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Dividi il nome della tua impresa dal nome dei prodotti che vendi

nome proodtti ippogrifogroup

Post di marketing strategico, quindi massima attenzione perché i concetti che vado ad esprimere sono tanto importanti quando sconosciuti agli imprenditori italiani che guidano le PMI.

La maggioranza delle PMI vendono dei prodotti o servizi a cui non danno un nome.

Fondatore dell’Agenzia, è da ormai vent’anni nel settore del marketing e della comunicazione.
Energia, creatività e leadership. Per Andrea non esiste la parola impossibile e ogni sfida è solo un nuovo traguardo da conseguire.

Tutte le attività di comunicazione devono partire dal marketing strategico

strategia marketing PMI ippogrifogroup

Capita molto più frequentemente di quello che si possa pensare di trovare dei lavori realizzati da consulenti o anche agenzie di comunicazione che siano totalmente inutili per il committente.

Sto facendo riferimento ad attività varie che si ritrovano soprattutto nei contesti del digital o del web marketing, oltre che nella comunicazione più spicciola.

Moltissime imprese ritengono di fare marketing semplicemente perché attivano qualche campagna sponsorizzata su Google, Facebook oppure producono qualche brochure che distribuiscono durante una fiera.

Molto più spesso di quello che si possa pensare tutte queste attività producono poco o niente

Alle volte intercetto e analizzo dei prodotti di comunicazione, come possono essere una brochure istituzionale oppure una campagna di digital marketing e impiego veramente poco tempo a capire che quelle attività sono destinate a non generare alcun tipo di effetto.

Come mai accade ciò?

Prima di darti la mia risposta, vorrei soffermarmi un attimo su come oggi una PMI organizza il più delle volte la sua comunicazione aziendale e le sue attività di marketing.

Gli strumenti di comunicazione principalmente utilizzati sono il sito web istituzionale, una brochure, che ne rappresenta la sua versione cartacea e magari un catalogo prodotti.

Se parliamo di attività di marketing, quelle che più frequentemente vengono implementate sono alcune campagne sponsorizzate su Google ADS e magari qualcuna sui social network come Facebook oppure LinkedIn.

Le imprese che hanno qualche euro in più da investire partecipano alle fiere del settore senza peraltro prepararle al meglio e gestirne i contatti poi ottenuti con sistemi avanzati di follow-up.

Questo è il marketing di una PMI, oggi, in Italia

Gli interlocutori a cui le PMI si affidano per sviluppare le loro attività di comunicazione e marketing sono generalmente agenzie di comunicazione e grafica pubblicitaria per lo sviluppo dei materiali da produrre e digital o web agency per la gestione delle campagne sponsorizzate sulle varie piattaforme. Possono gravitare attorno al management aziendale consulenti di vario tipo un po’ tutti orientati ad attività di marketing operativo.

Uno dei motivi principali per i quali queste azioni messe in campo dall’impresa funzionano poco o niente è che nessuno degli attori sopracitati è un esperto di marketing strategico.

Fare comunicazione o attività di marketing operativo senza che prima sia stata fatta una profonda analisi e uno step preliminare volti a delineare le linee guida del marketing strategico, significa correre il rischio di bruciare danaro senza ottenere alcun tipo di risultato.

Fare comunicazione o attività di marketing operativo senza partire dalle linee guida conferite dal marketing strategico è come iniziare un qualsiasi tipo di dieta senza aver fatto prima nessun tipo di analisi, prova, valutazione delle motivazioni che hanno portato il paziente a una condizione di sovrappeso. La dieta scelta, magari seguendo la moda del momento, potrebbe in alcuni casi ottenere degli effetti ma è decisamente più probabile che questo non accada o comunque sia le regole per ottenere il massimo dei risultati nel lungo periodo implicano che venga seguito un processo diverso.

Il marketing strategico è quello che determina il posizionamento dell’impresa nel mercato, le scelte di differenziazione rispetto ai competitor, l’analisi puntuale dei bisogni dei target audience e definisce conseguentemente tutta la strategia da adottare per avere successo nel mercato di riferimento.

Capito questo passaggio risulta abbastanza evidente, di conseguenza, che qualsiasi tipo di attività di comunicazione è figlia di un ragionamento e di linee guida che arrivano dal marketing strategico.

Definito il ruolo del marketing strategico, diventa estremamente semplice intuire che una campagna web o digital è figlia delle attività che arrivano da quel “piano superiore”

È totalmente inutile, senza senso e può essere addirittura controproducente produrre del copy, quindi dei testi aziendali, se questo non è figlio di linee guida che arrivano del marketing strategico.

Un copywriter che produca del contenuto, senza che sia briffato dal marketing strategico, equivale a un giocatore di una squadra di calcio che venga messo in campo senza aver mai incontrato prima i suoi compagni, non conoscendo nulla di quale sia la strategia e la tattica che verranno utilizzate per sconfiggere l’avversario.

Nella realtà dei fatti, situazioni equiparabili al giocatore che incontra per la prima volta i suoi compagni, sono molto più frequenti di quello che si possa pensare.

Un’impresa che conferisce a un’agenzia di comunicazione l’incarico di realizzare una brochure incontrerà probabilmente una realtà di grafici che nulla sanno di marketing strategico. Otterrà di conseguenza un bel prodotto quasi certamente del tutto inutile per il marketing di quell’impresa.

Una PMI che conferisce allo smanettone di turno, pur presentatosi come consulente di digital marketing, l’incarico di promuovere la propria azienda su Google o Facebook rischia di fare uno scivolone doloroso e poi dare la colpa al marketing.

Le analisi che dovrebbero fare questi interlocutori, per portare le imprese in questione ad implementare campagne e attività efficaci, sono figlie di un percorso iniziale che parte da un brainstorming e un’analisi con domande di questo tipo:

  • perché un cliente dovrebbe acquistare della tua impresa?
  • chi sono i tuoi competitor e cosa offrono al mercato di riferimento?
  • quali sono i tuoi clienti e quali sono i problemi che la tua soluzione risolve loro?
  • i problemi dei tuoi clienti sono consapevoli oppure latenti?
  • quali sono gli elementi di diversità che pone la tua impresa in una condizione di unicità all’interno del mercato in cui essa opera?

Naturalmente se, come spesso accade, non ci sono riposte certe a queste domande non può partire alcuna campagna di marketing.

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Tutta la comunicazione istituzionale di una PMI dovrebbe puntare e comunicare al mercato il posizionamento differenziante dell’azienda stessa.

Soprattutto se parliamo di PMI, non devono esistere contenuti creativi che non comunicano immediatamente al destinatario gli elementi di diversità che caratterizzano quell’impresa e i problemi che essa risolve al suo mercato di riferimento.

Non devono esistere quindi contenuti che non abbiano questo tipo di taglio e che non trasferiscano dall’altra parte, con estrema immediatezza e semplicità, i valori di cui sopra.

  • Cosa comunica la tua impresa?
  • Qual è il payoff* che hai posto sotto il tuo logo?

*il payoff quella frase corta che viene posta sotto al logo aziendale è che in pochissime parole esplicita chiaramente il posizionamento differenziante dell’impresa.

  • Quanto le attività di comunicazione e marketing che stai facendo partono da linee guida conferite dal marketing strategico?
  • Quanto hai lavorato per rendere la tua impresa diversa dalle altre nel terreno dell’iper concorrenza che contraddistingue oggi un po’ tutti mercati?

Se hai dei dubbi su questo tipo di situazioni devi sapere che è necessario risolverli immediatamente perché l’alternativa è quella di bruciare danaro con qualsiasi attività di comunicazione e marketing che farai da domani mattina.

Abbiamo lavorato alla possibilità di avere la risposta a queste domande in tempi estremamente rapidi e soprattutto a costo zero.

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Fondatore dell’Agenzia, è da ormai vent’anni nel settore del marketing e della comunicazione.
Energia, creatività e leadership. Per Andrea non esiste la parola impossibile e ogni sfida è solo un nuovo traguardo da conseguire.

Cosa fare quando il cliente inizia a confrontare il tuo prezzo

Nonostante il tema sia trattato in molteplici contesti e siano veramente innumerevoli gli spunti che in teoria dovrebbero far capire agli imprenditori quale sia la strada da percorrere per risolvere il problema del prezzo nella competizione del mercato, non posso non notare quanto frequente sia questo tipo di discussione.

Il tema del PREZZO e di quanto esso possa essere determinante per vincere o perdere la propria trattativa commerciale emerge quotidianamente nelle conversazioni legate al marketing e alle vendite delle imprese. Non posso quindi esimermi, di conseguenza, dal produrre del contenuto che vada ad approfondire questi temi.

La prima domanda che ti devi porre è la seguente:

“quante volte emerge, nel mio quotidiano, il problema del prezzo durante una trattativa commerciale in cui sono coinvolto con la mia impresa?”

Se la tua risposta è “sempre o spesso” allora devo darti una brutta notizia: sei nei guai e bisogna intervenire immediatamente per uscire da questo tipo di situazione.

L’azienda virtuosa risponderebbe in questo modo: “Mai o quasi mai. Il problema del prezzo, durante le mie trattative commerciali, semplicemente non c’è”.

Questa è risposta a cui tutti quanti noi dobbiamo ambire.

Attenzione ad un passaggio particolare: l’obiettivo che un’impresa dovrebbe darsi è quello di ottenere una situazione di non essere confrontata nel mercato con altri competitor, dal punto di vista prezzo, ma allo stesso tempo essere così forte da uscire nel mercato con dei Premium price. Ovvero, sostanzialmente, collocarsi nella fascia più alta di prezzo, in termini di offerta.

Questa è la missione alla quale tutte le imprese dovrebbero ambire invece di collocarsi nella fascia di mercato della guerra del prezzo e quindi del low cost, partecipando ad una partita persa in partenza nella quale tentare di rimanere nel mercato, con un’impresa che faccia profitti, è spesso un obiettivo irrealizzabile.

Ma quindi qual è la SOLUZIONE per non trovarsi nella tremendo contesto in cui il confronto tra più player è determinato da parte del cliente solo ed esclusivamente sulla base del prezzo?

Il concetto più importante da capire, per arrivare a svincolarsi da questa situazione estremamente rischiosa per un’impresa, è il seguente:

quanto più il cliente identificherà nel prezzo la principale variabile di differenza tra i vari player che confronterà, tanto più significherà che le offerte che ha in mano sono per lui simili una all’altra.

Lo ripeto in modo diverso per capire ancora meglio.

Affinché tu con la tua impresa ottenga l’obiettivo di offrire ai tuoi clienti delle proposte non confrontabili con quelle di altri potenziali concorrenti, il risultato che devi ottenere, e quindi le attività su cui ti devi concentrare, è uno soltanto:

costruire un impianto di offerta diverso da tutti gli altri presenti il mercato a cui appartieni.

Non esiste un’altra ricetta, non esistono alcun tipo di scorciatoie, non esistono altre opportunità.

Per ottenere il risultato che tutti vogliamo, ovvero presentarsi al mercato in modo tale che non sia possibile per il cliente confrontare la tua soluzione con quelle offerte dai tuoi competitor, l’unica ricetta utilizzabile è quella di PROGETTARE L’OFFERTA CHE NON C’È.

L’offerta che non c’è è semplicemente quel tipo di offerta che, se mai venisse messa a confronto dal cliente con altre, permetterebbe al fornitore di far notare al proprio interlocutore il grossolano errore di mettere a confronto due prodotti diversi.

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Naturalmente non sono secondari due aspetti importanti ai fini del risultato finale:

1) la categoria merceologica a cui appartieni. Se la regola base è quella che ti ho sopra descritto, nella pratica bisogna capire a quale tipo di mercato appartieni e quanto sia più o meno complicato costruire l’offerta che non c’è.

Prima però che tu pensi che il tuo settore sia proprio quello in cui non è semplice farlo (cosa che dicono tutti), ti assicuro che ottenere il risultato che ti ho descritto è molto più semplice di quello che tu possa credere.

2) la testa e la cultura del cliente non solo un optional.

Qualsiasi mercato è caratterizzato da diverse tipologie di clienti e quindi il risultato di essere visti come player che offrono una soluzione diversa rispetto alle altre presenti nel mercato a cui appartieni è un risultato che ottieni se parli ai clienti giusti. E, guarda caso, i clienti giusti sono quelli che tutti noi vogliamo. Si tratta della parte alta della piramide della clientela, non quindi “la massa”, e corrispondente circa al 5% di qualsiasi mercato di riferimento.

Quel target di clientela è caratterizzato da imprese (e persone) meglio predisposte alle soluzioni Premium di prezzo, più alto spendenti, maggiormente predisposte a pagare di più per ottenere qualche cosa di diverso, percepito come un’esperienza migliore rispetto a quella che verrebbe fatta scegliendo un’altra soluzione.

Ora però voglio darti QUALCHE CONSIGLIO concreto per creare l’offerta che non c’è, in maniera tale che questo post possa essere un piccolo prontuario grazie al quale tu possa lavorare subito.

I punti fondamentali che ritengo utile segnalarti sono i seguenti:

  • Svincolati il più possibile da offrire un prodotto oppure un servizio. La tua offerta deve parlare della soluzione al problema del cliente. La tua offerta deve presentare un sistema e non una lista di prodotti o di servizi.
  • Vendi un sistema. Il sistema è quell’oggetto di vendita che ha un valore percepito dal cliente assolutamente superiore rispetto ad un mero prodotto o servizio. Il sistema parte del prodotto o servizio che offri e lo farcisce di tutta una serie di elementi che lo rendono sistema. Maggiore è il valore che vuoi creare nella mente del tuo cliente e maggiore saranno gli optional, gli add-on che caratterizzeranno il sistema. Garanzia di risultato, assistenza post vendita, garanzie sui prodotti venduti superiori ai livelli medi offerti dal mercato, opportunità di testing ante acquisto: questi sono esempi di “servizi speciali” che devi aggiungere al prodotto o servizio che vendi per renderlo sistema.
  • Dai un nome al tuo sistema, che diventerà l’oggetto di vendita.
  • Registra il marchio del sistema, in questo modo aumenterai ancora di più il valore percepito lato cliente.
  • Progetta e scrivi il documento offerta in maniera completamente diversa rispetto a quella dei tuoi competitor. All’interno della tua offerta ci sarà un capitolo intitolato: PERCHÉ SCEGLIERE LA “NOME DELLA TUA AZIENDA” in cui spiegherai chiaramente i motivi per i quali la tua offerta ha elementi di unicità ed esclusività che la rendono incomparabile con altre offerte prodotte da quelli che, conseguentemente, non saranno più tuoi competitor diretti.
  • Poni il sistema al centro di tutta la tua comunicazione e fallo diventare l’oggetto di vendita.

Penso di averti dato qualche consiglio utile e averti fatto capire più nel dettaglio quali siano gli step per essere riconosciuti dal mercato come interlocutori diversi dagli altri.

  • Quanto distante ti senti da questo tipo di situazione?
  • Quanto la tua impresa è caratterizzata da una vendita nella quale il confronto con altri competitor è all’ordine del giorno?
  • Quanto è ricorrente nella tua quotidianità la battaglia dei prezzi?

Come a questo punto avrai certamente ben capito, qualsiasi sia il mestiere che fai, devi ottenere il risultato, quanto prima, di essere visto come interlocutore che racconta una storia diversa dalle altre.

Desidero essere contattato e fare il check up GRATUITO della mia impresa.

Ottenere questo tipo di risultato è fattibile se vieni affiancato dai “giusti cervelli”. Che sono quelli di chi conosce bene il marketing strategico, il brand positioning e la gestione delle regole che ti ho descritto poc’anzi.

Se senti di avere il problema, ma capisci di non essere in grado di risolverlo da solo, hai una grande opportunità: si tratta di alzare la cornetta e comporre l’800 12 37 84 oppure riempire il form che trovi qui.

VERRAI AIUTATO e sostenuto da un’impresa che quotidianamente si occupa di risolvere questi problemi. Creeremo assieme a te l’offerta che non c’è e distingueremo la tua impresa dagli altri player che hanno il tuo stesso codice merceologico.

L’importante è che tu capisca che non c’è tempo da perdere.

Il mercato non aspetta, sceglie. E se sceglie gli altri è peggio per te.

Fondatore dell’Agenzia, è da ormai vent’anni nel settore del marketing e della comunicazione.
Energia, creatività e leadership. Per Andrea non esiste la parola impossibile e ogni sfida è solo un nuovo traguardo da conseguire.

“Voglio che tra 5 anni tutta l’Italia conosca il mio Brand”

Questa è senza dubbio la frase della settimana, che ho ascoltato da un cliente potenziale con cui ho parlato nei giorni scorsi.

Essere ambiziosi è il sale della vita e rappresenta senza dubbio un ottimo atteggiamento mentale per qualsiasi imprenditore italiano.

L’importante però, come dico sempre, è non commettere degli errori in termini di stima degli obiettivi attesi.

E oggi proprio di questo voglio parlare.

Nel caso di specie l’imprenditore in questione possiede un’impresa che si occupa di sviluppo software. Oggi l’azienda fattura circa 1 milione di euro e sta valutando le possibili azioni per continuare il suo processo di crescita.

Fin qui nulla di male anzi, come dicevo prima, assolutamente nobile come obiettivo e setting mentale.

Ad un certo punto della conversazione ci siamo concentrati nell’identificare i possibili obiettivi di medio periodo. Ecco che l’imprenditore si è espresso nei termini segnalati nel titolo del post:

“Voglio che tra 5 anni tutta l’Italia conosca il mio Brand”.

La frase in questione identifica un obiettivo nobile, chiaro e anche sostanzialmente raggiungibile se da parte di chi è coinvolto nel raggiungimento di questi obiettivi ci sia la consapevolezza di che cosa significhi arrivare alla cima di quella montagna.

Il ragionamento che io ho posto all’imprenditore in questione è stato semplicemente figlio del mio ruolo e di un’analisi dell’obiettivo espresso.

Il calcolo che ho fatto è il seguente: sono partito dal valutare il numero di clienti potenziali che l’impresa ha oggi nel mercato italiano, identificandoli in circa 200.000. Poi sono passato ad una valorizzazione, pur spannometrica, del costo obiettivo e ho calcolato in circa 10 euro il budget necessario per un certo numero di contatti, ripetuti nel tempo, per ognuno dei clienti potenziali italiani, affinché il brand diventi notorio nelle loro menti.

10 euro di budget per contattare un cliente potenziale, fargli sapere che esisti, fare breccia nella sua mente ritenendo la tua impresa interessante e mantenere con lui un contatto nel tempo sono una somma assolutamente verosimile, anzi direi limitata ed esigua rispetto a quelli che potrebbero essere i numeri reali nel mercato attuale.

Mi sono limitato quindi a fare un semplice esercizio per identificare economicamente quello che potrebbe essere un budget necessario per raggiungere l’obiettivo espresso dall’imprenditore.

200.000 clienti potenziali per un costo / contatto ripetuto di 10 euro cadauno fa semplicemente 2 milioni di euro.

All’imprenditore in questione ho detto quindi che il suo obiettivo era raggiungibile purché ci fossero 2 milioni di euro di budget disponibile per i prossimi cinque anni.

Ti lascio immaginare come può essere proseguita la conversazione.

Il quale semplicemente ha capito, conversando con un professionista, che l’obiettivo che si era posto era semplicemente fuori della sua portata.

Mi capita spesso di imbattermi in situazioni di questo tipo ovvero circostanze nelle quali i desiderata degli imprenditori non siano sostenuti dalle giuste pezze d’appoggio, funzionali a far capire loro che l’obiettivo posto sia raggiungibile.

Pensare in grande, sognare e porsi obiettivi importanti, dicevo in apertura di post, non solo è cosa buona e giusta ma dovrebbe essere anche l’obiettivo primario di qualsiasi impresa.

Il tema focale su cui desidero portare la tua attenzione è quello però di essere consapevoli degli sforzi e dei budget necessari per raggiungere determinati obiettivi.

È come se entrassimo in una agenzia viaggi, guardassimo le immagini spettacolari di qualche isola delle Maldive ed esprimessimo l’ovvia volontà di andare a farci una vacanza senza la consapevolezza però che un viaggio alle Maldive costa 1.000 euro al giorno per persona.

Chiunque può andare alle Maldive, purché disponga di quel budget.

Nel business funziona abbastanza alla stessa maniera.

Un’impresa cresce o per acquisizioni di altre imprese o perché implementa un sistema marketing e vendite che acquisisce clienti.

Le piccole e medie imprese crescono utilizzando il secondo dei due modelli, anche se quasi sempre in maniera piuttosto “artigianale”.

Capire quanto sia possibile crescere per un’impresa, in termini di fatturato e in tempi brevi, è un ragionamento da fare conoscendo bene alcuni dati fondamentali affinché queste stime non diventino delle incredibili cantonate.

Ticket medio di vendita, life time value dei clienti, costo di acquisizione dei clienti, durata del ciclo di vendita sono i valori chiave da conoscere per capire quale sia il budget necessario da investire nel marketing e nelle vendite e per identificare quale sia la vetta più vicina alla portata della propria impresa.

Senza un approccio di questo tipo diventa azzardato parlare di obiettivi desiderati perché semplicemente si corre il rischio di enunciare dei sogni.

La stima dei volumi di fatturato raggiungibili nei prossimi tre o cinque anni, per qualsiasi impresa operante nel mercato, deve essere un esercizio matematico e non l’esplicitazione di un desiderata.

Gli obiettivi devono essere ambiziosi ma anche raggiungibili.

Gli obiettivi, per essere raggiungibili, devono essere enunciati sulla base di pezze d’appoggio che permettano loro di risultare credibili.

I dati e i contenuti che rappresentano le basi delle pezze d’appoggio sono quelli che ho citato qualche riga fa.

Qual è il tuo grado di ambizione nella guida della tua impresa?

Hai degli obiettivi di fatturato per i prossimi 3 e 5 anni?

Hai un business plan o piano industriale a 5 anni?

E soprattutto, se hai creato questi documenti, lo hai fatto corredandoli di tutti i giustificativi necessari per rendere quegli obiettivi credibili?

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Questo è semplicemente un consiglio che mi sento di darti.

Se non hai fatto tutto ciò in questo modo devi senza dubbio organizzarti in tal senso.

L’unico modo per scrivere obiettivi realistici e raggiungibili è quello di possedere un SISTEMA PREDITTIVO che permetta di identificare ex ante le vette da scalare in modo che siano realmente alla portata della propria impresa.

Affinché sia così, oltre agli obiettivi ci dovrà essere anche la chiara identificazione delle attività, caratterizzate da una modalità azione > reazione, in grado di causare il risultato atteso.

Se ritieni di avere l’ambizione giusta ma di non possedere ancora questo tipo di sistema è il caso che inizi a implementarlo il prima possibile.

Anche perché, a differenza di ciò che molti dicono e di ciò che ti piacerebbe sentirti dire, il sistema marketing e vendite che funziona non è faccenda di breve periodo.

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È necessario un lavoro duro messo in piedi da più persone all’interno dell’impresa che condividano macro e micro obiettivi e moltissima attività operativa caratterizzata da un gran numero di camicie sudate da parte di tutti.

Chiama l’800-123784 oppure riempi il form che trovi QUI e passa dall’enunciazione di sogni alla definizione del risultato che otterrai.

Fondatore dell’Agenzia, è da ormai vent’anni nel settore del marketing e della comunicazione.
Energia, creatività e leadership. Per Andrea non esiste la parola impossibile e ogni sfida è solo un nuovo traguardo da conseguire.

Il nuovo spot della TIM? Fantastico. Ma funziona?

Premessa. Potrei azzeccarci oppure anche no.

Purtroppo non ne ho i riscontri.

Quindi diciamolo subito: il contenuto di questo post è una mia opinione personale che si basa sulla mia analisi. La stessa prende alcuni elementi che ho raccolto, utili al ragionamento ma ne manca uno, quello fondamentale (e che scoprirai tra poco) al fine di arrivare ad avere una tesi argomentata al posto di una sensazione.

Veniamo al dunque.

Hai visto l’ultimo spot della TIM?

Con i milioni spesi in acquisto di spazi non penso tu possa rispondere di NO.

Comunque, se mai te lo fossi perso, lo puoi vedere qui: https://goo.gl/Yo4WZZ

Lo spot ha un mix travolgente: la musica ed il ballo coinvolgente di  Sven Otten (JustSomeMotion) bucano il video.

Se parliamo di ottenere il risultato di attaccare le persone alla TV, al PC, al tablet, direi che l’obiettivo è raggiunto alla grande. Il video è diventato virale, con  milioni di visualizzazioni su Youtube.

Ma la domanda da un milione d dollari è:

avrà aumentato le vendite di TIM?

(ecco l’elemento che mi manca non avendo le statistiche di vendita sotto mano)

Certamente ha aumentato a dismisura, nel mercato italiano, la notorietà del ballerino tedesco Otten e anche della canzone All Night. Ma che benefici avrà portato a TIM in termini di vendite?

Un’azienda come TIM disponeva nel 2016 di un budget di circa 250 milioni di euro, nel mercato italiano, per ADV e sponsorizzazioni. Sì hai capito bene. 250 milioni [parentesi – il tuo budget di quanto è?].

E’ chiaro che molti di questi vengono usati in decine di azioni di marketing, promo, eventi e tra queste ci saranno anche dei flop. Resta il fatto che stiamo parlando della prima compagnia di telefonia italiana, con oltre 30 milioni di abbonati mobile. E quindi la comunicazione e la “pressione” sul mercato, ottenuta con tonnellate di passaggi nei cervelli dei consumatori, qualche effetto lo deve pur produrre.

Lo spot di cui stiamo parlando in questione porta il claim “Con TIM è bello avere tutto”.

Ora, facciamoci una serie di domande.

Domanda: a cosa serve una campagna pubblicitaria?

Risposta: a comunicare.

Domanda: a comunicare cosa?

Risposta: la proposta di valore del marchio, la soluzione dei problemi dei clienti che popolano il target audience di riferimento, una promozione, ecc.

Domanda: quale era l’obiettivo di questa campagna?

Risposta: comunicare al mercato che TIM può essere un unico player che ti dà telefonia fissa, mobile, tv on demand, giochi, ecc.

Domanda: obiettivo raggiunto?

Risposta (mia personale): non lo so.  Quanto porta a casa TIM grazie allo spot? Certamente il premio a Cannes come video virale verrà vinto dall’agenzia che lo ha prodotto (si tratta della Havas Milan – complimenti ragazzi!) ma… quanti abbonamenti in più farà TIM?  Io francamente, non credo molti.

Queste campagne hanno l’obiettivo di continuare a parlare al mercato. E’ chiaro che se posso disporre di budget multimilionari e mi divido il mercato in una condizione di oligopolio non posso che arrivare ad un risultato importante.

La questione a mio avviso sta quindi nella parola chiave di prima: pressione. Che TIM (assieme a Vodafone e Wind) esercita incessantemente sul mercato.

Ma cosa dicono i clienti di TIM del nuovo spot?

Prova a dare un’occhiata alla pagina Facebook del gigante delle TLC.

Te ne anticipo un estratto.

tim_facebook

I clienti non sembrano molto contenti dei servizi di TIM.

La maggioranza degli interventi sono per lamentarsi, a vario titolo, sui servizi offerti.

Parecchi fanno riferimento allo spot.

La tesi (dei clienti che scrivono) è sostanzialmente questa: è inutile che mi fai ballare se non mi risolvi i problemi che ho!

E direi che hanno ragione.

Lo spot sarebbe stato straordinario due volte se lo avesse prodotto una nuova compagnia telefonica.

Ecco che riuscire a moltiplicare i passaggi pubblicitari acquistato con i budget disponibili grazie alla viralità online del video avrebbe portato una enorme visibilità ad un marchio sconosciuto.

Ma per TIM?

E quindi, in conclusione,  lo spot è controproducente?

No, non voglio dire questo, ci mancherebbe.

E’ meglio questo spot oppure un altro, anonimo come tanti che ci vengono proposti?

Certamente tra i due preferisco questo di cui stiamo discutendo.

Ma i punti che desidero evidenziare sono due:

  1. TIM deve migliorare i servizi ai clienti, molti dei quali sono scontenti;
  2. Il successo di una campagna si vede dagli abbonati in più che porta. Il resto conta zero.

Campagne di branding per un marchio come TIM a mio avviso servono a poco. Se non per portare avanti un concetto di posizionamento del marchio, ripetendo negli anni lo stesso pay off.

Un’ultima considerazione. Lo spot della TIM fa capire un’altra grande cosa.

Uno spot virale non ha bisogno di grandi budget.

Ok che la TIM ha pompato un po’ e avrà speso abbastanza per il suo spot ma ricordiamoci che il video originale di Sven Otten sta ora a 38 milioni di visualizzazioni ed è “solo” un mix travolgente di ballo e musica girati in una soffitta. A budget zero!

Ecco, questo direi è lo spunto che ci possiamo portare a casa e serve soprattutto per i no brand e per le piccole imprese.

La rete ha la viralità intrinseca. Un video virale può portare all’impresa che lo crea un valore aggiunto incredibile anche a fronte di poche risorse investite.

Come sempre, il risultato potenziale sta sotto il naso di tutti ma raccoglierlo è un successo di pochi… i più bravi.

Che ne dici allora dello spot di TIM?

Dammi la tua opinione magari allargando la riflessione a quello che ne può trarre una PMI italiana.

Ti auguro un buon marketing!

p.s. Se sei in ritardo con le vendite ed il tuo marketing scricchiola sai cosa fare.

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Se vuoi avere le idee più chiare su L’Ippogrifo trovi alcune mie videopillole a questo link www.ippogrifogroup.com/aumentovendite2017

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