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Anche tu parli male della concorrenza? Usa l’etica come vantaggio competitivo

Ieri sono stato a pranzo con un cliente. Ad un certo punto della conversazione mi ha parlato di un suo amico imprenditore che ha fatto un’esperienza negativa con un nostro (potenziale) competitor. Si parlava di internazionalizzazione e di un progetto nel quale il cliente a fronte di un investimento di 30K non aveva raccolto nulla. Andando avanti con la conversazione mi ha fatto il nome dell’azienda che aveva erogato il servizio. Azienda che conosco perché ho una chiara conoscenza di chi opera nel mercato, ma della quale non ho molte altre informazioni.

Facciamo una piccola premessa. Il lavoro che facciamo noi è tanto affascinante e stimolante quanto complesso. Le variabili che dobbiamo gestire sono moltissime e operiamo quasi sempre in condizioni di “precarietà”. Perché? Perché le PMI italiane non hanno un sistema azienda. E non sto parlando di marketing o vendite, sto parlando del sistema azienda nel suo complesso.

Ci sono problemi un po’ da tutte le parti.

Gli imprenditori hanno credenze ed aspettative quasi sempre da correggere, il personale è un altro grande problema, si lavora oggi come si lavorava dieci anni fa, non ci sono investimenti nella crescita delle risorse umane, c’è poco gioco di squadra, si conosce poco o nulla del marketing, si ritiene che poiché si paga una fattura a fine mese le cose si autoavverino.

Se inoltre, in  questo scenario, iniziamo a parlare di vendite all’estero ci scontriamo con una concorrenza internazionale dove turchi, polacchi, rumeni, cinesi (solo per citarne alcuni dove la credenza italiana è che siano player di un livello inferiore al nostro) hanno aziende oggi che in moltissime circostanze ci asfaltano.

Spesso fare business in queste condizioni è veramente un’impresa.

Fatta questa doverosa premessa torniamo alla mia colazione di lavoro.

Parlando di internazionalizzazione, non mi è stato è possibile evitare di evidenziare due aspetti fondamentali:

1) è un processo lungo, irto di ostacoli, complesso, da affrontare in tempi e modi idonei;

2) le imprese italiane (PMI) sono così piene di problemi che per ottenere il risultato atteso devi letteralmente prendere per mano l’azienda, gli uomini, le procedure interne, i prodotti, la logistica, ecc.

Conoscendo bene questo scenario, e trovandomi un cliente che mi dava quel tipo di informazioni parlandomi male di un’esperienza fatta da un amico con terzi, ho assunto un atteggiamento esattamente contrario a quello che prendono il 90% dei commerciali oggi. I quali considerano una critica ad un competitor come un grandissimo assist e ci vanno giù pesanti nello spiegare che l’altro è un incapace mentre i bravi sono loro.

Anche se ciò fosse vero, vorrei spiegarti perché prendere quella strada è controproducente se il tuo obiettivo sia vendere. Ed essere scelto.

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Facciamoci un paio di domande per analizzare bene il contesto:

Ciò che è capitato al competior è mai capitato anche a me?

Ciò che è accaduto al cliente è più facile che dipenda dall’incapacità del competitor o dalla tipicità di quel tipo di processo?

E quindi come rispondo solitamente IO a quel tipo di osservazioni?

“Amico mio, non mi sorprende affatto quello che mi dici. Perché poteva succedere anche a me. Dipende da molti fattori. Dipende da come lavora non solo il mio competitor ma anche da come è messa l’azienda del tuo amico imprenditore. Che spesso, per esperienza diretta, è messa male… credimi”.

E quindi “difendo” il lavoro di una realtà che nello scenario della competizione vedo come collega e non come competitor.

Perché conosco bene le difficoltà del lavoro che facciamo. E sarebbe troppo facile parlare male degli altri.

Ora, parlando di tecniche di vendita, questo tipo di reazione alle informazioni ricevute dal cliente toglie o aggiunge punti allo score della mia trattativa?

Ne aggiunge. E molti, credimi. In primis perché fa capire a chi sta dall’altra parte che conosco bene ciò di cui parlo ed in secondo luogo perché non uso scorciatoie di basso livello come fanno i venditori scarsi ma rimango su un piano superiore. Apprezzatissimo dagli interlocutori che si confrontano con me e molto efficace in termini di redemption commerciali.

E cosa fare invece quando nel mercato c’è qualche competitor che fa il gioco sporco, si comporta non alla stessa maniera verso di noi oppure fa operazioni border line per portarsi a casa la commessa, magari abbindolando i clienti con false promesse oppure offerte che non possono stare in piedi?

Devi rispondere con delle argomentazioni che non attaccano il competitor direttamente (non lavorare contro il suo marchio) ma attacca, anche pesantemente, le scelte che può aver fatto, le soluzioni adottate, attaccando quindi la sua strategia.  Spiega al tuo interlocutore perché quelle scelte adottate da terzi non possono essere un vantaggio competitivo per chi le adotta. Spiegane i punti di debolezza.

Quindi piuttosto che dire PIPPO lavora male, dimostra che le scelte che ha fatto PIPPO, ma potrebbero essere fatte anche da PALLA, non vanno bene per questo e quest’altro motivo.

Darai maggiore credibilità al tuo offering e ti porrai comunque ad un livello superiore rispetto a quello della maggioranza dei player che competono con te.

I venditori della tua concorrenza non fanno così. Scelgono la scorciatoia. E utilizzano argomentazioni di vendita da scuola elementare. Come quella di parlare male degli altri non appena ne hanno l’opportunità. Ma non sanno che così non fanno breccia nel cuore e nella pancia (oltre che nel cervello) del tuo cliente.

Lavora pertanto su un piano superiore. Usa l’etica come arma di vendita. Perché funziona.

Verrai visto come più serio e soprattutto più forte dei competitor. Perché non hai bisogno di parlare male degli altri per essere scelto. Bastano le tue argomentazioni di vendita e la tua preparazione a superare obiezioni e resistenze.

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Quali sono le linee guida che dà la tua azienda in tal senso?

Come ti comporti tu ed il tuo team di venditori quando siete in prima linea?

Se in venditore di serie A o giochi in eccellenza?

Se vuoi salire di categoria devi avere una STRATEGIA ed un SISTEMA. E devi partire dal marketing.

Perché le vendite sono l’effetto ed il marketing è la causa.

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E senza parlare male di nessuno!

 

Fondatore dell’Agenzia, è da ormai vent’anni nel settore del marketing e della comunicazione.
Energia, creatività e leadership. Per Andrea non esiste la parola impossibile e ogni sfida è solo un nuovo traguardo da conseguire.

Hai un sogno imprenditoriale? Ecco come rischi di distruggerlo

Nel corso dell’ultimo mese mi sono capitate già due situazioni analoghe di aziende START UP che si sono lanciate nel mercato e rischiano di schiantarsi prima del secondo giro di lancette (un giro = 1 anno solare).

Entrambe queste case study hanno delle similitudini, la differenza sostanziale tra le due, è che in un caso dietro all’impresa c’è un imprenditore più solido finanziariamente dell’altro.

Il che non cambia però le potenzialità del risultato finale (perdere tutto ciò che si è investito).

A mio avviso in questo momento storico, parlando di business,  se ne sentono un po’ di tutti i colori, spesso anche una il contrario dell’altra.

Di tutte le cose che si sentono, io personalmente concordo con questo tipo di affermazioni, visioni, considerazioni, che di seguito vado ad elencare.

Alla voce OPPORTUNITÀ metterei:

  • Mai come oggi è possibile diventare ricchi;
  • I tempi di raggiungimento di questo risultato (ricchezza) sono diminuiti rispetto ad una o due generazioni fa;
  • Internet ha rivoluzionando il mondo offrendo incredibili opportunità anche a chi è senza risorse;
  • Spesso non serve avere una grande idea ma eseguire meglio dei competitor può essere la chiave del successo.

Alla voce MINACCE metterei:

  • Se prima la competizione poteva essere più locale ora è realmente a livello globale, se non pensi a livello globale corri un grave rischio;
  • Se non sfrutti oggi le potenzialità del marketing prima o poi vieni travolto da qualcun altro che ti calpesta facendoti perdere in pochissimo tempo ciò che puoi aver costruito in decenni;
  • La fedeltà dei clienti non esiste, esiste solo il risolvere problemi e ottenere la loro (iper) soddisfazione;
  • Se non segui quelle quattro regole (che però sono sacre) di base che fanno parte del libro “saper fare business” vieni cancellato dal mercato in un microsecondo.

Ergo: ci sono sì delle opportunità che una volta non c’erano, ma oggi per fare impresa devi avere un livello di preparazione di base più alto rispetto a quello di una volta.

Facciamo ancora una considerazione. Il 95% delle imprese italiane non vende un chiodo all’estero. Quindi significa che vendono solo in Italia. Come va il mercato italiano?

Pensa un attimo al tuo mercato (solo quello italiano). Negli ultimi dieci, cinque, tre anni come sta andando?

Sta crescendo oppure è fermo o in decrescita?

Quanto fatturato hai perso con il portafoglio clienti storico?

Quanto new business devi fare per mantenere la tua quota di mercato?

E quanta fatica devi fare se sei ambizioso e vuoi continuare a crescere?

Ecco questo deriva dal fatto che un po’ tutti i business, nel mercato italiano, in questi anni hanno perso terreno.

Non per nulla il PIL del paese ITALIA dal 2008 ha tuttora un saldo percentuale negativo di 7 punti.

Siamo terzultimi in Europa.

10 anni fa il paese Italia fatturava il 7,8% in più di oggi.

Dicevo prima: oggi un imprenditore deve avere delle basi di conoscenza più ampie. Deve essere più preparato, più sul mercato, più capace rispetto a venti anni fa.

uno dei campi dove deve eccellere è: il MARKETING.

Perché? Perché il marketing è il driver principale dell’impresa. E’ il motore che fa fare chilometri alla macchina (azienda).

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Alcune delle prime regole del marketing sono:

  1. Risolvi un problema ad un target specifico;
  2. Studia la concorrenza.

Purtroppo però, l’ABC del marketing è tuttora sconosciuto alla maggioranza delle PMI italiane.

E quindi torniamo a bomba alle due imprese di cui parlavo all’inizio del post.

La prima ha deciso, dopo anni di produzione di serramenti in legno, di lanciarsi nel mondo della produzione di occhiali in legno.

La storia è in realtà straordinaria, due fratelli che si sono letteralmente reinventati un mestiere e di cui sono già grande tifoso. Cercheremo di fare tutto ciò che è nelle nostre capacità per raddrizzare un progetto partito male. Rimane il fatto che il termine “lanciarsi”, direi che nel caso di specie è azzeccato.

La seconda azienda è un’idea di un imprenditore, impegnato in altri settori di business, che ha deciso di aprire un’impresa partendo con la produzione di due prodotti di design per l’arredamento da esterni da giardino.

Fino a qua potrebbe andare tutto bene.

Cosa invece non va bene e ha determinato che queste due imprese non abbiamo nemmeno iniziato una fase di sviluppo delle vendite?

In entrambi i casi le aziende sono partite dalla PRODUZIONE e non dal MERCATO.

Ed hanno concepito e prodotto qualcosa di veramente gradevole e di appeal (parliamo in entrambi i casi di prodotti che più che risolvere dei problemi generano emozioni in chi li compra, e quindi rispondono alla leva dei desideri) ma non hanno tenuto conto di alcuni benchmark di mercato, elementi fondamentali se devo posizionare un prodotto.

Andiamo nel concreto del problema. In entrambi i casi i costi di produzione per dei prodotti realizzati al 100% in Italia determinano un prezzo franco fabbrica molto alto. Troppo alto per ottenere certi volumi di vendita nel solo mercato italiano.

Un occhiale il legno che esce a 600 euro al pubblico quante vendite fa oggi in Italia? Per arrivare ai desiderata di fatturato dell’imprenditore la visione doveva essere da subito internazionale e comunque disporre di un budget per il marketing molto più elevato di quanto non fosse nelle sue disponibilità.

Idem per il secondo caso. Il prezzo di vendita al successivo livello di distribuzione (B2B) non permette di pensare di dotarsi di una filiera distributiva classica (produttore > distributore > rivenditore > cliente finale). E quindi spingere per più di un anno nel mercato italiano cercando di vendere i due prodotti al B2B non ha prodotto alcun risultato. Ma ciò, per i motivi di cui sopra, è anche comprensibile.

Il mondo è cambiato. Al netto di casi eccezionali lo scenario più frequente ma anche ormai difficilmente evitabile è il seguente:

CONCEPT PRODOTTO E MARKETING > ITALIA

PRODUZIONE: ROMANIA, SERBIA, FAR EAST, ecc.

DISTRIBUZIONE: IL MONDO

Che ti piaccia o no i tuoi competitor ragionano in questo modo e fanno in questo modo.

Ad Istanbul ho visitato personalmente le aziende che producono per Armani, Zara e gli altri grandi brand della moda. Sono colossi da miliardi di euro di fatturato. In Turchia e Cina non solo si producono una marea di prodotti che in Italia non si producono più, ma molti di questi vengono prodotti ormai meglio che da noi. Può piacerci o no ma è così.

E allora gli italiani cosa devono fare?

Devono capire che questo è ora il mondo e giocare a proprio favore questa situazione.

Un certo tipo di produzione in Italia non si può fare più.

Pazienza. Andiamo avanti.

Restiamo italiani. Potenzialmente numeri uno al mondo per una marea di cose.

Pedaliamo sfruttando le nostre peculiarità e adeguiamoci al mondo che non è più quello di una volta.

Concludendo, cosa dovevano fare le nostre due start up secondo me?

Nel primo caso (quello degli occhiali) la produzione può rimanere 100 % italiana ma la distribuzione 90% estero e 10 % Italia (e quindi non 100% Italia come si sperava fino ad oggi); nel secondo caso la produzione dei prodotti deve essere portata all’estero, abbattendone i costi di almeno il 50% e diventando quindi molto più appetibile per il mercato del consumatore finale con un pricing più adeguato ai valori medi del mercato (benchmark) pur, naturalmente, nel cluster premium dello stesso.

Hai un sogno imprenditoriale nel cassetto?

Ottima cosa, non cestinarlo.

Ma fai un’ANALISI DEL MERCATO.

Studia bene i tuoi clienti (potenziali) ed i tuoi competitor.

Collocati sempre, se puoi, nella fascia alta del mercato. Quella premium. Con i margini più alti.

Ma ti prego, non metterti nel capannone a realizzare e produrre il tuo sogno sporcandoti le mani e lavorando 18 ore al giorno senza aver fatto uno studio approfondito e SENZA AVERE UN PIANO DI MARKETING.

Ai nostri nonni era andata bene.

Ma erano 40 anni fa…

Oggi non funziona più.

Ti auguro un buon marketing!

 

P.S.

Ti serve un’analisi di marketing ed un piano che ti porti al successo?

Parliamone.

Hai due opzioni:

  1. Chiama il numero verde 800-123784
  2. Riempi il form che trovi QUI.

Entrambe le opzioni hanno un denominatore comune: AGISCI ORA!

 

P.P.S. 

Se vuoi avere le idee più chiare su L’Ippogrifo trovi alcune mie videopillole a questo link www.ippogrifogroup.com/aumentovendite2017

Ti aspetto.

Fondatore dell’Agenzia, è da ormai vent’anni nel settore del marketing e della comunicazione.
Energia, creatività e leadership. Per Andrea non esiste la parola impossibile e ogni sfida è solo un nuovo traguardo da conseguire.

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