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Il nuovo spot della TIM? Fantastico. Ma funziona?

Premessa. Potrei azzeccarci oppure anche no.

Purtroppo non ne ho i riscontri.

Quindi diciamolo subito: il contenuto di questo post è una mia opinione personale che si basa sulla mia analisi. La stessa prende alcuni elementi che ho raccolto, utili al ragionamento ma ne manca uno, quello fondamentale (e che scoprirai tra poco) al fine di arrivare ad avere una tesi argomentata al posto di una sensazione.

Veniamo al dunque.

Hai visto l’ultimo spot della TIM?

Con i milioni spesi in acquisto di spazi non penso tu possa rispondere di NO.

Comunque, se mai te lo fossi perso, lo puoi vedere qui: https://goo.gl/Yo4WZZ

Lo spot ha un mix travolgente: la musica ed il ballo coinvolgente di  Sven Otten (JustSomeMotion) bucano il video.

Se parliamo di ottenere il risultato di attaccare le persone alla TV, al PC, al tablet, direi che l’obiettivo è raggiunto alla grande. Il video è diventato virale, con  milioni di visualizzazioni su Youtube.

Ma la domanda da un milione d dollari è:

avrà aumentato le vendite di TIM?

(ecco l’elemento che mi manca non avendo le statistiche di vendita sotto mano)

Certamente ha aumentato a dismisura, nel mercato italiano, la notorietà del ballerino tedesco Otten e anche della canzone All Night. Ma che benefici avrà portato a TIM in termini di vendite?

Un’azienda come TIM disponeva nel 2016 di un budget di circa 250 milioni di euro, nel mercato italiano, per ADV e sponsorizzazioni. Sì hai capito bene. 250 milioni [parentesi – il tuo budget di quanto è?].

E’ chiaro che molti di questi vengono usati in decine di azioni di marketing, promo, eventi e tra queste ci saranno anche dei flop. Resta il fatto che stiamo parlando della prima compagnia di telefonia italiana, con oltre 30 milioni di abbonati mobile. E quindi la comunicazione e la “pressione” sul mercato, ottenuta con tonnellate di passaggi nei cervelli dei consumatori, qualche effetto lo deve pur produrre.

Lo spot di cui stiamo parlando in questione porta il claim “Con TIM è bello avere tutto”.

Ora, facciamoci una serie di domande.

Domanda: a cosa serve una campagna pubblicitaria?

Risposta: a comunicare.

Domanda: a comunicare cosa?

Risposta: la proposta di valore del marchio, la soluzione dei problemi dei clienti che popolano il target audience di riferimento, una promozione, ecc.

Domanda: quale era l’obiettivo di questa campagna?

Risposta: comunicare al mercato che TIM può essere un unico player che ti dà telefonia fissa, mobile, tv on demand, giochi, ecc.

Domanda: obiettivo raggiunto?

Risposta (mia personale): non lo so.  Quanto porta a casa TIM grazie allo spot? Certamente il premio a Cannes come video virale verrà vinto dall’agenzia che lo ha prodotto (si tratta della Havas Milan – complimenti ragazzi!) ma… quanti abbonamenti in più farà TIM?  Io francamente, non credo molti.

Queste campagne hanno l’obiettivo di continuare a parlare al mercato. E’ chiaro che se posso disporre di budget multimilionari e mi divido il mercato in una condizione di oligopolio non posso che arrivare ad un risultato importante.

La questione a mio avviso sta quindi nella parola chiave di prima: pressione. Che TIM (assieme a Vodafone e Wind) esercita incessantemente sul mercato.

Ma cosa dicono i clienti di TIM del nuovo spot?

Prova a dare un’occhiata alla pagina Facebook del gigante delle TLC.

Te ne anticipo un estratto.

tim_facebook

I clienti non sembrano molto contenti dei servizi di TIM.

La maggioranza degli interventi sono per lamentarsi, a vario titolo, sui servizi offerti.

Parecchi fanno riferimento allo spot.

La tesi (dei clienti che scrivono) è sostanzialmente questa: è inutile che mi fai ballare se non mi risolvi i problemi che ho!

E direi che hanno ragione.

Lo spot sarebbe stato straordinario due volte se lo avesse prodotto una nuova compagnia telefonica.

Ecco che riuscire a moltiplicare i passaggi pubblicitari acquistato con i budget disponibili grazie alla viralità online del video avrebbe portato una enorme visibilità ad un marchio sconosciuto.

Ma per TIM?

E quindi, in conclusione,  lo spot è controproducente?

No, non voglio dire questo, ci mancherebbe.

E’ meglio questo spot oppure un altro, anonimo come tanti che ci vengono proposti?

Certamente tra i due preferisco questo di cui stiamo discutendo.

Ma i punti che desidero evidenziare sono due:

  1. TIM deve migliorare i servizi ai clienti, molti dei quali sono scontenti;
  2. Il successo di una campagna si vede dagli abbonati in più che porta. Il resto conta zero.

Campagne di branding per un marchio come TIM a mio avviso servono a poco. Se non per portare avanti un concetto di posizionamento del marchio, ripetendo negli anni lo stesso pay off.

Un’ultima considerazione. Lo spot della TIM fa capire un’altra grande cosa.

Uno spot virale non ha bisogno di grandi budget.

Ok che la TIM ha pompato un po’ e avrà speso abbastanza per il suo spot ma ricordiamoci che il video originale di Sven Otten sta ora a 38 milioni di visualizzazioni ed è “solo” un mix travolgente di ballo e musica girati in una soffitta. A budget zero!

Ecco, questo direi è lo spunto che ci possiamo portare a casa e serve soprattutto per i no brand e per le piccole imprese.

La rete ha la viralità intrinseca. Un video virale può portare all’impresa che lo crea un valore aggiunto incredibile anche a fronte di poche risorse investite.

Come sempre, il risultato potenziale sta sotto il naso di tutti ma raccoglierlo è un successo di pochi… i più bravi.

Che ne dici allora dello spot di TIM?

Dammi la tua opinione magari allargando la riflessione a quello che ne può trarre una PMI italiana.

Ti auguro un buon marketing!

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Se non sei un leader sei uno sfigato?

La prima premessa è che sto vedendo un aumento esponenziale di consulenti, guru, coach e formatori. Tutti specializzati nel marketing. Tutti specializzati nelle vendite. Tutti specializzati nel portare le aziende sulla luna. E tutti a parlare di leadership. Il messaggio che viene spinto all’estremo è: o tu azienda sei leader o morirai. Solo il primo vince. Dal secondo posto in giù andrai all’inferno.

La seconda premessa è che se vai a vedere bene tanti di questi pseudo consulenti, guru, coach e formatori sono dei signor nessuno, nati ieri e che utilizzano (alle volte anche bene) internet e i social media per promuoversi. Oggi per farlo basta poco: un sito web, un blog, una landing page, qualche euro speso con facebook ads. Praticamente nessuno di questi attori è leader. Non voglio parlare male dei consulenti di marketing, mi sono già espresso in un precedente post che puoi trovare qui:
https://ippogrifogroup.com/marketingevenditeb2b/la-professione-del-momento-il-consulente-di-marketing/

Veniamo al cuore della riflessione odierna.

Se un’azienda non è leader nel suo settore è sfigata?
Ha i giorni contati?
Sparirà dalla faccia della terra?

La terza e ultima premessa è che parliamo del mercato italiano.

La mia tesi è questa: tutti abbiamo letto i testi sacri e tutti conosciamo le regole del posizionamento e del branding. E quindi sappiamo bene che puntare al ruolo di leadership in una nicchia di mercato è cosa buona e giusta. E che quindi un’impresa deve puntare a questo risultato finale: individuare una nicchia di mercato a disposizione (ovvero non occupata già da un leader) e diventarne leader, ovvero unica e diversa dalle altre e la prima nella mente dei clienti.
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Ma quanti sono veri leader? E chi sono?

Io dico che sono pochi mentre sono moltissimi i mercati senza leader, con grande polverizzazione dell’offerta, moltissimi player e zero leader. Ovvero con situazioni in cui se chiedi ai clienti (business, imprese): chi è l’impresa che associ al business tal dei tali?… non danno risposta; perché un vero e proprio leader non c’è.

Io che mi occupo di marketing B2B da vent’anni posso dirti che sono molti i mercati che si trovano in questa situazione. Tra poco faremo degli esempi e argomenteremo questa tesi.
E quindi? Cosa significa avere interi mercati senza un vero leader? Significa che c’è molto spazio ancora per puntare alla vetta, perché, lo ripeto, è cosa buona e giusta. Puntare a essere il leader in una nicchia di mercato è la missione che qualsiasi impresa dovrebbe avere.

Torniamo al succo del discorso. L’Italia è fatta da circa 5 milioni di imprese. I mercati e i settori merceologici sono moltissimi. A differenza di molti altri Paesi, il nostro è caratterizzato da PMI per definizione che sono micro e nano imprese di fatto. Il 95% delle imprese italiane ha meno di 5 occupati. E quindi?

E quindi vi sono N mercati in cui i leader semplicemente non ci sono.

Ricordiamoci che queste riflessioni le stiamo facendo su mercati B2B. I mercati B2B sono caratterizzati tipicamente da imprese che non fanno campagne di comunicazione da mass market, che sono quelle che puntano al consumer e che utilizzano (oggi molto meno ma tuttora persistono) radio, stampa e tv come canali principali. Facendo comunicazione B2C è più facile ottenere un ruolo di leadership semplicemente perché la visibilità è molto più alta. Si raggiungono milioni di consumatori e se martelli per anni diventi il leader. Ma se andiamo nel B2B dove la comunicazione è molto più diretta e dove spesso le azioni di marketing sono quasi assenti lo scenario è molto diverso.

Andiamo a vedere nel dettaglio quello che intendo e facciamo alcuni esempi.
Prendiamo il settore della stampa. E chiediamo a un imprenditore o a un marketing manager chi sia il leader di mercato. Che ci dica i nomi di tre o quattro player operanti nel settore della stampa. Io dico che è possibile che saltino fuori uno o due nomi relativi al settore della stampa low-cost (dove effettivamente ci sono alcuni attori che hanno assunto ruoli di leadership) ma se parliamo di stampa offset per segmenti premium di prodotto e facciamo questa domanda spostandoci geograficamente nel mercato italiano, quale risposta otterremo? Te lo dico io. Nulla. I leader non ci sono. C’è un universo di attori dove al massimo possiamo trovare il leader di un piccolo territorio ma quello secondo me, facendo quel tipo di mestiere, non è assolutamente un leader. In Italia ci sono 8.481 stampatori. Un vero leader del mercato italiano per la stampa offset del segmento premium non c’è. E per la stampa roto offset nemmeno. Anche qua c’è una decina di aziende con fatturati superiori ai 20 milioni di euro ma manca un leader vero e proprio. Non c’è un numero uno e nemmeno un numero due. Almeno nelle menti dei clienti, che in questo caso sono i marketing manager, i direttori comunicazione o gli amministratori delle imprese che stampano prodotti di quel tipo.

E se parliamo di impianti fotovoltaici di grandi dimensioni per le imprese?
E se guardiamo ai servizi legali?
E se necessitiamo di un impianto di sicurezza per mettere al riparo il nostro capannone? Chi è il leader?
E per gli impianti di illuminazione?
Se cerchiamo i leader nel settore della pavimentazione industriale?
E per la disinfestazione dei luoghi di lavoro?
Se cerchiamo tra i fornitori di abbigliamento antinfortunistico?
Potrei continuare a lungo.
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Dove voglio arrivare quindi?
Non voglio certamente che passi il messaggio che non ha senso essere leader o puntare a diventarlo. Anzi. È quello che predico tutti i giorni e che faccio con la mia agenzia con i clienti che si affidano a noi. Quello che voglio dire è che i settori “senza leader” sono ancora moltissimi. E questo è un vantaggio. Per tutti quelli che operano in questi settori. Perché significa che c’è lo spazio per puntare a questo risultato, che deve essere, certamente, il loro obiettivo.

Devono puntare al mercato (almeno) nazionale, dotarsi di una rete che lo copra capillarmente e spingere con il marketing affinché, senza far uso di leve di mass market, possano instaurare con i propri target audience una comunicazione diretta, mirata, duratura, continua nel tempo.

E quindi… diventare leader, nella mente dei clienti. E quindi nei fatti. Queste aziende possono, ancora oggi, avere questa ambizione anche in mercati saturi e tradizionali. Perché i leader non ci sono. Chi prima inizia, dandosi questo obiettivo e mantenendo costanza nel tempo, lo diventerà.

In che situazione si trova la tua impresa?
Nel mercato in cui operi i leader ci sono oppure no?
E se non ci sono cosa aspetti a diventarlo TU con la TUA impresa?
Cosa pensano i tuoi clienti?
Se lo spazio è ancora disponibile non devi perdere tempo perché, questo è vero, quando c’è un leader riconosciuto scalzarlo è molto difficile, spesso impossibile.
Se vuoi capire come fare a diventare leader implementando sistemi di marketing per il B2B sei nel posto giusto.
Contattaci, faremo un check up della tua impresa e del tuo mercato.
Studieremo i competitor e i clienti potenziali.

Desidero essere contattato e fare il check up GRATUITO della mia impresa.

P.S.

Leader si diventa.
Diventa leader.
L’obiettivo è corretto.
Si può fare.
Fallo!

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