Author Archives: Andrea Zucca

Anche tu sei ammalato di lamentina?

In Italia c’è una patologia in corso da anni. E colpisce milioni di persone. Tra queste, purtroppo, ci sono anche quelle che dovrebbero esserne immuni, per il mestiere che fanno. Mi riferisco ad imprenditori, manager e persone che lavorativamente parlando hanno delle responsabilità importanti. E non possono permettersi di ammalarsi.

A quale patologia mi riferisco? Sto parlando della LAMENTINA. Ovvero la lamentela istituzionalizzata, diventata parte integrante della persona.

Il paziente ammalato di “lamentina” è focalizzato sui problemi.

Vede il bicchiere più volte mezzo vuoto che mezzo pieno.

Non ha una visione di lungo periodo.

Si è fatto sovrastare dai problemi quotidiani. Che lo perseguitano.

Le battaglie della vita lo hanno condizionato a tal punto che ora vede tutto nero o grigio.

Sorride poco.

Aspetto più grave della patologia: non si assume la responsabilità dell’essersi ammalato. Pensa che la lamentina sia un castigo divino. Il problema per cui si trova in queste condizioni deriva dall’esterno, dal resto del mondo, non da lui.

Sgomberiamo il tavolo subito da possibili misunderstunding.

Nella categoria degli imprenditori, gli ammalati di lamentina sono inferiori rispetto alle altre categorie di persone. Perché proprio per il mestiere che fanno hanno un DNA geneticamente modificato che li tiene alla larga da questo che è veramente uno dei mali del secolo.

Purtroppo però, come i virus stanno iniziando a contaminare i sistemi della APPLE, cosa impossibile fino a qualche anno fa, così la lamentina sta iniziando ad essere presente in percentuale crescente tra gli imprenditori.

Come sai giro l’Italia più volte all’anno. E quindi ho una visione completa, deregionalizzata e priva di conflitti di interesse.

Riscontro un po’ dappertutto la presenza della lamentina.

Fare impresa oggi in Italia è complicatissimo. Gli imprenditori sono degli eroi. Ci sono balzelli e incombenze quotidiane che drenano tutta una serie di ingredienti vitali per fare impresa: tempo, energia, danaro, sicurezze.

Ciò premesso il mondo è grande. Puoi fare impresa in Italia ma anche all’estero.

Puoi usare la rete e riprogettare completamente il tuo modello di business.

Puoi creare il prodotto che non c’era e l’azienda che non c’era.

Nessuno ti obbliga a continuare a fare quello che facevi 20 anni fa.

Quindi, se fai l’imprenditore è perché vuoi farlo, non ne sei obbligato, non te lo ha prescritto il medico. Non puoi permettere che la lamentina si insinui cronicamente nel tuo cervello. Ne usciresti distrutto.

Non perderti i prossimi articoli, iscriviti al blog!

La cosa che mi fa più innervosire è che spesso le persone si lamentano di un problema che le colpisce ma non fanno nulla per cambiare la situazione.

Resistenza al cambiamento. C’è un problema, ma la resistenza al cambiamento la vince. C’è il male di pancia, ma la fatica della cura è più forte. Quindi il problema permane e la lamentina trionfa.

Facciamo degli esempi con il nostro mondo, quello del marketing e delle vendite B2B.

L’imprenditore (o il manager) si lamenta che l’azienda non cresce.

Ma cosa fa profondamente per cambiare la situazione? Se lavora oggi con gli stessi schemi di una volta e soprattutto non è disposto a mettersi in (ri)discussione e dare spazio a chi ne sa qualcosa?

L’imprenditore (o il manager) si lamenta che non ha visibilità sul web.

Ma che investimenti ha fatto per ottenere quel risultato? E per quanto tempo?

L’imprenditore (o il manager) si lamenta dei collaboratori.

Ma quanto investe in selezione del personale e formazione (costante) dei propri uomini?

L’imprenditore (o il manager) ha le sue credenze (sbagliate). Il marketing è un costo. Funziona poco. Nel mio settore ancora meno.

Ma cosa ne sa di marketing? Quanto studia, si informa, legge, sperimenta, testa con il marketing?

L’imprenditore (o il manager) si lamenta dei suoi venditori. E del fatto che per avere i dati della sua azienda deve fare snervanti riunioni per sentirsi dire sempre le stesse cose.

Ma che investimenti ha fatto in tecnologia e nel CRM?

Potrei continuare a lungo.

Desidero essere contattato e fare il check up GRATUITO della mia impresa.

Cosa voglio dire oggi?

Basta lamentele!

Non diamo spazio alla lamentina. Concentriamoci sull’azione. Mettiamo nel conto sforzo, fatica, resilienza per cambiare il futuro nostro e della nostra impresa.

Circondati da persone immuni dalla lamentina. Frequenta solo i campioni. E ricordati che sei il RESPONSABILE DEI TUOI RISULTATI. Si chiama principio della causatività. Ho speso 6.000 euro di corso per capirlo. Credimi, è così.

P.S. Se pensi di avere anche lontani sintomi della lamentina devi fare immediatamente una visita. Abbiamo un pool di medici che la riconoscono in un batter d’occhio. La visita è gratuita. E viene fatta a domicilio. Cosa aspetti? Chiama ora l’800-123784 oppure riempi il form che trovi QUI.

Fondatore dell’Agenzia, è da ormai vent’anni nel settore del marketing e della comunicazione.
Energia, creatività e leadership. Per Andrea non esiste la parola impossibile e ogni sfida è solo un nuovo traguardo da conseguire.

600 euro al mese per lo stagista ingegnere? Anche troppi!

Come avrai certamente visto, in questi giorni è scoppiato un “putiferio” per un annuncio di lavoro esposto da un’azienda piemontese che cercava un ingegnere.

Interrogazioni parlamentari, intervento del presidente nazionale dell’ordine degli ingegneri, nonché migliaia di commenti sui social network hanno creato un tam tam veramente importante. Il tutto per una NON NOTIZIA.

Scrivo questo post perché comunque questa storia si può tranquillamente utilizzare per introdurre un concetto molto importante anche nel mondo del marketing. Quello del VALORE.

In Italia c’è grande approssimazione nella trattazione del concetto del valore.

Molto spesso si parla di prezzi nel marketing. Di costo dei prodotti o servizi venduti da un’azienda.

Il prezzo viene dopo il concetto di valore.

In una transazione economica la prima cosa che conta è il VALORE PERCEPITO da chi acquista, poi viene il prezzo.

Se chi compra percepirà un valore superiore del prezzo offerto dal venditore, accetterà la transazione. Il tutto per soddisfare un proprio bisogno o desiderio. Questa è la formula.

Quindi ricordiamoci l’importanza fondamentale del concetto di valore in economia.

Non perderti i prossimi articoli, iscriviti al blog!

Ora, torniamo al caso oggetto del post.

C’è stata un’impresa che ha fatto questo annuncio, dicevamo. Offre 600 euro mese più buoni pasto per uno stage. Parliamo di uno stage quindi non di un’assunzione. Anche perché ci sono i contratti nazionali del lavoro, non è che puoi inventarti il livello di remunerazione di una risorsa umana. E l’azienda in questione non mi pare sia l’ultima arrivata. Fattura 50 milioni, ha delle cose da dire al mondo.

Non appena è uscito questo annuncio c’è sta un’onda mediatica di non poco conto. Spesso negativa nei confronti dell’impresa. Pubblicità negativa, insomma. E ricordiamoci che una delle più grandi baggianate è pensare che “l’importante è che se ne parli, bene o male non conta”.

Se una persona degna di senso critico si fosse posta il problema di approfondire un po’ la cosa, prima di farsi un’opinione ed esprime un proprio giudizio, avrebbe inquadrato un po’ meglio la faccenda. Infatti al riguardo è intervenuto uno dei membri del board dell’impresa che ha fornito dei dati. Ha spiegato che il tasso di conversione degli stage in assunzioni con contratto di apprendistato è dell’85%. E il tasso di conversione dei contratti di apprendistato in contratti a tempo indeterminato è superiore al 95%. Ha spiegato in sostanza che stiamo parlando di un percorso abitualmente utilizzato dall’azienda e su cui si basa la relazione con i nuovi collaboratori.

A mio avviso l’azienda ha dato anche troppe informazioni.

La domanda che ci dobbiamo porre, la prima, è la seguente:

Chi ottiene più valore tra l’azienda e lo stagista?

Chi ha da offrire del valore alla controparte?

L’azienda o lo stagista?

Questa settimana iniziano a lavorare nella nostra azienda due nuovi stagisti. Laureati. E con master. Lavoreranno ne L’Ippogrifo® per 6 mesi. Quanto verranno pagati? Gli daremo il vitto e l’alloggio. E la possibilità di imparare. E quest’ultima è la componente della catena del valore per cui abbiamo la fila di persone che desiderano fare questa esperienza. Perché diamo valore. Percepito e reale. Basta chiedere a chi ha fatto gli stage da noi.

Il discorso è questo. Non altro.

Se parliamo di uno stage di 6 mesi, il tema su cui dovremmo dibattere è: chi paga chi? Io imprenditore devo pagare lo stagista o lui deve pagare me per l’esperienza che fa?

Nella nostra agenzia un account executive con 5 anni di esperienza vale molto di più di un neolaureato con 110 e lode alla Bocconi e master MBI. E potrei andare avanti con esempi di questo tipo per ore.

Non voglio parlare male di nessuno. Dei laureati, dei bocconiani, degli stagisti o altro. Voglio concentrarmi sul concetto di valore. Che, lo ripeto, è uno dei concetti chiave nel mondo del marketing. Perché in Italia ci sono ingegneri disoccupati e ingegneri che guadagnano 10.000 euro al mese. Entrambi sono ingegneri. Cosa cambia? Il valore dell’uno e dell’altro.

Desidero essere contattato e fare il check up GRATUITO della mia impresa.

Cosa conta nel mondo del business se parliamo delle persone?

Uno soltanto è il parametro che viene misurato dagli imprenditori.

Il valore che la risorsa umana sarà in grado di offrire all’azienda.

La grandezza dei problemi che sarà in grado di risolvere.

Non altro.

Non maschio o femmina, alto o basso, simpatico o no, grasso o magro, bianco o nero, cristiano o muslim.

Se sono un ingegnere neolaureato e posso fare un’esperienza di 6 mesi a rimborso spese ci vado di corsa. Perché quello che conta è il MIO KNOW HOW. Quello che poi potrò fornire agli altri. Che se è zero mi porta a VALERE ZERO. Non 600 euro / mese. Zero. Che è meno di 600.

L’importante è il mio CV inteso come expertise da offrire. E quindi devo accumulare esperienza. E fare marketing per me stesso. Come per un prodotto e per un’azienda.

  • Quanto vali da consulente?
  • Cosa puoi offrire al mercato?
  • Quanto diverso sei dai tuoi competitor?
  • Cosa puoi offrire che non possono offrire agli altri?
  • Che know how unico e proprietario possiedi?

Queste sono le cose che contano. Il resto sono chiacchiere. E i cari parlamentari che non perdano tempo a disquisire su cose di cui non ha senso parlare.

E poi, perché un ingegnere dovrebbe valere più di un pubblicitario? Sia da stagista che da dipendente?

La remunerazione di un dipendente o di un manager deve dipendere da un solo parametro. Il valore prodotto.

Quindi, concludendo, che si parli di una persona fisica intesa come professionista, di un prodotto o di un’azienda, ricordiamoci che la sua valenza di natura economica dipende dal valore che produce. E il valore che produce è direttamente proporzionale a quanto il mercato sia disposto a pagare per risolvere i propri problemi o desideri. Stop. Fine del post.

600 possono diventare 6.000. Lo zero che cambia dipende dal valore prodotto.

Se parliamo della tua azienda quanto valore produce al mercato?

Quanto riesci a farlo percepire ai tuoi clienti?

Quanto sono disposti a pagare per acquistare i tuoi prodotti o servizi?

Il marketing, tra le altre, ha anche la funzione di presentare al meglio i valori offerti dall’impresa. E farli percepire bene dal mercato.

Se pensi di essere debole in tal senso non aspettare.

Il valore percepito al mercato è uno dei primi fattori che devi avere tra i punti di forza della tua azienda.

Se non sai da dove partire fallo telefonando ORA all’800-123784. Oppure riempiendo il form che trovi QUI.

Fondatore dell’Agenzia, è da ormai vent’anni nel settore del marketing e della comunicazione.
Energia, creatività e leadership. Per Andrea non esiste la parola impossibile e ogni sfida è solo un nuovo traguardo da conseguire.

Non permettere che le tue esperienze (negative) di ieri condizionino il tuo marketing di oggi

Una delle cose che l’imprenditore italiano accetta sempre meno e comunque con grandissimo stress emotivo è una di quelle cose che in realtà sono tipiche e frequentissime per chi fa impresa: l’esperienza negativa.

Solo chi non fa mai nulla non sbaglia mai, diceva qualcuno.

Fare, intraprendere, percorrere nuove strade e nuove esperienze per forza di cose comprende le difficoltà, gli errori e con essi anche i fallimenti.

Quello che ci sentiamo dire molto spesso dagli imprenditori, parlando di marketing, è una frase del tipo: “sono scottato, ho già fatto un’esperienza del genere che mi ha portato risultati negativi e quindi credo poco a ciò che mi stai dicendo“.

L’imprenditore, in sostanza, è bloccato, ha paura, non vuole che si ripeta un’esperienza negativa che ha già provato (anche più volte).

Mettiamoci un attimo nei panni dell’imprenditore. E facendolo io dico: ti capisco. Farei lo stesso. La tua posizione è condivisibile. MA. Ci sono più ma, più riflessioni che possiamo portare come contributo di idee.

RIFLESSIONE NUMERO 1.

IL MARKETING NON È UN OPTIONAL IN UN’IMPRESA.

Fare o non fare marketing non è più un’opinione.

Premettendo che per fare marketing intendiamo innescare un processo volto alla acquisizione e al mantenimento di nuovi clienti, oggi un’impresa che non fa marketing è condannata a morte certa. In tempi rapidi. Quindi non è più questione di opinioni. Fare marketing è un obbligo, un comandamento se l’impresa desidera non solo ritagliarsi uno spazio nel mercato ma continuare un processo di crescita e prosperità.

RIFLESSIONE NUMERO 2.

IL FATTO CHE TU ABBIA FATTO UN’ESPERIENZA NEGATIVA NON SIGNIFICA CHE LA PROSSIMA LO DEBBA ESSERE ALTRETTANTO.

Una o più esperienze negative sono la normalità.

Ricordati inoltre che una peculiarità del marketing sono i test.

Molto spesso sento di parlare di azioni di marketing che non sono altro che piccole campagne riconducibili a dei test. Non sono esperienze significative degne di nota e di tale portata da trarre delle conclusioni sull’esperienza effettuata. I test sono fatti per provare. Per ottenere informazioni. Non necessariamente risultati commerciali significativi.

Spesso l’imprenditore confonde micro campagne o test sperimentali con il marketing tout court

RIFLESSIONE NUMERO 3.

CON CHI E COME HAI FATTO QUEL TIPO DI ESPERIENZA?

Altro grande tema. Con chi e come hai fatto le precedenti esperienze di marketing?

Se hai fatto una fiera e non ha funzionato, significa che non funziona quella fiera? O forse non l’hai preparata come si dovrebbe?

Se hai fatto sei mesi di attività di scouting commerciale all’estero e non hai venduto un chiodo significa che quel sistema non funziona? O forse stiamo cercando di ottenere un certo tipo di risultato in tempi non adeguati?

E inoltre. Da chi ti sei fatto aiutare? Era una struttura adeguata, professionalmente preparata e con un’esperienza sufficiente? Questo lo dico perché un altro grande problema sta nel fatto che oggi nel mercato, tra (pseudo) consulenti e (pseudo) agenzie si trova di tutto, spesso anche con casi di strutture inesistenti oppure di persone che operano da qualche mese in questo settore e si vendono come guru o specialisti.

RIFLESSIONE NUMERO 4.

CHE TI PIACCIA O NO DEVI ANDARE AVANTI. ED IL MARKETING È IMPRESCINDIBILE PER LA TUA ATTIVITÀ.

Non hai scelta.

Vuoi che la tua azienda vada avanti e affronti il futuro con serenità “stando sul pezzo nel mercato”? Se la risposta è sì devi per forza studiare strategie, occuparti di new business, implementare azioni che ti permettano di acquisire nuovi clienti. E quindi fare marketing.

Non perderti i prossimi articoli, iscriviti al blog!

Quindi sappi che se anche ti senti lontano da questo mondo non puoi e non potrai farne a meno.

Tutti gli schemi commerciali che hanno funzionato fino a qualche anno fa oggi sono obsoleti e non producono più risultati.

Devi ribaltare tutto.

Riprogettare la tua strategia commerciale in funzione di nuove basi, nuove fondamenta, date dal marketing.

A chi mi obietta che ha avuto esperienze negative col marketing ribatto citando il caso della mia prima fidanzata. Con lei la storia è finita (quindi è andata male). Cosa sarebbe successo se avessi pensato che tutte le altre storie sarebbero finite allo stesso modo? Mi sarei fermato lì.

Quindi, caro imprenditore, la “pillola” di oggi è:

dai il giusto peso alle esperienze negative del passato con il marketing.

Desidero essere contattato e fare il check up GRATUITO della mia impresa.

Fai un’analisi di cosa non ha funzionato. Fatti aiutare in questa analisi da professionisti di comprovata esperienza. E non dal primo che passa. E ricordati, come dico sempre, che l’esperienza (anche negativa) sta nello stato patrimoniale della tua azienda. Tra gli asset e quindi negli attivi.

Non pensare che un’esperienza andata male sia il motivo giusto per non agire più. Renderesti ancora più grande il danno prodotto da quell’esperienza. E faresti ancora più male alla tua azienda.

Piuttosto approfondisci bene e ancora di più il processo. Affidati a professionisti che abbiano un curriculum importante e non siano dei chiacchieroni improvvisati.

Vedrai che otterrai risultati migliori ed il tuo modo di pensare cambierà.

Perché non c’è modo migliore del risultato ottenuto grazie al marketing per ricredersi su opinioni errate e per cambiare radicalmente prospettiva sul proprio futuro.

Il marketing è uno dei motori più potenti per lo sviluppo di un’impresa.

Non posso pensare ad un’azienda di successo che non sia anche forte nel marketing. Non esiste.

Prova a pensarlo e verificarlo anche tu.

Ti lascio invitandoti a fare questa prova. Cerca i casi di successo del tuo settore.

Chi sono i leader? Chi sono i campioni della categoria?

Individuali. E poi vai ad analizzare il loro marketing.

Vedrai che non trovi casi di successo che non siano caratterizzati da visione e strategia di marketing di grande impatto.

Ci sarà quindi un filo conduttore tra marketing di successo e successo dell’impresa?

 

Lascia da parte le tue credenze.

Lascia da parte le esperienze negative.

Non avere pregiudizi.

 

Scrivi una pagina nuova dell’immenso libro della tua azienda.

E fai del marketing uno dei tuoi più grandi alleati.

Funziona. Credimi.

P.S. Se vuoi fare l’esercizio di analisi e riflessioni insieme a gente che non sono ha un CV, ma ha 20 anni di esperienza operativa sul campo, con una expertise specifica nel B2B sai che hai due possibilità. Numero verde 800-123784, oppure il form che trovi QUI.

Fondatore dell’Agenzia, è da ormai vent’anni nel settore del marketing e della comunicazione.
Energia, creatività e leadership. Per Andrea non esiste la parola impossibile e ogni sfida è solo un nuovo traguardo da conseguire.

Nel marketing la tua opinione non conta

Una delle situazioni in cui mi trovo più frequentemente coinvolto è quella per la quale i clienti, parlando di marketing, entrano a gamba tesa in un discorso con frasi del tipo: “questa campagna per me non può funzionare” oppure “ho già avuto un’esperienza negativa e quindi quella leva di marketing per me non va bene”.

Quello che ti voglio dire subito con grande forza è questo:

nel marketing la tua opinione non conta.

Cosa ti voglio dire con ciò. Ciò che tu puoi aver fatto direttamente nel marketing conta 100 se parliamo della tua esperienza personale ma conta zero se parliamo di trarre delle conclusioni finali su quel tipo di leva, di strategia, di attività di marketing.

Ricordati che non fai statistica e la tua persona o la tua azienda sono semplicemente una goccia nell’oceano.

Prima di dire, ad esempio, che Facebook non funziona per la tua azienda, devi avere un panel di test e di campagne smisuratamente più ampio di quello che può essere quello che è derivato dai tuoi “tentativi”  precedenti.

La frase giusta da dire è la seguente:

ho fatto questo tipo di esperienza di marketing è nel mio caso non ha funzionato”.

Quindi puoi parlare dei risultati di una campagna o dei risultati della tua attività di marketing ma ti devi limitare, nell’analisi che andrai a fare, alla valutazione di quei soli risultati e non potrai permetterti quindi di trarre conclusioni sulla leva di marketing in generale.

Il fatto che quella leva non abbia funzionato per te un anno fa non significa che la stessa leva non possa rappresentare per te un driver che potrebbe funzionare oggi al punto tale che possa diventare strategico domani per la tua impresa.

Un altro aspetto che ci tengo ad evidenziare è il seguente: molto spesso l’imprenditore fa riferimento a campagne e ad attività di marketing realizzate senza un minimo di criteriosenza una vera strategia e spesso con poca professionalità nella realizzazione delle stesse (quanti sono i casi di campagne di Google AdWords o di Facebook Ads autogestite dallo “smanettone” di turno dentro all’azienda?).

Ti faccio un esempio. La scorsa settimana mi sono trovato a chiacchierare piacevolmente con un imprenditore che si occupa di mobili. La classica azienda italiana, seconda generazione al comando, opportunità su carta di conquistare il mondo ma estrema difficoltà oggi ad affrontare il suo percorso quotidiano. Si stava parlando, durante il meeting, di attività di sviluppo commerciale all’estero e di strategie per l’internazionalizzazione. L’imprenditore in questione mi ha spiegato le attività che negli anni ha fatto e parlando dei risultati conseguiti ha fatto emergere da subito la sua insoddisfazione perché aveva raccolto praticamente nulla dagli sforzi effettuati.

Andando ad analizzare un po’ più profondamente la strategia e le attività adottate, è emerso chiaramente e immediatamente che c’erano parecchi errori nell’esecuzione di una strategia anche potenzialmente idonea al raggiungimento degli obiettivi di sviluppo commerciale.

Nel caso di specie erano state attivate delle campagne in alcuni paesi europei ma dal punto di vista della pressione e della frequenza (due variabili estremamente importanti all’interno di una strategia per l’export) erano stati commessi degli errori abbastanza grossolani.

Da qui la risposta che ho personalmente dato alla mancanza dei risultati attesi.

L’imprenditore in questione, sulla base di quella cattiva esperienza, riteneva e ritiene tuttora che alcune leve di marketing non siano idonee per il suo business. Ciò non è vero.

E questo è stato spiegato in maniera estremamente chiara all’imprenditore da parte mia.

“Guarda, caro amico mio, che il problema non è la leva di marketing che hai utilizzato ma il problema sta nel come hai utilizzato quella leva”.

Inoltre, senza dover essere degli ingegneri nucleari, è facilmente capibile il fatto che una struttura come la nostra, che implementa campagne di quel tipo con una numerosità estremamente più ampia rispetto a quella dell’imprenditore in questione, ha una visione, un panel, un numero di test infinitamente superiore a quello dell’impresa in cui mi trovavo. Si chiama esperienza. E vale molto più di qualsiasi idea che una persona possa avere in testa.

Un altro aspetto estremamente importante che tengo ad evidenziarti e che va a rafforzare la tesi del fatto che la tua opinione conta veramente poco nella tua stessa azienda per quanto riguarda il marketing, e il fatto che l’imprenditore quasi sempre è innamorato della sua azienda, delle sue idee e dei percorsi che sta facendo.

Questo implica, di conseguenza, il fatto che quasi sempre non riesce ad essere obiettivo e lucido nelle analisi dei fatti e dei risultati che sta ottenendo (questo vale sia in un senso che nell’altro). Ci capita molto spesso, analizzando le idee di business che clienti ci sottopongono, di trovare moltissimi punti di debolezza nei business model esposti dall’imprenditore.

La prima cosa che facciamo in questi casi è proprio quella di chiedere all’imprenditore di analizzare il progetto in maniera asettica e possibilmente cercando di svincolarsi da qualsiasi tipo di emozione.

Non perderti i prossimi articoli, iscriviti al blog!

È un esercizio alle volte che può sembrare difficile ma in realtà è estremamente utile per il bene dell’azienda.

Quando facciamo questo tipo di attività e di brainstorming emerge chiaramente, allo stesso imprenditore, il fatto che alcune sue convinzioni potrebbero essere errate o potrebbero portare l’azienda a fare percorsi più difficili di quelli che dovrebbe affrontare.

Ecco perché è estremamente importante, quando fai delle analisi di marketing e delle valutazioni sugli aspetti inerenti alla visione della tua azienda, cercare di allontanarti il più possibile da ragionamenti personali, dalle tue convinzioni e dalle tue credenze.

Ricordati che il marketing fonda buona parte dei suoi punti di forza su numeri e su informazioni che possono essere lette in maniera asettica, quantitativa, priva di opinioni personali.

I numeri, spesso, contano molto più delle opinioni.

Se anche tu quindi sei un imprenditore che tende ad accentrare ragionamenti e valutazioni, cerca di fare lo sforzo di condividere i tuoi ragionamenti, opinioni, credenze, con dei professionisti che possono aiutarti a completare la tua visione. Non per nulla ho citato i termini aiutare e completare. Intendo quindi, dal mio punto di vista, che la situazione ideale e quella per la quale l’imprenditore si avvale del suo staff e dei consulenti giusti per completare in maniera esaustiva la sua opinione e per analizzare meglio la base di informazioni, sfruttando prospettive e background diversi.

Desidero essere contattato e fare il check up GRATUITO della mia impresa.

Poi alla fine, come è giusto che sia, dovrà decidere lui.

Come spesso abbiamo detto riteniamo che un’azienda sia fatta da generali e da soldati.

L’imprenditore è il generale, il comandante e come tale deve assumersi le sue responsabilità e prendere le decisioni più strategiche per l’azienda che guida. Ma deve farlo avendo completato al meglio qualsiasi analisi e due diligence affinché possa avere un quadro chiaro e corretto della situazione in cui si trova.

Ricordati quindi che nel marketing la tua opinione non conta.

Oppure conta moltissimo purché derivi da analisi e ragionamenti effettuati nel modo in cui ti ho spiegato.

Devi fare delle valutazioni strategiche sul business model della tua impresa?

Vuoi avere una valutazione esogena, staccata, priva di emozioni, relativamente i risultati ed il percorso che sta facendo la tua impresa?

Vuoi avere una struttura che non sa che cosa significhi il termine “Yes Man” e dice ciò che pensa solo ed esclusivamente in base alla propria esperienza?

L’Ippogrifo® è il partner giusto per te.

Chiamaci al numero 800 12 37 84 oppure riempi il form che trovi qui.

La tua opinione, assieme alla nostra, varrà qualcosa di più.

Fondatore dell’Agenzia, è da ormai vent’anni nel settore del marketing e della comunicazione.
Energia, creatività e leadership. Per Andrea non esiste la parola impossibile e ogni sfida è solo un nuovo traguardo da conseguire.

Ho fatto una campagna su Facebook. Budget? 3 Euro (totali). Storia Vera

 

Prendo spunto da un meeting fatto ieri con un nostro cliente.

Premessa. I clienti sono sacri. Pagano lo stipendio a me e al resto del team dell’agenzia.

E, come ha detto il buon Sam Walton, sono loro il capo supremo visto che hanno il potere di licenziare tutti noi, fornitori, semplicemente non dandoci più fiducia e spendendo i soldi da un’altra parte.

Quindi lungi da me parlare male di Te, caro Antonio, che certamente leggerai questo post e che per me rappresenti un esempio grandissimo di imprenditore che si è preso sulle sue spalle un’azienda in cui facevi il dipendente e nella quale hai deciso di investire il tuo danaro, rischiando in prima persona e dimostrando di credere, più del suo fondatore, ad un rilancio.

Chapeau! Saremo con voi in una grande battaglia che… certamente vinceremo!

Tornando al meeting, ad un certo momento si stava facendo, con Antonio ed i suoi, un po’ il punto della situazione del progetto di sviluppo commerciale estero che stiamo svolgendo ed il discorso si è portato sulle opportunità offerte dai social network.

Antonio prende palla e ci racconta che ha attivato una campagna su Facebook.

Sulla base di alcuni consigli ricevuti e della sua predisposizione al marketing, ha deciso di attivare una campagna sul social di riferimento. L’obiettivo era quello di fare un test.

Poiché Antonio ha fatto un riferimento alla mancanza di risultati gli ho chiesto quanto budget avesse investito.

“3 euro”, è stata la sua risposta.

Io: ogni quanti minuti?

“No, no, 3 euro in tutto”.

“Scusa Antonio. Se hai anche una Ferrari ma ci metti 3 euro di benzina che test puoi fare? Il giro del capannone. Certo, la metti in moto, vedi la strumentazione che gira. Ma non puoi fare altro”. Questa è stata la mia risposta.

Perché ti racconto la storia di Antonio?

Per trasmetterti un concetto forte e chiaro.

Che sia chiami Facebook o Google o che si pari di altre azioni di marketing,

i budget che servono per promuovere e fare il marketing di un’ impresa non sono pochi euro.

E se parliamo di implementare processi, cambiare pagina in modo radicale al percorso commerciale di un’azienda (che magari arriva da una situazione di difficoltà) e rendere sistemica una nuova modalità operativa, non solo ci vogliono investimenti idonei, ma devi aggiungere nelle tue considerazioni anche la variabile tempo. Tanto tempo. Dai 3 ai 5 anni.

Chi ti dice cose diverse semplicemente usa una leva molto semplice quanto forte per ottenere la tua fiducia (e relativo incarico professionale). Punta sul tuo desiderio. Di arrivare dove oggi non sei. Nel minor tempo possibile. Usa la leva del bisogno e del desiderio. Potentissima. Quanto eticamente da biasimare se prendi per il culo il cliente promettendo cose che non puoi mantenere.

Ho già più volte parlato del marketing low cost.

Oggi si sente parlare molto, troppo, di questa opzione.

E si rischia di far passare al mercato un messaggio sbagliato. Ovvero che è possibile fare marketing con due soldi.

Il marketing con due soldi non si fa.

Ti faccio alcuni esempi, affinché tutto sia più chiaro.

Per promuovere il nostro blog, spendiamo dai 2 ai 5 euro per ottenere un nuovo iscritto, usando Facebook. “Media del pollo”, 3,5 euro (a seconda delle campagne). Per avere un minimo di ritorni ci vuole un’adeguata massa critica di follower. Devi raggiungere la quota di almeno 10.000 iscritti. Quanti soldi ci servono? 35.000 euro. In quanto tempo vuoi raggiungere questo risultato? Sei mesi? Allora ci servono 6K / mese. 200 euro al giorno.

In Google AdWords da secoli implementiamo campagne per la lead generation.

1 lead ci costa dai 10 ai 70 euro (dipende dalle campagne). “Media del pollo” 40 euro. Se ci servono 1.000 lead all’anno per ottenere gli obiettivi di sviluppo che ci siamo prefissi. Dovremo investire allora 40.000 euro.

E così via.

Non perderti i prossimi articoli, iscriviti al blog!

Il discorso non cambia, anche se parliamo del tuo business.

C’è una regola che devi considerare sempre e che prescinde dal settore di cui parliamo:

con due soldi (e poco tempo), nel marketing, non si va da nessuna parte.

Sempre ad Antonio, durante il nostro meeting, ho citato un altro esempio / case study.

Poche settimane fa ci ha contattato una grossa azienda bulgara.

Producono biciclette. E desiderano “aprire” il mercato italiano.

Abbiamo iniziato a preparare un primo percorso di progetto partendo dall’analisi delle potenzialità digital dello stesso. Ed abbiamo preparato un primo elaborato con l’aiuto di Google Italia, di cui siamo partner. Sai qual è stato il budget proposto da Google per fare lo start up del progetto? Parliamo dei primi sei mesi.

300.000. Euro. Non LEV (moneta bulgara)!

Trai le tue conclusioni.

Desidero essere contattato e fare il check up GRATUITO della mia impresa.

Quindi, caro amico mio, con questo post ho un obiettivo.

Sensibilizzarti al fatto che nel marketing c’è grandissima democrazia, se parliamo di spending.

Nel senso che tutti ce la giochiamo su come investire al meglio le nostre risorse e come moltiplicare i danari (ed è lì che si possono certamente implementare buoni o cattivi progetti, soluzioni più o meno intelligenti) ma una condizione è uguale per tutti: gli investimenti. Ed il tempo.

Sono due ingredienti che ci devono essere non a sufficienza. Ma in abbondanza.

Altrimenti non possiamo porci obiettivi ambiziosi.

Parleremmo di curare l’ammalato con l’aspirina. O di fare tre mesi di dieta all’obeso, che perderà certamente qualche kilo ma che poi recupererà il peso inziale perché non gli siamo ancora entrati nel cervello e non siamo riusciti a completare un percorso, che in quel caso sarebbe l’implementazione di un SISTEMA, un nuovo regime alimentare (vedi, sempre di sistema si parla).

Spero di essere stato chiaro.

Se ambisci a cambiare la tua azienda, se desideri implementare un PROCESSO AZIONE / REAZIONE che sia protagonista del cambio di passo e della crescita commerciale ed economica della tua impresa, entra nell’ordine di idee che devi avere un budget idoneo e un tempo adeguato.

Pochi quattrini sono pochi quattrini buttati, tempo perso, obiettivi mancati.

Tempo e investimenti.

Tempo e investimenti.

Tempo e investimenti.

I risultati arrivano. Sono una conseguenza.

P.S.

Hai più di 3  euro da investire e vuoi fare sviluppo in Italia o all’estero?

Partiamo da un’analisi iniziale della tua impresa che ti costa meno di 3  euro. Si chiama CHECK UP e te lo forniamo GRATUITAMENTE.

Chiama l’800-123784, oppure scrivici nel form che trovi QUI.

P.P.S. Che sia chiaro, Antonio sta investendo molto più di 3 euro. Quello era solo un test.

 

Fondatore dell’Agenzia, è da ormai vent’anni nel settore del marketing e della comunicazione.
Energia, creatività e leadership. Per Andrea non esiste la parola impossibile e ogni sfida è solo un nuovo traguardo da conseguire.

Pin It on Pinterest

Vuoi ricevere informazioni GRATUITE su marketing e vendite B2B?

Inserisci i tuoi dati solo se vuoi migliorare i tuoi risultati attuali di vendita.