketing e vendite.

Alle volte quando scrivo i post del blog mi capita di dirmi da solo: Andrea ma che banalità stai scrivendo? È una cosa ovvia quella che stai evidenziando. Peccato che poi nelle aziende riscontro delle lacune di una tale gravità che mi rendo conto che veramente in Italia per il marketing e la vendita siamo a livelli imbarazzanti.

Quello che è fondamentale trasferire come messaggio agli imprenditori e ai manager è: vendere di più è quasi sempre fattibile effettuando solo un miglioramento degli step che fanno parte del processo commerciale che è già in atto. La cosa è molto interessante perché stiamo dicendo che seguendo maniacalmente alcune regole si vende di più. Non serve essere baciati da Dio e avere la vendita nel sangue. Basta, lo ripeto, SEGUIRE ALCUNE REGOLE.

Oggi parleremo di come abbreviare il ciclo di vendita. Ovvero di ridurre il tempo per la chiusura di un contratto. I contenuti che vedremo sono utili però anche per aumentare la conversione dei contratti delle offerte presentate ai clienti.

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Per iniziare: che cosa è il ciclo di vendita?

Definiamolo come il tempo che la tua azienda impiega per chiudere un contratto dal momento in cui nasce un’opportunità commerciale (lead) creata dal marketing (ripeto, dal marketing, quindi sto dando per scontato che ci sia un marketing che produce dei lead…).

Quanto è lungo solitamente questo tempo? Domanda stupida. Dipende. Dipende dal settore e dall’oggetto di vendita. Può essere una settimana come un anno. Se vendo software ERP la cosiddetta software selection dura solitamente sei mesi. Il ciclo di vendita può essere di 9/12 mesi. Il ciclo di vendita de L’Ippogrifo® è mediamente di sessanta giorni. Se vendi impianti fotovoltaici può essere di 90/120 giorni.

Intanto, conosci il ciclo di vendita della tua impresa?

Per saperlo dovresti avere i seguenti ingredienti:

• CRM con la registrazione di tutti i lead generati dal marketing;
• data di generazione del lead;
• data di chiusura del contratto.

Non ti servono altre informazioni. Puoi fare la media del pollo o dividere i lead per cluster se hai varie business unit. La sostanza non cambia. Devi arrivare a un dato certo: al numero di giorni che trascorrono, mediamente, tra la data di generazione del lead e la chiusura del contratto. Es. 180 giorni.

Ora la mia tesi è: ti piacerebbe che i 180 diventino 120 oppure 90?

E inoltre ti dico che se segui le regole che ora vediamo ti ritroverai alla fine anche qualche CONTRATTO in più che oggi probabilmente stai perdendo per strada.

Prima di darti le regole del gioco desidero partire però dai PROBLEMI che riscontro con più frequenza. Verifica se anche tu ti ritrovi in qualcuno di questi perché vanno corretti immediatamente:

1. il commerciale non segue un processo di vendita chiaro perché manca una procedura commerciale aziendale. Ciò significa che se i commerciali sono dieci avremo dieci diversi stili di vendita;

2. il commerciale coltiva il lead in tempi lunghi;

3. il commerciale non è il regista del processo di vendita ma si fa guidare dai clienti, in base ai loro tempi e modi di affrontare l’acquisto;

4. il commerciale non stabilisce con il potenziale cliente ex ante (ovvero all’inizio del processo commerciale) le regole del gioco, regole che impone chi vende e non chi acquista;

5. il commerciale spesso veicola offerte per email.

È quindi il problema è il commerciale? Sarebbe bello dire “sì”. Basterebbe cambiare lui e avremmo risolto tutti i problemi. La risposta in realtà è NO. Il problema è TUO (che sei l’imprenditore) che non hai una procedura commerciale aziendale, chiara e uguale per tutti i venditori, da far applicare con RIGORE. Sottolineo tutti, quindi che siano commerciali diretti o agenti plurimandatari non cambia.

Visti i problemi andiamo a bomba a concentrarci sulle REGOLE DA RISPETTARE per risolverli.

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Di seguito parlerò come se il commerciale fossi tu anche se potresti non essere uno dei commerciali della tua impresa. Inoltre teniamo presente che le attività che adesso vedremo potrebbero essere eseguite anche da un team; es. ufficio marketing > presales > sales, tre risorse coinvolte.

REGOLA NUMERO 1 (che va a risolvere il problema numero 1):

SCRIVI LA TUA PROCEDURA COMMERCIALE.

Quante aziende di quelle che incontro (credimi sono tante) hanno una procedura commerciale scritta? Se dico 5% è tanto. Anche in aziende grandi che fatturano più di cinquanta milioni di euro. Figuriamoci quelle che ne fanno cinque. Scrivere la procedura è importante. Prima di tutto perché metti nero su bianco cosa deve fare, step dopo step, il commerciale. In che modi, in che tempi, con quali strumenti. Soldati e generali. Regole e metodo. Altrimenti hai una truppa di scapestrati che vanno ognuno per la propria strada senza un SISTEMA DI VENDITA AZIENDALE.

REGOLA NUMERO 2 (che va a risolvere il problema numero 2):

IL TUO NOME È SPEEDY GONZALES.

Qua c’è tantissimo da migliorare. Prova a fare questo test. Prendi dieci aziende e manda dieci richieste di preventivo. Per dei bisogni che puoi avere. E vedi come si comporta il mercato. Poi si parla di crisi… Vuoi che ti dico quello che succederà? Tre non rispondono nemmeno. Tre rispondono dopo cinque giorni. Tre rispondono prima di cinque giorni ma dopo 24 ore. UNA risponde lo stesso giorno. Quante rispondono entro la prima ora: ZERO. NESSUNA. Al massimo trovi un autoresponder. Intanto considera questo. Che impressione ha il tuo cliente se ti manda una email o riempie un form e la tua azienda risponde in tempo reale? Direi che parti in vantaggio rispetto alla concorrenza. Se rispondi dopo una settimana che succede? Hai allungato il ciclo di vendita di 7 giorni. Tanto per cominciare…

REGOLA NUMERO 3 (che va a risolvere il problema numero 3):

SII TU IL REGISTA DEL PROCESSO DI VENDITA,

NON FAR FARE AL CLIENTE IL REGISTA DI QUELLO DI ACQUISTO.

In sostanza non lasciare che sia il cliente ad acquistare come vuole lui ma sii tu a importi per come vuoi vendere tu. In sostanza sii tu al centro del ring e non il cliente. Qua è chiaro che conta a monte il marketing. E conta cosa vendi. Se vendi basso valore aggiunto è certamente più difficile. Ecco perché ogni azienda deve partire dal marketing e creare il prodotto che non c’è e che il mercato vuole. In questo modo tutto quello che sto scrivendo sarà più facile da realizzare. Questa regola è abbastanza chiara. Ci sono molti venditori che hanno l’approccio da “orecchie basse e per favore compra” verso il cliente. A prescindere da quello che vendi usa il senso di perdita e fai capire al cliente che gestisci tu le fasi della vendita.

REGOLA NUMERO 4 (che va a risolvere il problema numero 4):

STIPULA DEGLI ACCORDI EX ANTE CON IL CLIENTE.

Il punto precedente determina anche questa regola. E più è alto l’importo del prodotto/servizio che vendi e più sarà facile far accettare al mercato questa regola. Determina subito e quanto prima, con il cliente, le regole del gioco. Fagli capire che non vuoi fargli perdere tempo ma nemmeno tu hai tempo da perdere. Stabilisci le regole del gioco, dichiarale e falle accettare prima. Ti faccio un esempio. Noi non abbiamo offerte “appese” o in stand-by. Intanto non presentiamo offerte ma progetti. I progetti o si chiudono diventando contratti o si chiudono per mancata accettazione del progetto stesso. La partita si vince o si perde. In tempi certi. Concordati ex ante con il cliente. Che accetta gli accordi che noi “imponiamo”. È solo questione di rispetto per il lavoro che le persone fanno. Il mercato lo capisce e rispetta (quasi sempre) gli accordi. Se non dichiari le regole del gioco e non le fai accettare il tuo ciclo di vendita è nelle mani del buon Dio. O del fato. Non lo governi più.

REGOLA NUMERO 5 (che va a risolvere il problema numero 5):

LAVORA PER APPUNTAMENTI.

Altra regola fondamentale che può farti risparmiare il 50% del tempo per chiudere un contratto. A meno che tu non venda online, se fai B2B devi andare a trovare i clienti per concludere un contratto di vendita. Domanda: quanti appuntamenti devi fare per chiudere un contratto? Se hai una vendita complessa (che è quella che analizziamo solitamente in questo blog) saranno dai tre ai cinque. Media quattro. Questo è vero se hai una procedura che prevede gli appuntamenti dal cliente come sistema commerciale. Sai quante aziende vanno a trovare la prima volta il cliente potenziale e poi gli mandano una email con l’offerta? Offerte anche di 50 o 100.000 euro? E poi si “dimenticano” anche di fare il follow up? Che succede se lavori solo per appuntamenti, tutti schedulati in tempi molto stretti (compatibili con le capacità di produzione del progetto/offerta) tipo uno ogni settimana o dieci giorni? Succederanno tre cose:

1. spenderai più soldi in benzina;

1. abbatterai i tempi del tuo ciclo di vendita (anche del 50%);

3. chiuderai più contratti.

Garantito. Se non segui già queste regole, prova da domani a farlo. Agisci subito. Lavorare con metodo e rigore ti farà aumentare le vendite e realizzarle in tempi più brevi.
Se pensi di aver bisogno di aiuto o vuoi condividere qualche riflessione in questo senso siamo pronti a darti una mano. Non aspettare, condividi con noi i tuoi problemi, sperimenta come un SISTEMA MARKETING > VENDITE sia l’unica soluzione per avere successo oggi.

Desidero essere contattato e fare il check up GRATUITO della mia impresa.

Augurandoti come sempre di fatturare di più del mese scorso e meno del prossimo…

Fondatore dell’Agenzia, è da ormai vent’anni nel settore del marketing e della comunicazione.
Energia, creatività e leadership. Per Andrea non esiste la parola impossibile e ogni sfida è solo un nuovo traguardo da conseguire.

Missioni all’estero? Ricordati che le vacanze si fanno ad agosto

Ti occupi anche di sviluppo commerciale estero?
Sei uno degli export manager dell’azienda o il titolare e partecipi all’internazionalizzazione?
Allora vorrei condividere con te la mia esperienza e darti la nostra ricetta per sbagliare il meno possibile, in un progetto di sviluppo commerciale estero.

Mi capita spesso, occupandomi anche di progetti di internazionalizzazione d’impresa, di entrare nelle PMI e parlare, oggi molto più di una volta, di progetti e processi volti all’export.
Il tema, oggi come non mai, è caldo e va trattato con grande interesse.
È giusto che un’impresa guardi ai mercati esteri come possibile opportunità di sviluppo commerciale? Certo che sì. A patto che… l’azienda sia esportabile.

La prima domanda che un imprenditore dovrebbe porsi, nella valutazione dell’esportabilità della sua impresa, è: perché mai un cliente tedesco o giapponese o statunitense dovrebbe acquistare da me?
Be’, spesso a questa domanda non c’è una risposta. Non c’è quindi un motivo reale per cui un cliente tedesco (cliente impresa, ricordiamoci che trattiamo casi B2B) dovrebbe acquistare dalla nostra amata azienda italiana. Il nostro amico tedesco pensa di essere più bravo degli italiani e se può acquistare da un tedesco lo fa con maggior piacere. Punto. Acquisterà da noi solo se gli diamo una soluzione che il suo connazionale non gli dà. La regola è questa. Non ci sono altre possibilità. Quindi se l’azienda italiana offre a quella tedesca delle soluzioni che i connazionali d’oltralpe non offrono, il business può partire.
Se guardi con interesse allo sviluppo del tuo business all’estero basta che affronti seriamente questo quesito per aver già delle risposte sulle potenzialità che ti ritrovi.

Cosa noto purtroppo con grande frequenza? Che ci sono moltissimi (troppi) imprenditori che affrontano l’export come se fosse un gioco.
Ecco perché la (solita) provocazione del titolo di questo post.

Le domande che ci dobbiamo porre, se vogliamo affrontare seriamente l’estero, devono essere:
Cosa? > Intendendo: cosa voglio fare all’estero? Cosa voglio vendere?
Dove? > Nel mondo ci sono 200 Paesi. Dove voglio andare e soprattutto perché? Con quali criteri di selezione e preferenza?
A chi? > Quale sarà il mio target audience? Distributori, importatori, agenti, clienti finali (utilizzatori del mio prodotto)?
Come? > Quale sarà il mio modello di business? Punterò alle esportazioni oppure a un modello distributivo più avanzato (es. costituzione di una società, implementazione di una rete vendita proprietaria, ecc.)?
Perché? > Ritorniamo alla domanda di prima. Perché un cliente straniero dovrebbe acquistare da me? Quali problemi risolverò a lui che non vengono risolti da un (mio) competitor che opera nel Paese in questione?
In quanto tempo? > Mi sto dando dei tempi congrui per un progetto di internazionalizzazione o penso di aprire un Paese in qualche mese?
Con quali risorse? > Ho le risorse adeguate per intraprendere questo percorso?

A valle di questo brainstorming dobbiamo iniziare tutte le attività di ricerca di informazioni propedeutiche a fare un progetto, un piano di azione, un business plan.

E invece cosa fa l’imprenditore italiano medio?
Come affronta la Champions League delle imprese?
Prende al volo la prima proposta di missione estera che gli arriva dalla sua Camera di Commercio, bonifica il suo ticket da 1.500 euro e aspetta con ansia la raccolta dei primi risultati…!
Bello vero? Peccato che le vacanze si fanno ad agosto. E ricordati che se lavori con l’estero ad agosto si lavora ancora di più di un mese normale.

Cosa ti voglio comunicare quindi? Esportare o ancora di più internazionalizzare un’impresa non è uno scherzo. Ci vogliono tempo e risorse. Non è un processo che puoi affrontare senza mezzi e risorse adeguate, senza aver pianificato al meglio tutte le task che compongono il processo.

Ora ti voglio dare la scaletta che seguiamo sempre in Agenzia quando intraprendiamo un nuovo progetto di internazionalizzazione, affinché possa esserti utile e ti dia la possibilità di rivedere i tuoi piani nel caso ti stia occupando di una start up oppure ti consenta di verificare come operi attualmente nell’eventualità che la tua impresa abbia già significative quote di export.

Sono gli ingredienti che devi utilizzare anche se volessi intraprendere al meglio ma autonomamente un processo di vendita all’estero, precisando che stiamo definendo il primo step di riferimento, ovvero quello che mira alle esportazioni e quindi a trovare nei mercati di riferimento quei partner locali (distributori, importatori, agenti ma anche clienti finali utilizzatori del tuo prodotto) che possano essere il tuo riferimento commerciale iniziale.

 

punti

 

1. RICERCA DI MERCATO

La ricerca di mercato deve essere il punto di partenza di qualsiasi processo di internazionalizzazione. Ed è quello step che in pochi fanno, puntando alle fiere del settore e a quello che il “caso” da esse genererà. Per carità, una fiera può rappresentare un ottimo investimento, ma certamente non ti permette di scegliere i tuoi clienti, i Paesi in cui fare business, implementare una strategia di penetrazione fatta a step, ecc.
La ricerca di mercato è rappresentata da quell’insieme di attività propedeutiche a farti avere informazioni, il maggior numero di informazioni possibili, al fine di farti fare scelte strategiche finalizzate a definire azioni, priorità, investimenti, ecc.
Gli elementi che la ricerca di mercato deve mappare sono:
• Analisi dei leader di mercato italiano e dei Paesi in cui esportano;
• Analisi dei competitor internazionali;
• Analisi dei codici TARIC e visione delle statistiche dell’export italiano per il settore di riferimento;
• Identificazione dei bisogni dei clienti e valutazione del proprio posizionamento e dell’offering aziendale;
• Valutazione eventuali tassi di cambio con i Paesi di riferimento;
• Analisi degli strumenti di comunicazione da preparare, gestione delle lingue e della comunicazione;
Quadro normativo per i prodotti oggetto di esportazione (certificazioni, permessi, normative dedicate);
Aspetti fiscali e amministrativi di riferimento;
Aspetti logistici di riferimento;
Aspetti finanziari di riferimento (assicurazioni del credito, lettere di credito, altro).

2. INDIVIDUAZIONE MERCATO OBIETTIVO

Quando incontro aziende che lavorano già all’estero spesso mi imbatto in strutture con degli export manager che girano il mondo come delle trottole e portano a casa molto meno di quello che potrebbero se facessero un lavoro più focalizzato e chirurgico. Oppure trovo aziende che parlano dei Paesi più disparati del mondo e non valutano il fatto che magari Francia e Germania (che rappresentano i primi due partner commerciali dell’Italia e dove vendere tecnicamente non differisce quasi nulla rispetto al Bel Paese) possono rappresentare un’opportunità iniziale di tutto interesse. Il mio consiglio, nel caso di un piano di internazionalizzazione iniziale, è quello di concentrare l’azione in non più di due o tre Paesi, da scegliere però dopo un’attenta fase di analisi e di ricerca di mercato appunto.

3. DEFINIZIONE DELLA STRATEGIA

Il prodotto da vendere può essere venduto senza incontrare i clienti? Oppure avrò un ciclo di vendita decisamente più strutturato? Quale sarà quindi la strategia su cui punterò? Invierò dei campioni in conto visione? Farò delle missioni commerciali?
Qualunque sia la strategia di riferimento sarà fondamentale avere delle metriche di riferimento preventive da monitorare durante l’esecuzione dell’attività, alla stregua di un processo di direzione commerciale implementato nel mercato italiano.
In nostro aiuto ci dovrà essere un software CRM in uso a tutti gli export manager coinvolti nell’attività, con cui si tracceranno, registrandole, tutte le azioni commerciali intraprese. Ricordiamoci che nel B2B devo monitorare quattro valori, non quattrocento. In sequenza: lead > appuntamenti > offerte > contratti.

4. REALIZZAZIONE STRUMENTI DI MARKETING

Vuoi lavorare in Germania o in Francia (non parliamo della Russia…) e inviare i company profile o le offerte in lingua inglese? Libero di farlo. Ma perderai l’80% delle opportunità. Quanti ne vedo che pensano che con l’inglese si fa tutto… Non è così. Tutti, ovunque, preferiscono parlare la propria lingua. E quindi è ideale che tu prepari non solo la comunicazione di presentazione, ma tutto ciò che serve per arrivare ad un contratto, nella lingua del Paese in cui opererai. E che parli con i tuoi interlocutori la loro lingua. Questa è la regola. Sappi che le eccezioni diminuiscono l’efficacia complessiva dell’azione commerciale.
Alcuni suggerimenti sulla stesura dei contenuti dei company profile. Il copywriting qui è fondamentale. Ricordati che in primis devi vendere la relazione. Evidenzia i problemi (potenziali) del tuo interlocutore e incanala la comunicazione nella soluzione di quei problemi. Prepara delle vere e proprie sales letter. E cerca di non scrivere banalità parlando di qualità e attenzione al cliente. C’è qualcuno che non lo fa?

5. ATTIVITÀ DI LEAD GENERATION

L’attività di lead generation richiede sostanzialmente metodo. Più la fai con metodo e maggiori sono i risultati che ottieni. In un progetto di internazionalizzazione quali sono i driver della lead generation? Due sono sostanzialmente le macro leve da utilizzare, a livello strategico, come per qualsiasi azioni di marketing B2B. Il push e il pull. La strategia madre di tipo push è il direct marketing, quella di tipo pull il web marketing. Per ottenere risultati con il direct marketing devi possedere un database di marketing mirato, che contenga i clienti potenziali in target, a cui farai arrivare la tua comunicazione commerciale. A seconda di come strutturi l’azione di contatto (mailing, marketing telefonico, email marketing) è di fondamentale importanza la documentazione che prepari per il tuo interlocutore (company profile, catalogo prodotti, sales letter, ecc.). Ci sono altri post specifici, in questo blog, che dettagliano le peculiarità da seguire durante tutto questo processo. Per l’attività di tipo pull è fondamentale far passare il messaggio che non sarà il tuo sito web, tradotto, a essere lo strumento che fa per te. Anche qui dovrai preparare dei contenitori dedicati (landing page o minisiti ma soprattutto conta la comunicazione che userai).
Il sistema che funziona è quello che si basa su una buona massa critica di contatti, sulla comunicazione efficace basata su liste di qualità, sulla costanza di seguire e inseguire nel tempo i prospect perché lo stato di bisogno è una caratteristica che l’interlocutore oggi non possiede ma domani sì. Ecco perché è fondamentale agganciare a queste azioni strumenti di marketing di contenuto (blog, house organ, newsletter) che servono per coltivare la relazione nel tempo.

6. CONTATTI CON EXPORT MANAGER

Gli export manager dovrebbero essere i finalizzatori di un’attività di marketing internazionale iniziata da altri. Spesso, anzi quasi sempre, non è così. Spesso sono dei one man band che hanno a capo tutte le azioni commerciali, dalla generazione dell’opportunità fino alla firma del contratto. Nell’azienda perfetta e auto organizzata c’è un ufficio marketing estero che lavora per l’ufficio commerciale estero. Quindi un team di persone che lavora per gli export account. Che quindi faranno, ad esempio, delle missioni commerciali basate su incontri profilati e prossimi all’avvio di una collaborazione commerciale.

Come lavora la tua impresa con l’estero? Segui un processo tipo quello che ti ho presentato oppure sei distante da un SISTEMA AZIONE > REAZIONE, MARKETING > VENDITE che ti permette di pianificare la crescita a livello internazionale?

Ritieni sia migliorabile la tua azione commerciale internazionale?
Se la risposta è NO, non hai bisogno di aiuto. Ma se sei arrivato fino a qua e ritieni ci possano essere dei margini di miglioramento o peggio ancora non hai le idee chiare su come avanzare nelle tue azioni commerciali estere, ricordati che le vacanze si fanno in agosto. E viaggiare all’estero per fare business non è uno scherzo. Da anni ci occupiamo di internazionalizzazione d’impresa. Contattaci ORA e chiedi il CHECK UP GRATUITO DELLA TUA IMPRESA. Valuteremo le potenzialità di esportazione dei tuoi prodotti e verificheremo assieme in quanto tempo potrai aumentare le tue vendite e di quanto.

Desidero essere contattato e fare il check up GRATUITO della mia impresa.

Fondatore dell’Agenzia, è da ormai vent’anni nel settore del marketing e della comunicazione.
Energia, creatività e leadership. Per Andrea non esiste la parola impossibile e ogni sfida è solo un nuovo traguardo da conseguire.

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