Il nuovo logo della Juventus e l’ignoranza sul marketing. Consigli per le PMI

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Non so se segui il calcio e se ne sei appassionato.

Se la risposta è sì forse saprai che la Juventus ha presentato qualche giorno fa il suo nuovo logo, con il quale uscirà da luglio prossimo su divise e merchandising.

La Juve ha deciso dopo circa 13 anni di cambiare dal suo ultimo restyling e dare più che una “rinfrescata” un cambiamento sostanziale alla propria immagine attraverso il cambiamento del visual del primo elemento, il primo pilastro di quella che viene definita corporate identity: il logo.

In poche ore questo evento ha scatenato, come è ovvio che sia, una valanga di reazioni. Tv, radio, social network, siti web. In poche ore ne ho sentito di tutti i colori.

Prima riflessione. Che cosa emerge dai commenti che sento? L’ignoranza. Come spesso accade. Probabilmente in questo caso in maniera ancora più accentuata perché stiamo parlando di una squadra di calcio.  Tutti che parlano di tutto. E spesso a vanvera. Perché un tema è dire mi piace o non mi piace e quindi qua siamo nell’opinabilità e nei gusti dei singoli, altra cosa è fare commenti se sia giusto o meno cambiare e sul perché delle scelte fatte. Ed in questo secondo caso o si hanno delle competenze o si rischia di dire un sacco di fesserie.

Ieri ascoltavo come sempre, quando posso e sono in macchina, la Zanzara, su radio 24. Il buon David Parenzo ha espresso la sua opinione. Prendendo però la strada sbagliata. Avesse detto: il logo non mi piace, mi fa schifo  non ci sarebbe stato alcun problema. Il fatto è che intanto ha confuso il significato di logo con quello di brand, e poi ha aggiunto che un’operazione di questo tipo NON SI FA. E qua ha commesso l’errore di parlare di qualcosa che non gli compete, nel senso di cui non ha competenza. Perché ha detto una grande stupidata. Ti spiego perché.

Seconda riflessione. E’ giusto cambiare nel tempo un logo? Risposta (tecnica). Certo che si.

I loghi si cambiano semplicemente perché per come sono fatti (segni distintivi ed elementi grafici che compongono o accompagnano il nome dell’azienda) seguono le mode, le tendenze, i gusti dei tempi e del mercato. Non esiste una grande azienda che non abbia fatto uno o più restyling del proprio logo. La cadenza di questo intervento dovrebbe essere di 10 / 15 anni. All’interno dei quali il logo va spinto molto perché primo elemento di identificazione di un marchio. Che “deve entrare nel cervello dei consumatori, dei clienti”. Ecco perché è ideale non fare alle volte grandi stravolgimenti. Semplicemente per non “perdere” il lavoro fatto negli anni precedenti con la comunicazione, ovvero l’aver creato (forse) la riconoscibilità e l’associazione di un segno grafico con un marchio, da parte del mercato.

Quindi, nel caso della Juve, sarebbe stato interessante (forse) analizzare quanto sia distante il logo nuovo da quello precedente.

Ecco alcuni esempi di restyling dei loghi di grandi aziende, che ti fanno capire come alle volte il cambiamento, negli anni, sia veramente radicale.

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Prova a prendere una tua foto di vent’anni fa.

Che commenti farai sulla tua capigliatura?

E sui tuoi vestiti?

E sugli occhiali (se li porti)?

Ci sarà un probabile commento: mamma mia che brutto.

Ti piacciono le Mercedes? A me sì. E il mio brand preferito per le autovetture.

Prendi la foto dell’ultima classe E e di quella di vent’anni fa. Che ti sembra? Non servono commenti.

Il logo è un elemento di design. Il design si evolve, si sviluppa, si ammoderna. E quindi un logo deve seguire i tempi. E deve cambiare.

Mi piace il nuovo logo della Juve?

No, non mi piace.

Conta qualcosa? Zero!

Il fatto che mi occupi di marketing (e quindi anche di comunicazione) da vent’anni e che quindi possa capirne qualcosa conta in questo caso? Molto. Nel senso che sono andato oltre al mi piace / non mi piace e ai discorsi da bar, e sono andato a vedermi le spiegazioni tecniche dei designer che hanno concepito il logo e hanno dato delle argomentazioni di marketing alle scelte fatte. In sostanza il logo segue le nuove tendenze del design, per farla molto breve. Io avrei cercato di raggiungere gli stessi obiettivi con un logo diverso. Ma è la mia opinione e non conta.

Quello che conta alla fine è una cosa sola. Aiuterà il nuovo logo a raggiungere gli obiettivi di marketing aziendali (che ci sono) oppure no? E questo, oggi, NESSUNO PUO’ GARANTIRLO. Il tempo lo dirà.

Terza ed ultima riflessione e messaggio del post. Trasliamo tutti questi discorsi su una PMI italiana. Cosa dovrebbe fare un’azienda italiana che certamente non è come importanza del brand la Juventus, non è la Fiat, non è MC Donald’s?

Deve interessare o no questo tipo di riflessioni ad un’azienda che fattura 2 milioni di euro, lavora solo nel mercato italiano (e forse nemmeno tutto) e non ha 1 milione di clienti?
Risposta. Una PMI italiana dovrebbe seguire l’esempio (ed il messaggio) della Juventus e fare la stessa identica cosa: cambiare nel tempo. Le logiche sono le stesse. Che tu abbia un milione di clienti o cento non conta. Devi avere la sensibilità al cambiamento e non pensare che il vestito, il messaggio, l’immagine che avevi vent’anni fa possano andare bene anche oggi. E questo vale anche se vendi macchinari industriali, robotica, automazione, ferro!

Devi avere la stessa sensibilità di chi vende moda. E’ chiaro che cambia. I clienti business e il B2B non sono i clienti consumer e i mercati B2C. Ma entrare in aziende che hanno logo, immagine coordinata ed elementi del visual risalenti a due generazioni fa, CREA UN DANNO D’IMMAGINE. Tradotto: fatturi di meno.

Tutto chiaro?

Quindi se sei il timoniere della nave aziendale fai un check all’immagine della tua azienda.

Com’è messa?

Ha lo stesso logo di vent’anni fa?

Anche tu pensi che non serva fare uno studio fotografico adeguato perché tanto il tuo cliente guarda le schede tecniche e non le immagini dei tuoi macchinari?

Hai le brochure i cui testi dicono siamo bravi, siamo belli, seguiamo il cliente, il nostro valore aggiunto è il servizio? E pensi veramente che il mercato ci creda?

Ti prego corri ai ripari.

E non pensare che questi discorsi riguardino solo le grandi aziende, i grandi brand. NON E’ COSI’.

Vuoi che facciamo un check assieme?

Possiamo partire da un’analisi della tua immagine aziendale per poi passare a temi dai contenuti ancora più forti. I processi MARKETING E VENDITE. Che partono, ricordati, da un’immagine vincente.

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Fondatore dell’Agenzia, è da ormai vent’anni nel settore del marketing e della comunicazione.
Energia, creatività e leadership. Per Andrea non esiste la parola impossibile e ogni sfida è solo un nuovo traguardo da conseguire.

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3 Responses to Il nuovo logo della Juventus e l’ignoranza sul marketing. Consigli per le PMI

  1. Maurizio Chiarini ha detto:

    Analisi eccellente, come sempre… Leggere questo blog dovrebbe diventare obbligatorio.
    Nello specifico del logo: non seguo il calcio e non ne sono appassionato, però seguo con grande interesse quella parte di comunicazione che si occupa dell’immagine aziendale e la struttura del logo mi interessa moltissimo.
    Quando ho visto il nuovo logo della Juventus ho provato quella sensazione che provo spesso quando vedo un logo che a mio avviso è ben fatto: “vorrei saperli fare così bene anch’io!”.
    Ecco, io lo trovo assolutamente geniale, ma questo conta poco, come conterebbe poco esprimerne un immotivato o romantico disprezzo.
    Conta l’identità, la capacità di esprimerla e determinarla in maniera eccellente, anche sapendo evolvere.
    Interessante lettura, grazie Ippogrifo!

  2. Frank Vale ha detto:

    Sono completamente d’accordo con Voi. La prima volta che ho visto il nuovo marchio della Juve l’ho trovato estremamente JUVANILE (nel senso di giovanile) : Davvero molto bello per la sua semplicità

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