Ti presento Kriton, l’albanese che fa le scarpe agli italiani

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La scorsa settimana ho fatto un viaggio di lavoro in Albania. Sono stati due giorni intensi, nei quali ho fatto molte visite ad imprese tra Tirana e Berat.

Proprio a Berat ho incontrato Kriton, un imprenditore che possiede un calzaturificio e lavora molto bene. Serve alcuni famosi brand italiani e stranieri e ha creato anche una sua linea di prodotti che commercializza in parecchi paesi europei. Abbiamo fatto un meeting di 45 minuti nei quali il telefono gli è squillato cinque o sei volte. L’ho visto decisamente impegnato e coinvolto in molti progetti.

Kriton può contare su un esercito di 500 soldati. 500. Sai quanti calzaturifici ci sono in Italia con 500 dipendenti? Cinque. Molti dei quali sono brand ormai total look (Es. Tod’s, Ferragamo, Geox) che comunque producono quasi tutto fuori dall’Italia.

Un dipendente albanese costa all’azienda 500 euro al mese.  Per dodici mensilità.

Un dipendente albanese ha 15 giorni di ferie. 15 all’anno!

Kriton per le sue collezioni si avvale di due designer. Italiani. Marchigiani per la precisione. Che paga profumatamente. Kriton ha creato un marchio che chiama Cristina Firenze (puzza di italian sounding…?). Le scarpe di Kriton sono buone, hanno lavorazioni accurate e non hanno nulla che manchi per avere successo nel mercato. (O meglio, manca la cosa più importante, il brand, ma è quello su cui sta lavorando e che comunque caratterizza il 95% dei suoi “colleghi” italiani…).

È chiaro che il DNA è quello del terzista, attività che ha fatto per molti anni e caratterizza ancora il 50% della sua produzione, ma c’è una visione, un progetto che Kriton sta portando avanti con idee chiare e rigore.

Kriton sta facendo le scarpe a molti italiani.

In entrambi i sensi. Perché non solo le produce per i clienti italiani ma le sta facendo a molti calzaturifici italiani anche nell’altro senso. Ovvero sta asfaltando una marea di nostri terzisiti, che non hanno più la capacità di competere contro questo tipo di realtà. Per ogni operaio italiano che lavora su una scarpa Kriton ne ha a disposizione quattro. Che, te lo assicuro, non sono quattro volte più scarsi dei nostri.

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E qui arriviamo al senso del post.

Che deve fare un italiano per difendere la sua azienda?

Lo vediamo con calma ora.

Io ho una mia ricetta particolare, che ti esprimerò come sempre a modo mio. Estremamente diretto.

La prima cosa che deve fare l’italiano è darsi una svegliata.

E non pensare più che poiché è italiano ha di default un vantaggio competitivo. Perchè non è più così oppure è una leva che potremo usare ancora per poco tempo. Non certamente tra vent’anni. E penso neanche dieci.

La seconda cosa che deve fare l’italiano è prendere consapevolezza del fatto che il mondo è cambiato. E che nulla di quello che ha funzionato dieci anni fa funziona oggi. La concorrenza non è più dietro l’angolo, non è più visibile come una volta, ma arriva da 1.000 km o dall’altra parte del mondo a competere con te, contro di te.

L’italiano deve capire quali sono le leve su cui deve puntare di più per vincere la partita nel mondo. Nel caso del calzaturificio (ma vale per moltissimi altri tipi di business) sono due:

  • Design
  • Marketing

Un calzaturificio italiano (ma questa considerazione vale per moltissime attività produttive del belpaese) deve essere sempre un passo avanti al resto del mondo per la concezione del prodotto (concept), per la sua ideazione. Faccio riferimento in primis a tutte le azioni di progettazione e di studio delle opportunità in termini di innovazione nell’uso dei materiali e alle scelte creative e di design appunto. La produzione, che ci piaccia o no, può rimanere in Italia solo per le lavorazioni premium, a più alto valore aggiunto. Altrimenti la partita è persa. Senza discussione alcuna. Una produzione nazionale “mediocre” viene asfaltata da quella di Kriton. Che nel low cost e nel medio di gamma (e anche medio alto, ti assicuro) non ha concorrenti. E ricordiamoci che Kriton sta salendo, man mano che passa il tempo,  anche nell’alto di gamma.

È corretto considerare che, per portare un po’ di acqua al nostro mulino, il terzista straniero (ma non mi sto riferendo certamente a quello tedesco o francese) ha il DNA del follower e non del leader. Con tutto il rispetto per Kriton, che è molto più avanti di tanti suoi connazionali, le aziende albanesi, come quelle rumene, turche o cinesi, hanno deciso di posizionarsi come i produttori del mondo e sono quindi nella maggioranza dei casi abituati non alla creazione ma alla realizzazione.

Ma stanno avanzando. Stanno progredendo. A differenza nostra dove se parliamo di marketing siamo ancora all’età della pietra.

Il calzaturificio italiano dovrebbe essere concentrato nella creazione di un brand.

E impegnarsi ogni anno nella progettazione e ideazione di una o più collezioni dove traspiri il design ed il gusto italiani. Che sono unici al mondo. E poi dovrebbe essere focalizzato nell’utilizzo del marketing come leva strategica.  Non può permettersi più di dipendere dai progetti e dalle idee degli altri. Non può più fare il terzista. Perché Kriton gli fa le scarpe. È sul pezzo. E non mollerà la presa. Anche perchè ha fame. Ha voglia di emergere. Guarda da anni gli italiani con invidia. Ma oggi con la consapevolezza che può essere attore molto più protagonista di qualche anno fa.

Il discorso fatto per il settore delle calzature può essere considerato per moltissime (quasi tutte direi) produzioni.

Mobili, abbigliamento, accessori, articoli tecnici, meccanica. Tutto ciò che ha basso valore aggiunto non viene più prodotto in Italia.

L’Italia deve puntare al design e all’uso sistemico e avanzato del marketing come driver e leve strategiche per tutti i settori di business ove ciò sia possibile. E abbandonare il prima possibile tutto ciò dove non ci sia un premium price e produzioni ad alto valore aggiunto percepito dal cliente.

Desidero essere contattato e fare il check up GRATUITO della mia impresa.

Se l’imprenditore italiano non capisce ciò, verrà superato dai tanti Kriton che ci sono nel mondo. Che dobbiamo stimare e rispettare ma rispedire a casa per le potenzialità reali che abbiamo e che dobbiamo letteralmente far esplodere.

Fra pochi giorni c’è il salone del mobile.

Ti servono spunti creativi?

Ti serve energia o convinzione delle potenzialità che abbiamo e che contraddistinguono noi italiani?

Allora vai a Milano e conta i tanti cinesini che troverai. Tutti armati di macchine fotografiche e di spy cam. Vengono per COPIARE. Quello è il loro DNA. Ma non cavalchiamo troppo quest’onda. Stanno diventando sempre più bravi. Spesso hanno capacità economiche molto superiori alle nostre. E prendono i nostri talenti. Acquistano le nostre professionalità. Prendono i nostri designer. E copiano le nostre creazioni. Ma sono e resteranno del follower.

Pensa da leader.

Studia da leader.

Crea da leader.

Qualunque business tu faccia ricordati la forza e la potenza del design italiano e del marketing.

Picchia duro.

E pensa alla battaglia che devi fare contro Kriton.

Perché di battaglia si tratta.

In bocca al lupo.

P.S. Se ti serve il marketing sai cosa fare.

Basta una call. Un solo numero: 800-123784.

Se preferisci scrivere riempi il form che trovi QUI.

P.S. Per dovere di informazione quello nella foto non è Kriton ma Genci, che ringrazio pubblicamente per avermi accompagnato in una due giorni ad alto potenziale di business!

P.P.S. Guarda la fabbrica di Kriton. Fantastico case study. Da una parte ci sono le rovine di un vecchia fabbrica tessile albanese che sotto il comunismo contava più di 5.000 operai. Dall’altra la parte della stessa in cui Kriton ed i suoi 500 soldati lavorano ogni giorno per… farci le scarpe. Noti qualche differenza?

Fondatore dell’Agenzia, è da ormai vent’anni nel settore del marketing e della comunicazione.
Energia, creatività e leadership. Per Andrea non esiste la parola impossibile e ogni sfida è solo un nuovo traguardo da conseguire.

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